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Gli elefanti

5 Giugno 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto

 

 

 

 

 

Siamo arrivati in India al seguito di mio padre che è una specie di ambasciatore inviato da sua maestà la Regina. Io e mio fratello non siamo contenti di questo trasferimento, abbiamo dovuto lasciare la nostra scuola privilegiata a Londra, tutti gli amici e, devo ammetterlo, una vita abbastanza agiata. Mio padre, con il tipo di incarico che ha, purtroppo, deve sottostare alle esigenze del suo ruolo. Già il viaggio è stato un inferno, arrivare dall’altra parte del mondo con auto, treni, cavalli ci ha tenuti impegnati per giorni e, ora che siamo arrivati finalmente, un sospiro di sollievo. Siamo di cattivo umore. Abbiamo trovato un clima decisamente non gradevole. Un'aria calda e umida che fa appiccicare i vestiti addosso e una puzza orrenda, nelle mia breve vita non ho mai sentito degli odori così sgradevoli. Non so nemmeno identificarli, un insieme di fetori uno peggiore dell’altro, dal letame di animali, a incensi nauseabondi e spezie di ogni tipo.

Io ho quindici anni e mio fratello dieci. Lui, come il solito, prende tutto come una specie di gioco. Non fa caso a queste cose, anche se stanco del viaggio e accaldato, senza problemi si è spogliato e gira per casa in mutande.  Io, ovvio,  non posso. Devo conservare un minimo di dignità e vado vestita come si conviene a una signorina della mia età e del mio rango. Ho notato, fra l’altro, che abbiamo molti servitori in casa e non mi piace farmi vedere in abbigliamento inadeguato, ne va del  mio prestigio di padrona. Ho conosciuto una ragazza, la figlia di un componente delle autorità locali che è venuto a porgere i suoi omaggi a mio padre. Abbiamo fatto amicizia e lei mi ha avvisato che fra non molto il clima cambierà, è in arrivo la stagione dei monsoni e quelli sono sempre un rischio. Portano cattivo tempo, vento forte e alluvioni, specie nella parte meridionale  del paese. Noi ci troviamo a Kochi  e, ora che ho avuto modo di visitarne una parte, devo dire che non è poi così malvagia. Una città che presenta elementi di cultura non indifferenti. C’è sempre quella puzza  per le strade, è un fattore contingente che non credo si possa eliminare. Come in ogni grande città, anche qui il divario fra le classi sociali è notevole anzi, direi che qui la povertà è tangibile e reale, la s’incontra a ogni angolo di strada. Noi siamo stranieri e facciamo parte di quella élite che ha conquistato il paese e cerca di controllarne le risorse sia umane sia economiche. Molti sono gli occhi che ci scrutano con una punta di astio.

Capitò all’improvviso: una mattina io e la mia amica stavamo andando in giro a visitare i monumenti, quando ecco una raffica di vento terribile. Laura, la mia amica, cosciente che stava per succedere qualcosa di pericoloso, mi afferrò per la mano trascinandomi di forza verso la strada di casa. Fu una fortuna quel suo gesto deciso, io avrei continuato a camminare senza preoccuparmi, ma lei sapeva cosa sarebbe successo. Non facemmo in tempo a entrare in casa che dal di fuori si sentì un rumore infernale. La furia del vento che soffiava impetuoso e un rumore sordo e cupo di acqua che sembrava il tuono di una valanga. Il mio sguardo era terreo, non sapevo cosa stesse succedendo, ma la mia amica per fortuna era vicino a me, mi strinse la mano sorridendo e rassicurandomi. In seguito mi disse che era la piena del fiume che, avendo accumulato troppa acqua a monte, adesso si scaricava a valle. Sentimmo la furia dell’acqua passare sotto le nostre finestre con un rumore assordante. Anche le pareti di casa, che in parte erano in legno, vibrarono al passaggio delle acque, poi come d’incanto tutto tacque. Ci fu uno spazio di tempo dove si sentiva solo un leggero fruscio di acqua, quello consueto di sempre. Il fiume passava proprio poco distante dalle nostre finestre. Sembrava che tutto stesse tornando alla normalità quando ancora una volta ci furono dei rumori strani.      

Non pioveva, cosa poteva provocare quello sciabordio d’acqua? Cos’era quel rumore? Laura mi fece affacciare alla finestra e, con mio sommo stupore, vidi  uno spettacolo indescrivibile. Un numero imprecisato di elefanti, come in una processione, stava percorrendo lentamente il fiume che, dopo la piena, era tornato a essere poco più di un ruscello. Che spettacolo! Sapevo della presenza degli elefanti in India e che vengono rispettati quasi come sacri. Immaginare l’India senza elefanti è come dire Londra senza il Big Ben. La  mandria di grossi elefanti silenziosi marciava  nell’acqua verso sud. Dopo il complesso abitativo in cui eravamo noi, c’era la foresta dove sarebbero usciti dall’acqua. Dopo la lunga stagione arsa finalmente potevano dissetarsi, lavarsi e anche giocare con l’acqua. Beati loro, a me toccava solo guardare da lontano, avrei preferito scendere anche io e sguazzare insieme, ma in quelle acque limacciose non era proprio il caso.

 

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