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"Il diario di Eva" di Mark Twain

14 Settembre 2016 , Scritto da Lidia Santoro Con tag #recensioni

"Il diario di Eva" di Mark Twain

Il più dissacrante e anticonformista fra gli autori americani, Mark Twain, che disegna una storia d’amore umana e divina, la prima storia d’amore, una storia che si svolge nel paradiso terrestre, ma che trascura completamente l’aspetto religioso per scrutare quello umano.

E’ il ritratto di Eva, un ritratto che solo un ammiratore potrebbe eseguire, un ritratto che esalta la natura femminile.

Si deve dedurre allora che l’ironia e il maschilismo di Twain siano solo un altro aspetto del suo trascinante umorismo, perché se è vero che "Se una donna si guarda spesso allo specchio, può darsi che non sia tanto un segno di vanità, quanto di coraggio”, è anche vero che: "Che cosa sarebbe l'umanità, senza la donna ? Sarebbe scarsa, terribilmente scarsa" .

Eva è la voce narrante che con stupore, ma anche con precisione scientifica, registra il mondo intorno: il suo diario è un quaderno di appunti, di annotazioni, di scoperte.

Si pone delle domande a cui cerca di dare delle risposte che la soddisfano tanto che si compiace del suo istinto: ”Per essere giovane come sono, questa frase mi sembra molto intelligente”.

E il mondo che osserva le sembra quasi perfetto, la incuriosisce e la emoziona.

La luna, il cielo stellato... li guarda incantata, vorrebbe raggiungere le stelle, coglierne qualcuna per adornare i suoi capelli: ecco la donna raffinata e senza età, una donna completamente donna.

Dice: ”All’inizio non capivo a cosa ero destinata quando fui creata...”.

E viene da pensare che lei sia stata creata per la procreazione, per abbellire il mondo come un bel fiore, per riempire la solitudine di Adamo, invece no: è stata creata per cercare i segreti del mondo, per imparare, per provare e riprovare, per sperimentare a sua volta, lei che è un esperimento.

Piange, si stanca, ragiona, parla con se stessa per soffocare il silenzio, classifica e colora fiori, il mondo è una tavolozza di colori.

Ma Eva è veramente grande quando incontra Adamo, un animale sconosciuto, che la intimidisce e incuriosisce; lo cerca e lo osserva di nascosto, corre via per paura di essere inseguita, è profondamente delusa quando si accorge di non essere inseguita.

Niente di nuovo insomma: l’eterno gioco del corteggiamento, dell’apparizione e della sparizione.

Adamo l’attira e l’affascina, ma la delude anche, perché poco interessato alle cose che la interessano; non c’è sintonia nella loro visione del mondo.

Luminosa e curiosa lei, cupo, silenzioso e solitario lui.

L’universo di Eva è vasto: dolcezza, tenerezza, intelligenza vitale.

Ha la consapevolezza della sua superiorità senza sentire il bisogno di decretarlo, è materna e paziente nei confronti di Adamo, soffre per i dolori che le infligge, ha il cuore a pezzi per i suoi modi rudi e indifferenti.

Quando è triste sente la mancanza di amici e li cerca nello stagno e lì chiacchiera con la sua immagine, la sua amica, la sua unica amica, il suo rifugio nei momenti difficili, che sono sempre più frequenti da quando ha conosciuto lui.

E’ una storia dei nostri giorni, la storia eterna di una coppia che vive con le proprie diversità, che comunica in modo diverso.

Forse il segreto, almeno all’inizio di un rapporto, sono le differenze che attraggono più delle cose in comune e questo è stato il segreto anche per Adamo e Eva. Ma poi la mela, il frutto proibito, il peccato originale.

Ancora una volta è Eva che lo coglie, per curiosità, per conoscenza, per interesse culturale diremmo oggi.

Come può una creatura così giovane, inesperta e innocente, fragile e incantata, aver commesso il peccato ed essere punita? Sembra che Twain voglia convincerci dell’inesistenza del peccato originale, dell’assurdità della punizione inflitta.

Dopo aver decantato e descritto le capacità di Eva, la sua vivacità, il suo interesse per il nuovo, cogliere la mela sembra rappresentare il naturale epilogo di questo suo comportamento che abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare dalle prime pagine.

La mela, allora, dal punto di vista umano potrebbe rappresentare l’inizio della libertà, della condizione di scegliere arbitrariamente e incondizionatamente.

Twain sembra chiedersi se agire ed esistere in libertà, in modo autonomo, significhi agire contro la volontà di Dio, senza scelta.

Lei ama Adamo e continuerà ad amarlo anche dopo la caduta e continuerà a chiedersi il motivo di tanto amore, ma spererà sempre di vivere tutti i suoi giorni con lui, perché senza di lui non sarebbe vita.

Eva muore e Adamo le dedica una delle più belle dichiarazioni d’amore della storia, la più umana e la più divina, la prima:

Ovunque lei sia stata quello era l’Eden”.

Lidia Santoro

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