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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Il ladro e il mistico

16 Novembre 2017 , Scritto da Pee Gee Daniel Con tag #pee gee daniel, #racconto

 

 

 

 

 

 

Viveva un tempo un grande mistico.

Un giorno gli si presentò un uomo che, appena gli fu davanti, cadde ai suoi piedi: «Signor mio, io so che stai preparando un lungo pellegrinaggio. So anche di non essere degno di parteciparvi e anche tu lo sai bene, tutti mi conoscono. Io però so anche che la tua compassione è più grande della mia miseria. Dunque, ti prego di accettare anche me tra i pellegrini che ti seguiranno.»

Il mistico rispose: «Tu sei un ladro, e non un ladro comune ma un vero maestro del ramo. Non sono mai riusciti a prenderti, nonostante tutti quanti sappiano che sei un ladro. A me sta anche bene portarti, ma oltre a me devo tener conto degli altri cinquanta membri della spedizione. Però, qualora accettassi la tua adesione, tu devi farmi una promessa: non ti chiedo altro se non che tu smetta di rubare per i sei mesi di durata del pellegrinaggio. Ciò che farai in seguito dipenderà poi da te: una volta fatto ritorno a casa sei libero dalla promessa.»

L'uomo rispose: «Sono disposto a promettertelo e ti sono immensamente grato per la compressione che mi dimostri.»

Gli altri cinquanta rimasero dubbiosi. Bah! Fidarsi di un ladro… Eppure nulla potevano dire di fronte al maestro.

Il pellegrinaggio ebbe inizio e già la prima notte sorsero dei problemi: il mattino successivo c'era un gran subbuglio. A qualcuno mancava il cappotto, a un altro la camicia, a un altro ancora erano spariti i soldi. Tutti si lamentavano presso il mistico. Poi però, guardando meglio, si accorsero che i loro beni non erano stati rubati. Quello a cui erano spariti i soldi li ritrovava nella borsa del vicino, quello cui era stato sottratto il cappotto lo rintracciava nel bagaglio di un altro, tutto alla fine venne ritrovato, ma era comunque un'inutile seccatura che si ripresentava ogni mattina.

E nessuno riusciva a capire che senso potesse avere.

La terza notte il mistico rimase sveglio per vedere cosa succedesse. Nel cuore della notte il ladro si alzò e si mise a spostare le cose da un posto all'altro.

Il mistico allora lo fermò e gli domandò: «Ma che stai facendo? Hai forse dimenticato la tua promessa?»

«Niente affatto,» rispose il ladro, «Di fatti non rubo alcunché e non ho mai promesso che non avrei spostato gli oggetti da una parte all'altra. Tra sei mesi tornerò a fare il ladro: mi sto semplicemente tenendo in esercizio. Tu dovresti capire: l'abitudine di una vita non si può abbandonare così, di colpo. Dammi un po' di tempo. Non ho rubato per tre giorni di seguito. È come un digiuno per me. Questo è solo un passatempo per tenermi occupato. Questa è l'ora in cui ero solito lavorare, nel cuore della notte. È molto difficile per me rimanere sveglio nel letto con tutti questi idioti addormentati attorno con la loro ghiotta mercanzia lasciata alla libera fede. D'altra parte non faccio male a nessuno. Domattina ritroveranno la loro roba, come sempre.»

Il mistico disse: «Sei un uomo davvero strano… Non ti accorgi che ogni mattina avviene un gran subbuglio e che sprechiamo ore alla ricerca delle cose scomparse?»

Il ladro replicò: «Questo almeno dovete concedermelo. Come tu tutte le mattine ti raccogli a meditare, anch'io non posso esimermi dal coltivare tutti i giorni la mia più intima natura...»

 

Questa storiella dal sapore mediorientale mi fu narrata da un detenuto della casa circondariale alessandrina presso cui io e l’attore Omid Maleknia teniamo da anni un corso di cabaret. L’uomo era incarcerato per furto aggravato. Se lui la sentiva come una sorta di attenuante, io la presi subito come l’ennesima riconferma dell’invincibilità del tratto caratteriale nelle decisioni personali, un tema a me molto caro già nelle mie opere di narrativa e a cui ho di recente dedicato un intero saggio pubblicato da Catartica, dal titolo “Breve compendio sopra gli umani caratteri”. Se mai vi interessasse approfondirne i contenuti. 

 

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