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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Paul Auster, "4321"

12 Novembre 2017 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

 

4321

Paul Auster

 

Einaudi, 20117

 

"…e sempre, fin dall’inizio della sua vita consapevole, con la sensazione costante che i bivi e le parallele delle strade prese e non prese fossero tutti percorsi dalle stesse persone nello stesso momento, le persone visibili e le persone ombra, che il mondo effettivo fosse solo una piccola parte di mondo, poiché la realtà consisteva anche in quello che sarebbe potuto succedere ma non era successo, che una strada non fosse né meglio né peggio di un’altra, ma il tormento di vivere in un solo corpo stava nel fatto che dovevi essere sempre su una strada soltanto, anche se avresti potuto essere su un’altra, in viaggio verso un posto completamente diverso”.

Ma fortunatamente per Auster e per noi immaginazione e scrittura sono due mezzi efficaci per lenire tale tormento. Partendo da una barzelletta dell’ebreo migrante che viene ribattezzato Ferguson da un’espressione yiddish, Auster immagina che dal momento della nascita, il protagonista Archie (Ferguson, appunto, nipote dell’avo rinominato) prenda ben 4 strade diverse per percorrere la propria vita. Le storie si svolgono in parallelo, con una struttura che può apparire irritante, ma fa parte del divertimento della lettura alla fin fine, con ogni capitolo suddiviso in 4 sottosezioni. La numerazione consente a chi lo desiderasse di leggere le storie una per una in sequenza, ma credo si perderebbe la struttura a suo modo armonica che permette di osservare non tanto le differenze tra le diverse vita, quanto le ricorrenze: lo sport, sotto forma di pallacanestro o baseball, la passione per la Francia e Parigi, l’ossessione per la scrittura, sia essa narrativa, traduzione o giornalistica, la presenza di Amy, amante, amica, sorellastra con cui vivere un rapporto casto e a volte conflittuale, ricorrono in tutte le vite dei 4 Ferguson. Perché? A ognuno la sua interpretazione, forse un riferimento al fato, alla predestinazione per ognuno di noi ad amare in ogni universo parallelo sempre la stessa persona, fare sempre gli stessi errori o dedicarsi sempre alle stesse passioni. Come dire: non rimpiangere la tua attuale esistenza perché non è detto che sarebbe cambiata molto e comunque non sempre in meglio? Forse.

Solo una cosa era certa. Uno alla volta, i Ferguson immaginari sarebbero morti, proprio come Artie Federman, ma solo quando avesse imparato ad amarli come se fossero veri, solo quando il pensiero di vederli morire gli fosse diventato insopportabile, e poi sarebbe stato di nuovo solo con se stesso, l’ultimo sopravvissuto

e con questa frase torna un tema già sperimentato da Auster nella Trilogia del protagonista a sua volta scrittore dello stesso libro che si sta leggendo. Il risultato di questo esperimento (non credo del tutto originale) è un libro che parzialmente si perde nella quinta parte quando gli eventi storici, in particolare le proteste alla Columbia, prendono il sopravvento sulla vita di Archie, diluendo ancora di più le 3 esistenze (sì, a quel punto di Ferguson ne sono già rimasti solo 3) e vanificando la bravura di Auster nel richiamare ogni volta il filo narrativo del Ferguson “giusto” mediante la citazione di eventi  o persone del medesimo universo parallelo. Il libro riprende vigore nell’ultima parte ma, oggettivament, avrebbe potuto essere sfoltito (non tanto). P.S. A mio parere il migliore resta F3 con la sua vita terribilmente scombinata, luttuosa ma anche fuori dalle regole e ricca di amore e soddisfazione.

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