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Quello che tutti odiano

1 Luglio 2017 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #moda

 

 

 

 

Ciò che siamo torna sempre a galla e, dopo un’overdose di fantasie, rieccomi alle tinte unite.

Poche cose prima dell’orgia saldi.

 

Il tris di maglie basic: nero, grigio e verde militare.

La maglia beige con gli smerli alle maniche.

Il completo canotta più t-shirt a rete, finto (o vero?) spiegazzato.

Il costume bianco, che addosso a me fa tanto Moby Dick, balena spiaggiata, specialmente da quando mi è stato proibito di prendere il sole. E le cose proibite, si sa, sono quelle che più ci desideriamo.

 

Dal viaggio sono tornata abbastanza rigenerata, anche se stanca, e ora sono alle prese con l’estate nella mia città, in attesa dei due mesi che più amo, Luglio e Agosto, mesi in cui, complici le alte temperature, io, - differenza di chi patisce il caldo – mi sento viva e ho voglia di uscire la sera, di andare al mare e di girare in città.

Mi piace quello che tutti aborrono, le strade assolate nel pomeriggio, l’asfalto che ribolle sotto i sandali, l’aria calda e pesante, gli odori amplificati dagli angoli pisciosi, dai cassonetti che traboccano. È l’estate di quando ero bambina, quando mia nonna mi portava fuori il pomeriggio. Giravamo per le strade deserte, mentre tutti erano al mare, ci fermavamo in Via Grande, sotto le finestre dell’ufficio, dove lavorava mia madre, ed io la chiamavo per un saluto. Giravamo per i pratini spelacchiati della Questura, sedevamo sul muretto di mattoncini vicino ai quattro Mori, che ora il sindaco ha abbattuto strappandomi un pezzo di cuore e di ricordi, finivamo nella chiesa della Madonna. “L’aria è mezzo vitto”, diceva mia nonna, e mi trascinava fuori. Allora mettevo il muso, avrei preferito restarmene a leggere in terrazza, ora la ringrazio perché è a causa sua, di quelle uscite pomeridiane nella calura estiva, se io adesso amo la mia città come la amo, e ce l’ho dentro, nel sangue. La città di Virzì, di Mascagni, di Modigliani.  

 

 

What we are always comes back and, after an overdose of fantasies, I am back to the united colors.

Few things before the orgy of discounted sales.

 

The tris of basic t-shirts: black, gray and green military.

The beige one with scallops on the sleeves.

The full tank top plus a network t-shirt, fake (or true?) wrinkled.

The white costume, which on me resembles Moby Dick, especially since when I was forbidden to sunbathe. And forbidden things, we know, are what we want most.

 

From my trip I came back fairly regenerated, even if tired, and now I'm waiting for the two months I love most, July and August, months in which, due to high temperatures, I feel alive and want to go out in the evening,  go to the sea and stroll downtown.

I like what everyone else hates, the sunny streets in the afternoon, the scorching asphalt under my sandals, the hot and heavy air, the smells in the dirty corners, the overflowing dumps.

When I was a kid, my grandmother used to take me out in the afternoon. We went down the deserted streets, while everyone was at the sea, we stopped at Via Grande, under the windows of the office where my mother worked, and I called her for a greeting. We walked near the Questura, we sat on the brick wall next to the Quattro Mori, which the mayor has now destroyed togheter with a piece of  my heart and memories, we ended up in the church of Our Lady. "The air is half a meal," my grandma said, and dragged me out. Then I pouted, since I would have preferred reading on the terrace, now I thank her. It is because of those afternoon in the summer heat, if I now love my town as I love it, and I have it in my blood. The city of Virzì, of Mascagni, of Modigliani.

Quello che tutti odiano
Quello che tutti odiano
Quello che tutti odiano

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