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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

L'abbazia

7 Maggio 2018 , Scritto da Lorenzo Barbieri Con tag #lorenzo barbieri, #racconto

 

 

 

 

La potente vettura sfrecciava, rombando, attraverso la campagna assolata. Una zona pianeggiante interamente coltivata a girasoli, ma gli occupanti della macchina non davano importanza al panorama. Lui al volante era occupato alla guida e, alla velocità con cui procedeva, non poteva distrarsi, lei invece se ne stava distesa sdraiata al suo fianco. I due erano in viaggio di nozze e, anche se stanca, Simona era felice vicino al suo sposo. Federico si voltò a guardarla, mentre affrontava una curva, i loro sguardi s’incontrarono, si sorrisero; la luna di miele continuava.

 

"Ho sete"

"E allora?"

"Come, allora, ho sete e fa un caldo tremendo, non possiamo fermarci da qualche parte?"

"Hai visto nello zaino? Ci dovrebbe essere un thermos."

"Ho visto ed è vuoto, che faccio?"

"Come fai? Aspetti, come faccio io, siamo in aperta campagna, nessun posto dove fermarci."

"Non sai cosa pagherei per una sorgente, un fiume, un lago, qualsiasi cosa purché sia liquida."

"A proposito di liquidi, Fedino, oltre a bere dovrei anche…"

"Cosa? Non capisco."

"Insomma mi scappa, è da stamani che non ci vado, dobbiamo fermarci per forza."

"Possiamo fermarci anche subito, le piante sono alte per nasconderti e poi non passa nessuno."

"No, non sono proprio capace così all’aperto, resisterò ancora un po’, però alla prima fattoria ci fermiamo, chiederemo da bere e anche il favore di usare il bagno."

"Stavo pensando a noi due. Tu sei felice?"

"Certo amore, molto felice ma stanco, è da stamattina che guido."

"E io? Ho fame, ho sete, mi scappa e sono distrutta, ma sono felice lo stesso."

 

Simona aveva preso la cartina e stava guardando se ci fosse qualcosa nelle vicinanze da poter sfruttare per le loro esigenze.

 

"Senti, ho visto che fra non molto c’è una deviazione sulla sinistra, c'è un’abbazia, possiamo chiedere asilo, so che i monaci accolgono volentieri i forestieri."

"Ti prego, i preti no, non li sopporto, magari qualche chilometro in più e troveremo un autogrill, meglio direi!"

"Non credo di poter resistere così a lungo, i monaci sono vicini, manca poco e poi non sono preti, non fanno politica come gli altri, dai, siamo arrivati ecco la deviazione."

 

Il cartello era davanti a loro e Federico dovette rallentare per riuscire a fare la stretta curva. 

Dopo un tornante, la strada saliva tortuosa circondata da un fitta vegetazione che nascondeva la visuale. Dopo una serie infinita di curve, finalmente apparve la sagoma maestosa del convento.

L’eco dei colpi sul batacchio risuonò cupo nel silenzio irreale che circondava la costruzione. Lo spioncino si aprì e una voce sottile chiese: "Pace e bene fratelli, cosa vi spinge alla nostra dimora?"

"Buongiorno," rispose Simona "abbiamo visto l’indicazione sulla via maestra e abbiamo pensato che valeva la pena salire quassù, è davvero un posto incantevole, volevamo passeggiare e visitare anche il vostro convento, ma come sempre accade la vita ha le sue necessità, è colpa mia, ho dei bisogni fisiologici che non posso più rimandare."

"Oh! Capisco," fece la voce dietro lo spioncino "noi non potremmo accogliere donne all’interno, ma credo che nel vostro caso faremo uno strappo alla regola, vedo che entrambi avete bisogno di aiuto, adesso vi apro."

La voce, aperto il portone, risultò appartenere ad un frate grassottello con i capelli bianchi, che li accolse e li condusse verso delle celle destinate ai pellegrini, l’unica raccomandazione fu di non parlare, vigeva la regola del silenzio.

La piccola stanza che li accolse era spoglia, ma aveva tutto il necessario per poter assolvere ai loro bisogni. Poco dopo il frate che li aveva accolti bussò alla porta, per condurli dal padre superiore. Lo trovarono dietro una scrivania. Il suo aspetto colpì i due sposini: sulla cinquantina, il viso pieno di verruche e cicatrici, le mani pelose e forti, si alzò dalla sedia per ricevere i due ragazzi, accennò un sorriso che non fece altro che peggiorare il suo aspetto sinistro.

 

"Benvenuti fratelli, ringrazio il cielo che mi permette di fare una buona azione, siamo lieti di poter alleviare le vostre pene, ho già dato ordini per il pranzo, una coppia di freschi sposi non ci era mai capitata, segno del cielo."

"Veramente non direi, padre," intervenne Federico "si tratta solo di una semplice necessità fisica, la vostra abbazia era l’unica soluzione possibile, in questa zona deserta."

"Capisco, ma, nonostante la sua evidente incredulità, non succede nulla che Lui non veda. Ora, se permettete, vi accompagnerò al refettorio per il pranzo, poi potete ritirarvi nella vostra cameretta per un meritato riposo."

