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Le memorie di Gaetano Filastò

2 Agosto 2017 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #storia

 

 

 

 

Gaetano Filastò, nato a Santo  Stefano, Reggio Calabria, nel 1889, ha lasciato una serie di osservazioni sulla sua esperienza militare nella grande guerra. Quando nell’ottobre 1916 cade vicino a Lokvica sul Carso, se ne va uno dei tanti soldati italiani; maestro elementare, operava come assistente di Sanità della Brigata Brescia. Il diario che abbiamo letto è costituito dalle lettere che il giovane spediva in particolare al fratello. Di idee socialiste, ma fieramente interventista, partecipa fin dall’inizio allo sforzo bellico. Le sue note sono vivaci e sentite; vi è tutto l’animo di un giovane convinto della necessità della guerra vissuta con sensibilità risorgimentale. Sul Carso svolge compiti delicatissimi; non partecipa agli assalti ma assiste i feriti, aiuta nel recupero di quelli rimasti fuori dalle trincee, rischia molte volte la vita. Sopporta le intemperie alla meglio come gli altri fanti, ammalandosi a sua volta in certi casi. Ecco cosa scrive di un momento drammatico:

 

Pare che le condizioni del capitano si siano aggravate ... il dottor Gioffrè ... prende una estrema decisione, gli leva la fascia dal capo, scopre la ferita, estrae con delicatezza il proiettile, lo conserva e poi rifà diligentemente la fasciatura. Più tardi pare che il capitano si sia un pochino rimesso”.

 

Le insegne della Croce Rossa non bastano a tutelare gli ospedali dalle bombe.

Mette un’enorme partecipazione emotiva nello sforzo bellico; incita i compagni, raccoglie testimonianze sui recenti combattimenti, si accalora e inveisce contro il nemico davanti ai tremendi fatti del Monte San Michele dove i gas fanno strage di tanti compagni e amici. Gioisce per la presa di Gorizia.

Ma ha visto troppi morti in un anno. Ormai la sua quotidianità è cercare di schivare la morte che con ordigni sempre più micidiali lo cerca. Lo spettacolo della disumanizzazione crescente lo affligge, ma non rinnega il suo interventismo del 1915 e la forte avversione per il militarismo tedesco.

L’edizione Nordpress è molto curata; le note percorrono fatti e battaglie in base ai dettagli dei diari del 20° reggimento fanteria, correggendo in qualche caso Filastò che riporta quanto sentito dai feriti nei combattimenti.

Il diario regala momenti di introspezione, di forte passione patriottica, di sincero cameratismo. Poco fortunato nei rapporti con i superiori, tiene sempre davanti a sé il sentimento del dovere. Dove bisogna esserci, Filastò c’è, senza compromessi. D’altronde il giovane ha già conosciuto eventi terribili; il terremoto di Messina del 1908 ha colpito anche la sua famiglia. Unica nota negativa per chi legge, è l’ossessivo intervento della censura che ha eliminato molte frasi dello scritto.

La sua stessa morte è all’insegna della sventura; mentre il suo reparto ormai si appresta a lasciare le prime linee, in una giornata priva di grandi eventi, il giovane maestro viene colpito. Perdite Truppa 1 ucciso, 8 feriti, recita il diario reggimentale nel giorno del 14 ottobre 1916. È l’unico caduto della giornata del reggimento.

 

 

 

 

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