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La vita dopo la morte?

15 Novembre 2015 , Scritto da Marcello de Santis Con tag #marcello de santis, #saggi

La vita dopo la morte?

Come abbiamo visto, in un modo o nell'altro si torna sempre al dilemma "vita dopo la morte sì, vita dopo la morte no". E l'anima, dunque, continua a vivere? E se continua a vivere, resta vagante in questa ipotetica altra dimensione, o si reincarna (o può reincarnarsi) in un altro corpo (contenitore mortale) per una nuova esistenza?
Questo è stata sempre - anche all'interno di molte religioni del mondo - la controversia tra i materialisti (che negano) e gli spiritualisti (che affermano).
Se poi andiamo ad analizzare il pensiero (non solo) degli scienziati e degli studiosi orientali, vediamo che "nella vita è implicita la morte e la reincarnazione dell'anima in un altro corpo".
Non solo; ma si pensa che ciò obbedisca a regole ben precise, a seconda del comportamento dell'esistenza precedente, la nuova vita si sarebbe reintrodotta in un essere (persona o animale) migliore o peggiore.
E così di morte in morte, fino alla purificazione finale.
Per contro, qui in occidente studiosi come i materialisti credono che con la morte della persona tutto muore, sia il corpo materiale che quello spirituale: l'anima, appunto.
L'argomento fu affrontato anche dallo studioso Allan Kardec, che, nelle sue più importanti pubblicazioni - Il libro dei medium, Il libro degli Spiriti, Le rivelazioni degli Spiriti - studiò e sviscerò il problema della sopravvivenza dell'anima, o meglio dello spirito, dimostrando - a suo modo - la persistenza degli spiriti in altra dimensione, dimensione dalla quale essi gli avrebbero addirittura dettato i suoi libri essendo ansiosi di comunicare con i viventi.
Allan Kardec si spense a Parigi alla ancor giovane età (ma non per l'epoca) di sessantaquattro anni, a seguito delle conseguenze di una emorragia cerebrale, e fu seppellito al cimitero monumentale Père Lachaise.
Credeva così tanto nella sopravvivenza dell'anima (e in qualche modo alla reincarnazione) che sulla tomba venne posta una lapide con su scritto:

Naitre, mourir, renaitre encore et progresser sans cesse,
telle est la L
oi.

Nascere morire rinascere ancora e progredire senza sosta,

questa è la legge.

Dunque anche lui pensava: morire e rinascere per migliorarsi…
Ricordiamo cosa scriveva in seguito ai molti messaggi che gli spiriti gli comunicavano:

"I morti non affondano nel nulla! Vivono in altre sfere del reale secondo i meriti acquisiti sulla terra e bruciano dal desiderio di contattare quanti sono rimasti dall’altra parte della porta".

Gli studiosi della reincarnazione la pensano in tutt'altra maniera, come abbiamo visto; l'anima (o lo spirito di Allan Kardec) non resta confinato nell'altra dimensione, pur con l'ansia di mettersi in contatto con i viventi, ma questo essenziale elemento torna a vivere nel corpo materiale di un nuovo soggetto.
Ora, per questi signori alcuni elementi della manifestazione del fenomeno costituiscono prove vere e proprie.
Intanto va considerato il fatto che, nella maggior parte dei casi, il soggetto reincarnato, ad un certo punto della sua vita odierna, comincia a parlare spontaneamente di altra vita o di altre vite precedenti. Poi, specialmente nel caso in cui venga sottoposto a ipnosi regressiva, a puro scopo terapeutico (per guarire ad esempio da una malattia: ansia, insonnia, abulia, paura, fobia, stress) egli dà spontaneamente notizie circa vecchie esistenze. Come quando una persona si sottopone a sedute di uno psicologo che va a indagare indietro nel tempo nella vita della persona.
E che avviene (o che può avvenire) allora?

