Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Vincenzo d'Alessio, "Immagine convessa"

8 Marzo 2017 , Scritto da Angela Caccia Con tag #angela caccia, #recensioni, #poesia

 

 

Conosco l’autore e ho aperto questo libro, Immagine convessa – Fara Editore 2017, conscia di trovare all’interno, oltre alla poesia, il sapore del grande romanzo: quel tutto organico che restituisce una precisa atmosfera da cui, tu lettore, non ti divincoli tanto è solida e ben costruita. Un buon libro di poesie - e questo è un libro di poesie - è come entrare in una casa che ha una sua precisa identità: ne percepisci i profumi, le ombre tenaci e quelle più docili alla luce variabile del giorno, gli angoli già carichi di storia, quelli con pareti pastello pronti a darti il benvenuto e altre dove fanno da protagoniste tende immobili statuarie e, dietro, una finestra che da tempo non si apre più. Un buon libro di poesie ha in sé l’invito ad entrare nello spazio esistenziale di chi l’ha scritto, di chi ha saputo raccogliere nell’unico linguaggio che gli è più consono, i suoi silenzi.

Titolo e copertina - che rappresenta la foto del figlio dell’autore, Antonio, morto giovane e bello -, sono un tutt’uno: l’uno spiega l’altra e viceversa. Non penso esista un genitore che vorrebbe sopravvivere alla morte di un figlio: con lui - il figlio - si spegne il mondo di chi, come un genitore appunto, lo ha amato visceralmente ed ha intrecciato nel bene e nel male la propria vita alla sua; di chi, ora, non sa più che farsene della propria vita così sprogrammata e, per sempre, disarticolata da tanto dolore. A meno che - a meno che … - non si raggiunga un compromesso e, quindi, una sorta di possibile convivenza con una sofferenza accesa sempre, ma che ora si lascia centellinare. Vela ancora gli occhi e ancora deforma l’immagine: ogni immagine, che torna convessa verso l’alto come un calice colmo di tanta appassionata umanità: chiavi di un regno, mappa di tanti orizzonti.

Da pag. 79 (meravigliosa!)

 

Posso dirti che non mi piace

vederti seduto ad aspettarmi

tra lapidi bianche al cimitero

meglio è sentirti con me

immergere gli occhi nel cielo

limpido delle terre verdi

dove siamo nati, Antonio

concerto di mare verso le sabbie

dorate di Camerota i frulli

salmastri del rosmarino nel vento

ci insegue mordendo i capelli

vieni, i fratelli vicini, mia moglie

ti guarda, quasi spia, la tua dolcezza

che piace a Dio.

 

Da pag 75

 

Ti hanno vestito con l’abito

buono, sorridevi baciato

dal tuo amore per la vita

le lunga dita ancora in fiore

come le corde del contrabbasso

 

Sei bello per sempre di fronte

all’eterno cuore leggero

del tuo sogno: si muore

dormendo dopo una lunga

notte d’amore.

 

In quanto esposto prima, la chiave di lettura del libro. Mi accosto ora ad altri argomenti, cari al nostro D’Alessio, precisando che ogni tema non è presentato - e affrontato - da nostalgico, ma da testimone, uno di quelli che teme l’adattamento a ciò che non va, la resa ad una memoria/automatismo senza la vividezza del ricordo; quel testimone, insomma, che non ha fatto il callo a ciò che non va e lo denuncia ancora una volta. Ecco che il verso è una sorta di memento lasciato al vento perché almeno una folata raggiunga e allerti sempre il futuro.

Da pag. 76

 

Padre Bosco che sei

più in alto siano santificati

i tuoi faggi vengano

le tue sorgenti a rinnovare

le valli sia fatta la tua volontà

uccelli nel cielo fiori sulla terra

dacci sempre il tuo fresco quotidiano

perdona i nostri errori

non ci privare dei tuoi doni

ma rinnovali nell’eterno

delle tue stagioni: Amen!

 

Da pag. 77

 

Dove vanno i giovani del Sud

i loro cognomi sparsi

ai quattro venti, gli occhi

spiritati di colore, le mani

calde di lavoro? Sciamano

rondini anonime dal deserto

delle nostre terre

pugni stretti ai fianchi solchi

sulla fronte portano la dignità

dei sogni avuti al sole.

 

Il Nord del mondo è

tempesta d’odio e di serpenti.

Giovani del sud onore

mai smarrito.

 

C’è una dimensione che pregna l’intero libro ed è quella della preghiera. Non è tanto l’esplicita devozione a Dio, comunque molto presente nel Nostro, ma una sorta di condivisione e partecipazione alla Vita di sempre e di tutti, con le proprie umane e precarie capacità, da figlio e fratello - veri e propri legami di sangue da quell’umanità che stilla un dolorepersempre.

Pregare è pensare al senso della vita, citazione di Wittgenstein alla quale fa quasi da rifinitura quella di Martin Heidegger, pensare è ringraziare, come a dire che quando si iniziano a toccare certe profondità si incontrano tanti e tali cieli che il porgersi di un poeta ha sempre un sottofondo di gratitudine e pelle accapponata

 

Da Pag. 33

 

La notte è un groviglio di rovi

per gli occhi in preghiera

per mani mansuete al giaciglio

il sole arancio sulle terre

nel sacro velo del cielo

beata te rondine che torni

 

non sappiamo se figlia

madre sposa della passata

stagione il tuo volo non muore

il nostro cade nel rantolo

antico delle ore.

 

Da pag. 97

 

Signore, posso chiederti dove

comincia il cielo dei poveri?

L’acqua del loro pianto è

polvere nel fuoco delle armi

il sangue dei figli è rosa

del deserto, puoi sentire

per amore della tua carne

queste grida?

 

E termino la mia riflessione che, come altre precedenti, non nasconde un pensiero affettuoso e di stima verso questo Poeta - in privato gli ho scritto che avrei voluto essere io l’autore del suo libro - col finale di una poesia di Paul Celan che ben si adatta a condensare il sapore lasciato dalla lettura

 

fanno restare senza fiato, oggi,

le mani giunte.

 

 

Angela Caccia

Condividi post

Repost 0

Commenta il post