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Fratello sole, sorella luna

20 Novembre 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #storia, #personaggi da conoscere, #poesia

 

 

 

 

Nell’Italia dei Comuni nacque un altro grande uomo, che parlava di pace quando tutti parlavano di lotte e di sangue, e che amò la povertà in un tempo in cui tutti cercavano di arricchire: San Francesco d’Assisi.

Francesco si staccò dalla regola benedettina e fondò uno dei due grandi ordini mendicanti, quello francescano, appunto. L’altro, il domenicano, fu fondato da San Domenico Guzman per combattere l’eresia, in particolare quella catara. A questi due ordini si devono i due massimi intellettuali religiosi dell’epoca  - ma tutto in quei secoli era intriso di religione e di fede: il domenicano San Tommaso d’Aquino e il francescano San Bonaventura da Bagnoregio.

Francesco amò le belle opere di Dio e della natura: l’acqua, il fuoco, la luna, le stelle, il vento, le nuvole, il cielo, la terra e l’erba. Amò, soprattutto, anche gli animali, che considerava fratelli, in senso non completamente antropocentrico. Famosa la leggenda legata al lupo che terrorizzava la città di Gubbio. Si narra che Francesco riuscì a domarlo con la dolcezza e le parole.

E poi il detto lupo vivette due anni in Agobbio; ed entravasi domesticamente per le case a uscio a uscio, senza fare male a persona e senza esserne fatto a lui; e fu nutricato cortesemente dalle genti; e andandosi così per la terra e per le case, giammai niun cane gli abbaiava dietro. (Fioretti, cap. XXI).

I Fioretti sono stati scritti dopo la morte di Francesco e fanno parte di una nutrita letteratura francescana sviluppatasi dopo la sua scomparsa.

Francesco Bernardone nacque ad Assisi nel 1182. Figlio di un ricco mercante, era vestito di stoffe pregiate ma se ne spogliò per indossare una tunica ruvida, abitava in una bella casa e scelse come alloggio una grotta, abbandonò gli amici ricchi per vivere fra i poveri, per condividere le loro sofferenze. Ebbe una giovinezza godereccia e tumultuosa, studiò latino e francese. Nel 1206 conobbe una profonda crisi, a seguito della quale fondò l’ordine dei frati minori che, come tutti i movimenti pauperistici, fu guardato con sospetto dalla Chiesa, all’interno della quale riuscì, tuttavia, a ri-convogliare le istanze evangeliche ed ereticali, rafforzandone così il prestigio. Un po’ quello che è chiamato a fare oggi l’omonimo papa argentino, eletto proprio in un momento in cui gli scandali stavano affossando la reputazione della chiesa e c’era bisogno di rinnovamento.

Francesco d’Assisi si recò in Egitto nel tentativo di convertire il sultano e, non riuscendovi, si ritirò sul monte della Verna, amareggiato dalle contese che cominciavano a  dilaniare l’ordine. Ricevette le stimmate nel 1224 e nel 1226 morì alla Porziuncola.

Scrisse opere in latino, mentre in volgare compose il famoso Cantico delle creature, o Cantico di frate sole, sul modello dei salmi di Davide. Il Cantico è il testo poetico più antico della letteratura italiana di cui si conosca l’autore, originariamente accompagnato da una musica andata persa. I precedenti culturali sono quelli del pensiero mistico per cui Dio è misterioso e ignoto e si fa conoscere solo attraverso la bellezza del creato. Se molti altri, come Jacopone da Todi,  hanno cantato il disprezzo del mondo, Francesco ne ha esaltato, invece, la perfezione.

Data la dissonanza di tono fra l’inizio e la fine, si pensa che il Cantico sia stato composto in due tempi, con l’ultima parte scritta all’avvicinarsi della morte del santo. Sarà solo in ambito romantico che questo testo verrà rivalutato in senso poetico e non solo storico. Il pubblico cui si rivolge è quello umile delle folle dei credenti, quello stesso che imparava le storie della Bibbia e dei santi dagli affreschi di Giotto nelle basiliche.

 

Altissimu, onnipotente, bon Signore,

tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfano,

et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,

spetialmente messor lo frate sole,

lo qual è iorno, et allumini noi per lui.

Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:

de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:

in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento

et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,

per lo quale a le tue creature dài sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,

la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,

per lo quale ennallumini la nocte:

ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,

la quale ne sustenta et governa,

et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore

et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,

ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,

da la quale nullu homo vivente pò skappare:

guai a·cquelli ke morrano ne le peccata mortali;

beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,

ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate

e serviateli cum grande humilitate.

.

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