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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Hakan Gunday, "A con zeta"

5 Settembre 2017 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

A con zeta

Hakan Gunday

Markos y Markos, 2015

 

Quando questo libro uscì due anni fa ricordo ancora alcuni commenti entusiasti: “libro doloroso”, “libro commovente”, “quanto male fa ma va letto”ecc. Ora l’ho letto. In effetti le prime 30 pagine del libro danno ragione ai commenti di cui sopra: in apparenza si denuncia la situazione delle donne in certe regioni della Turchia dove la religione ha un peso elevatissimo sulla società, per cui fin da bambine anche solo il fatto che non restino analfabete può costituire un ostacolo al matrimonio, spesso con uomini con il triplo dei loro anni. Le stesse donne colte, quali le insegnanti, non godono di buona salute mentale. Nel momento in cui Derda, la protagonista femminile, va in sposa ad un criminale turco emigrato a Londra che la tiene segregata in casa e ne abusa sessualmente e fisicamente, la storia vira inaspettatamente verso un genere che potrei definire grottesco, in cui è richiesta al lettore una sospensione dell’incredulità eccessiva per giustificare come la giovane si salvi dal suo aguzzino: peccato che appaia troppo forzato che una sedicenne che non parla una parola di inglese, nella Londra con milioni di abitanti, finisca per incontrare 3-4 persone, guarda caso tutte correlate tra di loro, pur in momenti e posti diversi, con delle coincidenze davvero irritanti. Derda andrà incontro a peripezie degne di un’eroina ottocentesca che si risolveranno nel lieto fine. Ma qui inizia la seconda parte del libro in cui si parla di Derda maschio, orfano turco che si arrabatta a guadagnare pochi spiccioli pulendo tombe al cimitero di Istanbul. Questa storia invece inizia sotto il segno dell’humor nero, la satira e l’ironia verso certa società turca, i suoi problemi politici sono qui più evidenti e resi meglio rispetto alla storia della Derda femmina: il giovane infatti cresce da analfabeta finché non incontra in una stamperia clandestina il libro di Oguz Atay, un romanziere turco poco noto all’estero ma poco ricordato anche in Patria, e in nome di costui, travisando la storia dello scrittore, inizia ad attuare scorribande e omicidi finendo giovanissimo in prigione. Che la fine preveda l’incontro dei due Derda nemmeno lo dico perché pare scontato, le modalità sono abbastanza sgangherate e al limite del ridicolo, come mi pare lo sia stato tutto l’intreccio del libro. A parte l’utilizzo di una lingua semplice, la povertà di descrizioni con un interesse prevalente per le azioni e il loro susseguirsi in maniera meccanicistica, con dialoghi essenziali e di contenuto elementare, forse dovuta al fatto che i due protagonisti sono scarsamente scolarizzati, non solo non mi ha coinvolto ma l’ho trovato stancante alla lunga come stile. Il continuo deviare bruscamente da un genere all’altro non mi ha permesso di capire cosa volesse dire lo scrittore: denuncia sociale? Satira sociale? Dichiarazione d’amore per le letteratura con suo inevitabile ruolo salvifico? Semplice romanzo di intrattenimento che ogni tanto strizza l’occhio come per dire “Ehi, non è solo questo?”. Insomma nel complesso un libro che non ho apprezzato. Votato Miglior Romanzo Turco del 2011.

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