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L’uomo è forte di Corrado Alvaro

8 Agosto 2017 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #recensioni

 

 

 

 

L’uomo è forte è un romanzo di Corrado Alvaro, pubblicato nel 1938 da Bompiani. Il libro dovette passare attraverso le forche caudine della censura di regime che chiese inizialmente la soppressione di venti pagine; successivamente le richieste si fecero ben più limitate. Alvaro dovette sopprimere circa venti righe e specificare in un’avvertenza che la vicenda era ambientata in Russia e così il libro venne finalmente pubblicato. Ma in effetti il romanzo potrebbe essere ambientato in qualunque regime totalitario, fascista o comunista, tanto è vero che le autorità tedesche non ne autorizzarono la diffusione in Germania. Ho preso queste informazioni da una cadente edizione Garzanti del 1966, trovata per caso in libreria.

La vicenda vede protagonista l’ingegner Dale che rientra nel suo paese dopo un periodo all’estero; nel frattempo si era risolta una dura guerra civile e il nuovo regime poteva garantire pace e sicurezza. Appena arrivato, Dale viene accolto da un’amica, Barbara. Si capisce ben presto che sicurezza e pace hanno un prezzo altissimo; non c’è vera libertà, si vive nel disagio di essere colti in fallo, di destare sospetti e dubbi in chi ha il potere. Perfino un qualunque lavoratore che aiuta i due giovani a portare i bagagli fuori dalla stazione, sembra implicitamente condizionare la coppia; chiunque ha il potere di segnalare, denunciare, far arrestare. Il regime in questione è di tipo totalitario; non si accontenta genericamente di sottomissione e obbedienza, ma vuole entrare nell’anima delle persone, imporre valori e credenze con la sua capacità di pressione. Alla fine il cittadino deve sentirsi pienamente realizzato nell’obbedienza e addirittura considerare come suo dovere il denunciare ogni atto anche banale di eterodossia. Dale ha una personalità forte; non intende sottomettersi, anche se di fronte ha un regime che lo spia e che in generale crea una cappa di angoscia su tutti i cittadini. Ciascuno può pensare che in una stanza di albergo ci siano dei microfoni; oppure si può temere di essere seguiti per strada. Dale è vissuto all’estero, ha abbastanza denaro, fa acquisti che gli altri non possono permettersi; perciò non può che essere considerato sospetto. Il regime solo lentamente rende esplicito il suo volto feroce; ha forza ed efficacia sulle menti delle persone. La stessa Barbara ne è la prova; sente, infatti, in certi momenti, venerazione per  l’autorità che è una sorta di Divinità cui non si deve nascondere nulla. Si tratta di un tipo di autorità che inoltre ha bisogno di nemici. Non basta aver imposto il proprio credo con le armi; la continua sorveglianza sulle persone deve essere giustificata dalla presenza nociva di uomini dissenzienti. Senza nemici non si può mobilitare la società intorno a dei valori e tenere alta la tensione etica; quei valori sono quelli funzionali al benessere dello stato, spiega la propaganda, ma sono minacciati da una piccola minoranza che tutti devono contribuire a individuare. Il nemico è necessario. Il totalitarismo genera soggezione, ma ha anche gli  strumenti per ottenere una convinta adesione, poiché sa convincere che lo stato viene prima dei sentimenti e dell’amicizia. L’unica etica è quella dettata dall’alto.

Un romanzo di grande impatto, scritto con un linguaggio efficace e raffinato, dall’atmosfera kafkiana, per certi aspetti da accostare al successivo 1984 di Orwell. L’unico limite del romanzo è probabilmente il finale frettoloso, ma è un libro che merita di essere riscoperto.

 

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