 

Il pasto fu consumato in un silenzio irreale. Si udiva solo il tintinnio delle posate nei piatti. Subito dopo furono accompagnati nel chiostro per riposare al fresco degli alberi. Al tramonto i frati cominciarono a ritirarsi e anche i due sposi furono costretti a tornare nella cella. Erano stanchi anche loro e non tardarono a addormentarsi. La notte era tranquilla e silenziosa. Simona ebbe un guizzo nel sonno e si ritrovò sveglia seduta nel letto, Federico dormiva, lei invece sentiva addosso una strana sensazione di disagio, perché si era svegliata? Si accorse di avere freddo, l’aria nella cella era molto fresca, decise di prendere un golf, ma, mentre apriva la valigia, udì degli strani rumori. A quell’ora della notte era più che strano sentire un rumore del genere, leggero, ovattato, uno strano fruscio. Stava per svegliare il marito, ma ci ripensò, non voleva passare per una donnicciola timorosa, forse era solo frutto della sua fantasia. Si avvicinò alla porta, ma non sentì nulla, stava per tornare indietro, quando sentì  di nuovo quel fruscio. Spense la luce e socchiuse appena la porta, tutto era buio, ma in fondo al corridoio vide arrivare un fascio di luci che si muoveva in modo quasi sincrono, venivano verso di lei. Impaurita chiuse il più possibile la porta e lei li vide sfilare uno dietro l’altro ognuno munito di una torcia. Decisa a saperne di più, nonostante la paura, prese un saio trovato nel cassettone e, dopo averlo indossato, si mise a seguirli. Arrivò al refettorio e lo trovò pieno di uomini, alcuni con il saio, altri in borghese. Erano tutti in piedi davanti al tavolo dove avevano mangiato e, da alcuni contenitori posti al centro, prelevavano della polvere bianca per confezionare piccole bustine, grandi come quelle di zucchero. Simona afferrò al volo la situazione e per poco non si tradì con un grido soffocato. Capì che, in quella situazione, la sua vita valeva ben poco se la trovavano a spiarli. Tornò sui suoi passi, con il cuore che batteva all’impazzata. Scosse il marito e, una volta svegliato, gli raccontò cosa aveva visto.

 

"Dobbiamo andar via subito, se si accorgono, ci uccidono e, in questo posto deserto, non ci troveranno mai."

"Calmati, adesso, sai che non è possibile, siamo chiusi dentro, come possiamo fare, dobbiamo comportarci con naturalezza, domani mattina ce ne andiamo e al diavolo i loro traffici."

 

L’alba li colse già pronti e vestiti, con i nervi tesi e, quando il frate venne a chiamarli, sobbalzarono. Il priore li attendeva in giardino.

 

"Buongiorno, cari figlioli, spero che abbiate riposato bene, vi vedo già pronti a partire, non volete fare nemmeno colazione? Qualcosa vi turba,  forse non siete stati accolti bene? Ditemi cosa posso fare per voi."

"Non si preoccupi, padre, è stato tutto al di sopra delle nostre aspettative, ma  deve capire, siamo in viaggio di nozze e vorremmo raggiungere la nostra meta il più presto possibile. Non ci resta che ringraziarvi."

"Non dovete farlo fratelli, è nostro dovere aiutare chi ha bisogno, sono io che ringrazio voi e per farlo vi dono questa scatola, contiene un campionario delle nostre specialità di erbe medicinali, forse non ne avrete bisogno, ma così vi ricorderete di noi. Andate in pace e buon viaggio, il Signore vi protegga."

 

I due si guardarono e Federico capì che la moglie era dubbiosa, ancora non si fidava dei frati nonostante la gentilezza che il priore stava dimostrando. Non potevano fare altro che accettare il regalo e mettersi in macchina. Appena partiti, Simona sfogò tutto la sua frustrazione.

 

"Maledetti ipocriti e delinquenti, seee...  erba medica dice lui, te la do io l’erba, che faccia di bronzo. Andiamo via subito alla prima caserma dei carabinieri li denuncio!"

"Dai, amore! Stai calma, adesso, siamo fuori pericolo e questo è il necessario, e poi non è detto che hai ragione tu, anche se non mi piacciono, sembra che in fin dei conti si siano comportati in modo impeccabile, forse ti sei fatta suggestionare, ora calmati respira a fondo e godiamoci il viaggio."

 

Simona, ancora scura in volto, si mise seduta e, dopo essersi calmata, spinta dalla curiosità, aprì la scatola avuta in regalo, forse aveva ragione Federico. Poteva essersi impressionata. Nella scatola trovò una quantità di bustine, uguali a quelle che aveva visto confezionare, ogni confezione recava le indicazioni per un uso corretto del medicinale. Man mano che proseguiva nella lettura si stava rendendo conto che non c’era nessun indizio che indicasse qualcosa di diverso da quello che quei frati erano.

Ritrovato il sorriso, stava per chiuder la scatola, quando vide un sacchetto che non aveva indicazioni, incuriosita, lo aprì e assaggiò con la punta della lingua, aveva un buon sapore, di limone, ne prese ancora e ne offrì anche al marito. Dopo pochi minuti fu presa da una strana euforia e anche Federico si comportò in modo strano. La macchina cominciò a sbandare, il giovane accelerava e frenava di botto, Simona urlava ridendo ad ogni frenata. Ad un tratto apparve in direzione opposta un grosso tir, Federico gli puntò contro correndo per poi sterzare all’ultimo minuto, ma nel compiere l’operazione sbandò andando a sbattere contro un albero. I due sposi morirono sul colpo. Lui incastrato nel volante lei sbalzata fuori e schiantata sull’asfalto. Dopo  pochi minuti  una macchina si fermò per prestare i primi soccorsi. Dalla vettura scesero alcuni uomini, uno di loro aveva il volto pieno di verruche e cicatrici. Due di loro si occuparono di ricomporre i corpi, un altro si preoccupò di recuperare il cofanetto con le erbe medicinali facendolo scomparire fra le pieghe del saio che indossava.

 

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