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Alain Deneault, "La mediocrazia"

9 Ottobre 2017 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni, #saggi

 

 

 

La mediocrazia

Alain Deneault

Neri Pozza, 2017

 

Un filosofo canadese espone, attraverso una serie di articoli precedentemente pubblicati su riviste e riuniti in questo saggio, la sue teoria di come i “mediocri” abbiano silenziosamente ma indubitabilmente preso il potere nel mondo cosiddetto civilizzato nell’ultimo secolo. I mediocri, beninteso, non sono coloro che stiracchiavano la sufficienza a scuola, sono invece coloro che mirano ad avere una società letteralmente “piallata” nelle esigenze e nelle competenze, in cui la cosiddetta gaussiana sia ridotta ad una curva a spillo in cui tutti ci ammassiamo volenti o nolenti. Burattini, fatti in serie, programmati, annullamento delle peculiarità, dei desideri, delle idiosincrasie o delle attitudini personali: questo richiede oggi il mondo, sia dello studio universitario, sia del lavoro. E per ottenerlo occorre ovviamente una collaborazione della politica che, osservando soprattutto i recenti risultati delle votazioni in tutto il globo, non ci offre un panorama confortante in merito a coloro che decidono per noi. Non siamo più persone, bensì’ “massa”, una specie di blob informe che deve adattarsi al recipiente in cui viene stipato. Essendo il libro una raccolta di articoli, ognuno potrà trovare il campo in cui ha potuto sperimentare la mediocrazia sulla propria pelle: chi ha cercato recentemente di inserirsi nel mondo del lavoro si sarà reso conto che anche ad un misero impiegato del catasto viene chiesta “alta competitività” (ma per cosa?), “capacità di lavorare in squadra” (fortuna che lo chiedono, sia mai che il chirurgo decida di iniziare l’intervento prima che arrivi l’anestesista), “ottime capacità relazionali” (anche qui, che ti aspettavi? Che sfanculassi tutti i clienti?). Se sei onesto, cooperativo in senso umano oltre che produttivo (e chi ha lavorato in ambienti numerosi sa quanto la competitività stronchi il lavoro rendendo l’ufficio un inferno) non gliene può fregare di meno a nessuno. E fino a qui credo che molti possano trovarsi d’accordo, non sono nemmeno novità, vengono solamente evidenziate molto bene. Purtroppo il saggio di Denault qui raggiunge il suo apice e anche la sua morte perché la sua “analisi”, basata fondamentalmente su fatti politici e di cronaca canadesi e francesi e quindi relativamente poco conosciuti, si arena mostrando tre fondamentali e macroscopici difetti.

1 Critica ferocemente il ‘900 in quanto secolo che ha permesso ai mediocri di prendere il potere, ma non solo non spiega bene “come” ma sembra dimenticarsi che quello stesso secolo è stato il calderone da cui sono scaturiti le più importanti conquiste sociali per l’uomo: suffragio universale, diritto di uguaglianza tra sessi e etnie. Non mi pare poco.

2 Le motivazioni di Denault, consapevolmente o meno, scorrono sul filo del complottismo: BigPharma, poteri forti nell’ombra, Premier “spinti” da oscure entità finanziarie e bancarie. Una mente un po’ troppo fervida potrebbe interpretare in maniera disastrosa certe affermazioni, senza porsi i dubbi del caso.

3 Quali soluzioni allo sfascio imminente? E non è una domanda retorica, chiedo perché Denault si dimentica proprio di proporne, eccetto un generico “sta al singolo opporsi al sistema”. Ah beh. Se poi il singolo soccombe e resta magari senza lavoro per essersi opposto pazienza, sarà una vittima sacrificabile. Un po’ “mediocre come ragionamento”

In definitiva un’idea interessante che arranca sia per la struttura stessa del libro, slegata e frammentaria, con troppi riferimenti ad una politica nazionale (quella canadese), sia per i motivi sopraelencati. Aggiungo che per un cittadino italiano medio è francamente incomprensibile come uno dei Paesi più vivibili al mondo quale è il Canada possa essere descritto come mediocre, noioso o asservito a delle logiche economiche o politiche al limite della sopportazione. Sarà pur vero, ma per sicurezza inviterei Monsieur Denault a vivere un anno in Italia, magari il prossimo libro sarà “La Pessimocrazia”.

 

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