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Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo, "Il ragazzo invisibile seconda generazione"

7 Febbraio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni, #fantasy

 

 

 

 

 

Il ragazzo invisibile seconda generazione

Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo

 

Salani Editore, 2018

pp 202

14,90

 

Poco più di una sceneggiatura romanzata, Il ragazzo invisibile seconda generazione, seguito de Il ragazzo invisibile, romanzo scritto dagli sceneggiatori de l’omonimo film di Gabriele Salvatores uscito nel 2014, fa parte di un’operazione cross- mediale. Il romanzo esce per Salani in contemporanea col film e con un fumetto. Il primo film, però, almeno aveva fascino, il romanzo molto meno.

Ritroviamo Michele Silenzi tre anni dopo i fatti del primo film/libro. È ancora invisibile ma ha imparato a controllare i suoi poteri, è cresciuto, è sempre innamorato di Stella, sebbene non sappia farsi riamare. Il ritrovato padre Andrej ha cancellato la mente di tutti i protagonisti delle passate vicende e nessuno ricorda che è stato proprio lui a salvare Stella e gli altri. Soprattutto, l'amata madre adottiva Giovanna è morta in un incidente. Lei stava litigando al telefono con lui quando ha perso il controllo dell’auto e Michele non se lo perdona. Vive con il cane Mario in un appartamento sudicio e disordinato, gira fra una festa e l’altra, sta male dentro e non si dà pace.

In questo sequel ritroverà la vera madre ma non sarà un incontro felice. Nella sua vita, inoltre, irrompe un’altra persona, speciale come lui, la sorella gemella Nataša. Apparentemente i legami del sangue sembrano colmare il vuoto, ma la vera famiglia è quella che ci cresce e che ci ama, non quella genetica.

Se nel film di Salvatores  il realismo, seppure magico, aveva un positivo sopravvento sulla fantasia - e si avvertivano tutti i turbamenti di un adolescente alle prese con i coetanei, con l’amore, con la società e i problemi della crescita - qui, dopo un inizio promettente, nonostante le buone intenzioni di approfondimento psicologico, si scende solo sul piano del romanzo/film d’azione.  

Michele, Nataša e gli altri Speciali sono dei supereroi. Esserlo fino in fondo significa accettare la propria parte oscura, venire a patti con i sensi di colpa, ma anche scegliere di non crescere completamente, non uniformarsi, rimanere diversi seppure non in modo palese. Fuor di metafora, il conformismo è l’antitesi dell’essere Speciali, del non fare parte del gruppo avendo qualcosa in più: più sensibilità, più capacità, più intelletto. E si può scegliere di mettere le proprie doti a servizio del bene oppure del male, si può scegliere di allearsi con i “Babbani”, di harrypotteriana memoria, oppure distruggerli.  

Tutto sommato, il personaggio meglio tratteggiato resta sempre Michele, gli altri sono solo stereotipi più cinematografici che letterari, specialmente il cattivo Zavarov. Se il primo film catturava per quel certo malinconico non so che, e per la novità di un fantastico made in Italy, il tentativo di creare una saga fumettistica autoctona, con tanto di pellicole, fumetti e romanzi, non ci pare abbia prodotto i risultati qualitativamente sperati.

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