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Racconto di Natale: parte seconda

19 Dicembre 2017 , Scritto da Pee Gee Daniel Con tag #pee gee daniel, #racconto, #unasettimanamagica

 

 

 

 

«Addò v'àggia purtà, dottò?» cacagliava il De Dominiccis alla guida della sua sfiatata Ford Ka, mentre tentava di manovrare il riluttante sistema di tergicristalli per levarsi dagli occhi almeno un po' del nevischio che si andava addensando sul parabris scheggiato.

«Il più lontano possibile da tutta questa infernale ingratitudine, caro,» gli rispose Del Grosso di getto, massaggiandosi le lussazioni sparse e sbirciando ogni tre per due alle terga, oltre il lunotto posteriore, per sincerarsi di non essere tallonato da Equitalia né da alcuna altra banda di parassiti saprofaghi.

Una volta che l'immane parallelepipedo che costituiva l'impianto-madre della ditta Del Grosso disparve anche dallo specchietto retrovisore, man mano che al panorama grigiastro della zona industriale si sostituiva quello begiolino del centro-città prima, dunque quello marrone-putredine del quartiere-dormitorio in cui era di stanza la famiglia De Dominiccis-Squanquaronzio, la tensione, nel corpo nerboruto e ancora tutto sommato in forze di Pasqualo, andava velocemente stemperandosi. Anzi, più si sentiva lontano da quella masnada di scocciatori, più gli sembrava che addirittura un po' del buonumore d'un tempo tornasse ad assisterlo. Si rilasciò contro il sedile scoppiato della postazione passeggero e incominciò a guardarsi oziosamente intorno per quell'angusto abitacolo. Natale, per intanto, proseguiva dritto al naso come un pilota automatico, senza che ancora gli fosse stata specificata la meta.

«Ah ah ah,» attaccò a sganasciarsi crassamente il Del Grosso, a un certo punto, «E chi se l'immaginava che esistessero ancora gli abbassafinestrini a manovella! Ma che d'è, un pezzo da museo 'sto qua. Tièttelo stretto, ah coso, che tra 'n po' te vale più der Colisèo... E dimme, Deddomminniccis, er volante te ce l'hanno rifilato aggràtise o era 'n opscionàl pure quello? Chissà come che te sei svenato pe' fattelo... Oh oh oh...»

Lo sguardo aggrondatissimo di Natale puntava la strada, mentre un lieve senso di pentimento per quel soccorso prestato cominciava a salirgli dai precordi. Deglutì con difficoltà e poi: «Allora dottò, dove ve pòzzo purtà?»

A Pasqualo si smorzò il sorriso. Si fece perplesso, subito dopo meditativo. «Mah!» esalò dopo un bel pezzo, «Natalì, amico mio, te posso fa 'na confidenza?» - non attese risposta - «Vedi, sò anni che me sdrumo a fà 'na vitaccia che t'aricomànno... sì, 'nzomma... tra pranzi di lavoro, galà, stravizi, grandi alberghi, troiai extralux, yacht, tennis club e cojonàte der genere, sempre sotto i riflettori, sempre in bocca alla tivvì e a li peggio rotocalchi... Nun posso nemanco famme 'na pippatina o stà in giro co' 'na sorca bell'e nova che... zàcchete! Ecchìme sparato sull'articolo d'apertura de Novella 3000. Me capisci, amico mio?» Natale faceva segno che sì, con la grossa testa a cucurbita. «Se posso essere franco, beh, me piacerebbe infrattàmme pe' 'na vorta, sì, come a dì, nascondermi in santa pace, un posto tranquillo, lontano dai ficcanaso. Fino a che l'acque nun se càrmeno, se ce capìmo... Tu che sei òmo de mònno, che, ne conosci de posti così?»

Natale era rimasto quasi quasi ipnotizzato dalla tiritera del datore di lavoro. Solo allorquando quegli aveva posto quell'ultima domanda, si rese finalmente conto di aver portato la vettura fin sotto casa, praticamente in automatica.

Un po' basito, visto com'erano andate le cose, fissò un attimo appena lo Squalo, il cui dopobarba al pino silvestre gli aveva completamente intasato l'interno della Ka, sinché, di conseguenza, gli scappò detto: «Ehmbe', mò che ci ritroviamo proprio sotto ò domicilio mio, che v'àggia a dìcere... Siete invitato a tràsere rint'a casa mia, commendatò... e c'àmma fà...»

Pasqualo salutò l'invito con entusiasmo: «Salisco volentieri, ammìco mio. Tra l'artro 'un so mai stato drento 'na topaia de queste e te devo confessà sinceramente che zò curioso.» Concluse l'affermazione fioccando tra le scapole graciline del vicino una manata che parve cagionargli lì per lì una scogliosi fulminante.

