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Paola Tavella e Agostino Toscana, "Deadflowers"

26 Marzo 2017 , Scritto da Simone Giusti Con tag #simone giusti, #recensioni

 

 

DEADFLOWERS

Paola Tavella – Agostino Toscana

(140 pagine, bookabook. E-book a 5€; Cartaceo a 12)

 

Una storia cruda e crudele che ruota attorno a un vecchio colpo degli anni di piombo. Un colpo andato a finire male.

Sono passati trent’anni. Chris è tornato e ha il grilletto più facile di prima. Rimette insieme la vecchia banda. Indio, che è quasi come un fratello, ma soprattutto Dori, la sadica ragazzina che amava i coltelli e che ora è divenuta una donna che si guadagna da vivere in un modo spietato e disumano. Peccato che sulle loro tracce ci sia una banda di fascisti e un vecchio sbirro incattivito.

Deadflowers non è un romanzo, è un film d’azione giocato in modo straordinario tra flashback che si rincorrono fino alla fine sprigionando un senso drammatico che picchia duro nel cuore.

I due autori tracciano personaggi veri, descritti per dettagli, personaggi di cui si sentono gli odori. La narrazione è scarna ma fortemente empatica, di quelle che ti entrano dentro subito e ti scavano con le unghie laccate di rosso e le punte metalliche dei pugnali. I capitoli sono brevi, i titoli grandi, in grassetto, che sembrano martellate. Ci raccontano una città, una grande città, e come tutte le grandi città è piena zeppa di gente spenta che insegue la sopravvivenza e, sebbene in mezzo a milioni di persone, è sola. Ci raccontano di gente che vive aggrappata a un passato che gli è rimasto cucito addosso come una pelle strappata, gente che ha smesso di vivere molto tempo fa quando ha iniziato a ricordare. Di gente che aveva un sogno e la vita è andata al contrario, di gente che dà la colpa a chiunque perché non si rende conto, o forse sì, che la colpa è solo sua, perché la vita che si ritrova se l'è voluta, se l'è cercata e costruita, passo dopo passo, e lo stesso vale fino all’ultimo gesto dell’ultima scena. Un susseguirsi di azioni stupide di barche ancorate in un porto che non c’è più.

Deadflowers è carne e sangue, schegge d’ossa, coltelli e pallottole, rabbia e disillusione. Un romanzo pulp che potrebbe essere un film. È già pronto, già sceneggiato. Un romanzo pulp che ci racconta tutto ciò che non si deve fare se si vuol vivere una vita vera.

 

«No. Ero morto prima. Quando tu eri via. Ero morto in quel bilocale di merda sulla Tiburtina, ero morto mentre cenavo con quella stronza di mia moglie e quel coglione di mio figlio, ero morto quando al lavoro non mi cagava più nessuno, ero morto quando dovevo ricattare i tossici e gli spacciatori per arrotondare la pensione. Ora sono vivo, Chris, vivo!»

 

Deadflowers è l’autostrada per l’Inferno, è saltare le uscite e schiacciare fino in fondo sull’acceleratore.

 

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