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Odore di casa

17 Giugno 2017 , Scritto da Federica Cabras Con tag #federica cabras, #racconto

 

 

Aria di casa, ed è tutto così semplice

Una volta, in un articolo pieno di sentimento, di emozione, di passione, aveva letto di come per sentirsi sempre a casa, tranquilli e appagati, bastasse una valigia sempre carica, con un cambio di magliette e slip. Una valigia sempre pronta a viaggi in posti esotici, insomma; sempre pronta a contenere un po’ di cuore e una sana voglia di mondo, quella che si appaga solo con un aereo, un biglietto e un paio di occhiali da sole a nascondere gli occhi stanchi; sempre pronta a tutto o a niente, al sole o alla pioggia, al mare o alla montagna – l’importante è che fosse qualcosa di diverso dal solito grigiore agrodolce, quello che condisce la routine.

Si dice che gli unici cui è dato il privilegio di sentirsi sempre e ovunque a casa siano i re, le puttane e i ladri.

A me, affinché mi senta a casa veramente – perché non basta essere a casa, per sentirsi a casa –, basta poco. Un inizio di notte qualunque.

Una cioccolata calda alle undici e mezza – sì, anche quando fuori è già estate, anzi, soprattutto allora – mentre fuori è buio da ore, quando si torna tardi da lavoro e si è un po’ stanchi e un po’ brilli di vita. Un PC con un film thriller, che di quelli d’amore dove si piange, ci si abbraccia, si sta insieme sempre e comunque e finché morte non ci separi, ci siamo un po’ rotti, a onor del vero. Il cane acciambellato nelle gambe, lui che ha dei picchi d’affetto tenerissimi che mi scaldano il cuore. Un bacio rubato tra una scena e l’altra, con una dolcezza che sa di eternità, di urgenza e di bene, nonostante nessuna firma sancisca la promessa. Il rumore della lavatrice che fa l’ultimo lavaggio di maglie bianche, le stesse che probabilmente non vedranno luce fino all’indomani mattina – ché a quest’ora le cose si fanno, è vero, ma sempre in modo un po’ più svogliato del resto del giorno. Una macchina in lontananza, la sola che sfida la notte di un paesino. Una copertina leggera, bordeaux – s’intona poco alle pareti ma, forse proprio per questo, sembra perfetta.

È in questi attimi che tutto mi sembra tornare al suo posto. Nel mio divano rosso – il primo elemento di arredamento comprato sì con pochi soldi ma anche con molta autonomia, che per questo rappresenta orgoglio e libertà – mi sento a casa, io che non riesco quasi mai a tirare un sospiro di sollievo sentendomi soddisfatta, in pace. In questi momenti non vorrei essere in nessun’altra parte del mondo, in nessun altro luogo. Non in spiagge assolate con un cocktail in mano né nel deserto a rincorrere misteri. Non nell’oceano, o nella montagna. In una piscina, no. In un parco giochi – quelli che da bambina ho sempre desiderato visitare –, no.

Lì, cullata dalla normalità che mi sono guadagnata con sacrifici, sudore, insonnia, sento che il puzzle è completo e forma un bel disegno. Malgrado tutto.

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