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Decomposizione psichica

10 Ottobre 2017 , Scritto da Pietro Pancamo Con tag #pietro pancamo, #poesia

 

 

 

 

 

 

Il destinorizzonte

 

 

Stracci di sonno coprono,

masticano il corpo della notte

diafano di tenerezza;

lo avvinghiano

sinuoso di buio

– flessuoso di membra stellate –

 

e lo attraversano d’amore.

 

Poi, fosforescente,

lo sguardo della nebbia,

scosso di stanchezza,

si espande lento nel cuore

come un gas di desideri

volatilizzati.

 

Mentre il mio destino,

guantato dalla notte,

scende nei sobborghi dell’anima:

strade oscure di pensiero

e siepi d’amore

s’intersecano nel mio nome.

Il destinorizzonte

s’attorciglia

a questa landa di tempo.

 

«Chi» – si domanda –

«striscerà nella roccia del canto

la gioia, turgida

come i seni di un fiore incantato?».

 

 

 

Danzai

 

 

Danzai nelle viscere di un sentimento

                    all’ombra de’ tuoi occhi.

 

Poi l’amore s’irradiò in rivoli di tempo.

 

«Che sia la vita!», urlava il nostro dio

                           (o soltanto noi).

 

Ma si sbagliò (o soltanto noi sbagliammo

                      perché non c’era

                                  null’altro da fare) e

 

fu il tempo

                 (o continuò… )

 

 

 

Parole dal silenzio

 

 

Ricorda il mistero

che fioriva in un sospiro,

dove la morte ha tessuto il nido

come una spiaggia

di parole taciute;

come un barbaglio di sogni trasparenti,

orchestra di anime perdute.

 

 

 

 

Il mondo analizzato

 

 

Desideri esplosi nel cielo

mimano le stelle.

 

Regni abissali di morte,

fiorita nel respiro di Dio.

 

Leggende di anime affogate nel buio

sotto la volta di sentimenti castrati.

 

Malinconia: il pensiero animato di sole

rattrappito

nel sonno di una dolce tristezza.

 

E la morte vive all’inchinarsi del tempo

all’imbrunire della voce

in questa via del pensiero

ghiaiosa d’amore.

 

E gli uomini

(sogno di Dio, ossessione della morte)

spengono una scintilla

umida di storia;

ascoltano un nome

raggiato di follia.

 

 

 

In incognito

 

 

Dormo in incognito

per non farmi riconoscere dagli incubi.

 

Scavano per l’aria come talpe;

hanno un paio d’occhi

larghi e fotofobici.

 

Sul comodino

il lume acceso mi nasconde.

 

 

 

Decomposizione psichica

 

 

Musica come bava alla bocca:

e il cielo si gonfia tra le urla dei pazzi,

il loro sguardo è vento

che si perde nel labirinto di stelle.

 

Ogni parola è una stella

che splende di saliva: e cieli agitati

innevati di stupore

tramontano lontani,

evocati dalla morte.

 

Il mio cielo

è questo mio cervello

pieno di tralicci spezzati

e di barriere sventrate

e d’acque ferite

e di binari sradicati

che si mordono col ferro.

Dentro le vene,

aggrovigliate come un gomitolo

di dolore,

il sangue è un fiume abbandonato

terso di rumori prosciugati.

 

La morte è silenzio

stonato.

 

 

La fuga mancata

 

 

La voce trasuda parole d’accento piagato

ma è tiepido il grido del tuo respiro,

le piaghe troppo soffocanti

perché tu abbia il fiato d’urlare.

 

Morire da te

è una fuga troppo leggera

per avere il sollievo.

Così

un pantano di figure

nel cuore

e il giorno s’increspa

a raccogliere il tuo soffio.

 

 

 

Nausea

 

 

Morbido silenzio, soffice

come una preghiera del sonno.

Il buio che adora fruscii e parole:

il buio, affannato dal mio respiro,

può solo accarezzare la

nausea di questa vita.

 

Nel giorno,

sputo della notte,

fiori freddi

come steli di pioggia.

Un’orma di luce

imbavaglia lo spazio.

 

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