«Ecco! Proprio quel che mi ci voleva! Una vita misera... infame quasi, ma... verace!» commentò trionfalmente il Del Grosso passando l'uscio de la maison De Dominiccis-Squanquaronzio.

Appena dentro, il padrone di casa si era precipitato sulle pattine lacere per non sentirsi risuonare dentro le orecchie i ripetitivi rimbrotti della moglie, ma non aveva fatto in tempo ad avvertire l'ospite che, di fatti, s'era già avventurato sulle pianelle in graniglia del corridoietto d'entrata, lordandolo mezzo con le sue scarpacce inzaccherate di fanghiglia e che altro, mentre respirava a pieni polmoni l'aria ambiente.

«Ah, che terribile puzza di cavoli e bietole lesse!» giubilava, «Ah, che vomitevole odoraccio di cane bagnato e di vomito di bambino mischiati insieme! Sai, Natale, dopo averci passato tutta una vita in mezzo, beh, la diffusione automatica di essenza di calicanto attraverso l'aerazione domestica comincia a venirti a noia, puoi anche credermi...»

Mentre Pasqualo doveva ancora concludere la bella serie di complimenti, dallo sbriga-cucina spuntò una testolina arruffata, pedicellosa, ipertricotica, mal slavacciata, che subito subito l'entrepeneur scambiò per una tsantsa da selvaggi equadoregni. Poi però, con sua enorme sorpresa, la tsantsa parlò: «E 'stu puzzone chi cazz'è?»

Solo quando Natale le si rivolse con le premure che si riservano a un nostro confratello in Cristo, Pasqualo s'insospettì che si dovesse trattare della femmina De Dominiccis (anzi, per la precisione, come avrebbe appurato entro breve: Squanquaronzio Annunziata in De Dominiccis).

«Zitta, Nunziaté, ché chist'è ò mammasantissima...» provò a sussurrare Natale a mezza voce, rivolto alla regina della casa.

«Chi cazz'è 'stu strunz'?» lo rincalzò, soavissima, la dolce metà, facendo tremare per arco riflesso le ossute ginocchia del marito.

Fu allora che le corse incontro Del Grosso a mano in avanti, il polso che si allungava oltre i gemelli diamantati: «Del Grosso Pasqualo, ingegnere, proprietario unico della Del Grosso Bitumini & Similia, qui per servirla, signora!»

Ma la coniugata De Dominiccis, prima di porgere la mano, rimasta inguantata dalla recente risciacquatura di piatti, volle dare postremo sfogo alla sua naturale indole blasé: «E che cazz' buò 'stu scassamarazz' 'e merd'?» chiosò quindi, sempre con le pupille nelle pupille del marito.

«Fusse venut' a magnà coccòsa vicin'a nnùje...» provò a spiegarle Natale.

«Comm' comm'? Forze nun àggio capisciut' bbuono...»

«Vedi Nunziatè, steva solo solo, steva triste, nun àggio tenuto ò curàgg' di lasciarlo lì, accussì...»

«Ma tu lo sai ca nun tenìmme manc' da cucinà pe' tutt'i figli tuoi? Piuttosto, dimmi, al qui presènto commendatòro ingegnèro Delgruòss' ce li hai poi chiesti i stipendi che t'avanzano da cinq' mesi a chesta parte?»

«Stavo per...» provò a giustificarsi Natale, ma già aveva addosso la mogliera, che, con furia da Erinni, gli rimaneva attaccata ai radi capelli che gli facevano il giro del cranio con ambo le mani, mentre coi piedini impantofolati scalciava nell'aria, mandando a segno più e più carcagnate ai danni delle sembianti del marito, nonché spesse volte pur'anche int'i cugghiùni.

Pasqualo, abbandonando i due al loro tubante quadretto coniugale, aveva intanto intrapreso un accurato viaggio di perlustrazione per gli ariosi spazi del bilocale, che lo aveva infine portato a inoltrare il naso sin dentro la cucinetta, laddove sorprese un trio di mocciosi, accompagnati a una rognosa compresenza canina, che andavano già da un po' specchiando i loro visetti malinconici dentro i piatti vuoti, in attesa che babbo rincasasse munito del necessario per il cenone della Vigilia.

«E questi che sarebbero? Delle scimmiette di mare?» si perplimeva Pasqualo a quella vista.

«No, no. Song' i figli miei,» si affrettò a chiarire Natale, che gli era nel frattempo apparso da dietro le spalle, un tantino più malconcio di poco prima, un occhio gonfio e un incisivo inferiore spaccato.

«Ah, la prole! Felicitazioni allora! Quattro bei giovanottoni! Complimenti vivissimi!»

«No, uno è ò cane,» tenne a precisare Natale.

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