a) Il soggetto riportato all'infanzia, e anche prima, prende a parlare in lingue che (anche per la sua poca età o per la sua poca o nulla istruzione, a volte) sono a lui sconosciute (lingue straniere, o lingue morte, addirittura).
b) Prende a raccontare (e di seduta in seduta aggiunge dettagli) di una vita già vissuta, con altri nomi e in altri luoghi. Controlli successivi con vari mezzi confermano ciò che egli sta narrando.
c) Quasi mai, conferma lo sperimentatore, a queste notizie mescola avvenimenti immaginari o falsi.
d) Talvolta parla di segni particolari che avrebbe avuto su di sé il soggetto dell'altra vita con cui egli si identifica (segni che - magari - i genitori attuali non hanno mai individuato sul corpo di questo loro figlio).

Molti sono gli studiosi che, inizialmente scettici sulla verità del fenomeno, alla fine della loro lunga esperienza sono stati costretti ad ammettere che sì, la reincarnazione può esistere
Ricordiamo tra di essi, il dottor Gerald Netherton, che ha utilizzato con successo il metodo dell'ipnosi regressiva su più di 8.000 pazienti. Egli ha più volte dichiarato che inizialmente era scettico ma, in seguito ai brillanti risultati della sua esperienza, si è convinto che la regressione di un soggetto a vite passate ha portato alla scoperta di cose impensate, nuove e antiche allo stesso tempo.
E che l'unica risposta logica alla domanda, "esiste la reincarnazione?" è questa: ciò che il soggetto dichiara E' ACCADUTO.
Un altro studioso, che ha usato nel corso della sua lunga carriera il metodo della ipnosi regressiva, è il dottor Peter Ramster. Studioso australiano, nato e vissuto a Sydney, ha dedicato la sua vita alla ricerca di vite precedenti, e tutti i suoi casi sono raccolti nel libro In search of past lives, pubblicato nell'anno 1990. Ha girato anche un film sulla reincarnazione che ha avuto molto successo in campo internazionale. Ma quello che gli ha dato più notorietà è stato un lungo documentario girato per la televisione, in cui ha messo sotto ipnosi ben quattro signore, australiane come lui. Dopo aver raccolto notizie strabilianti su vite da loro vissute in un tempo precedente, esse sono state accompagnate sui luoghi da loro indicati, e, punto per punto, sono stati riscontrati tutti gli elementi che hanno dato conferma di queste esistenze pregresse.
Una di esse era la signora Cynthia Henderson che, sottoposta al trattamento ipnotico, ha ricordato di essere vissuta al tempo della rivoluzione francese, quindi alla fine del settecento; in stato di sonno ipnotico la signora ha parlato correntemente in lingua francese (lingua che lei non conosceva), ed è stato accertato che nel suo modo di esprimersi usava perfettamente le inflessioni dialettali del tempo. Non solo, ma ha indicato luoghi, strade e piazze di alcune città di quel periodo, con i nomi che portavano al tempo della rivoluzione, nomi che oggi non erano più in uso, e che sono stati rintracciati solo dopo accurate ricerche, anche consultando antichissime carte geografiche.

RACCONTI DI AMICI

Laura Fontana è una giovane signora di Piombino, la quale mi ha raccontato una storia che riporto qui sotto.
E' il settembre dell'anno 1981; esattamente il giorno 19. Laura ha 20 anni ed è innamorata di un giovane, purtroppo già impegnato (era fidanzato, mi scrive, ma quando è iniziata tra noi io non lo sapevo, pensavo fosse libero). Erano solo due anni che andava avanti questa relazione e pochi sapevano di essa. Ma questo ai fini della storia non ha importanza.
Ed ecco cosa accadde; lascio a lei la descrizione.

"Il ragazzo di cui ero innamorata parte insieme ad un gruppo di amici per una spedizione di pesca subacquea a Montecristo, un'isoletta dell'arcipelago toscano. Esattamente allo Scoglio d'Africa, un punto che noi chiamavamo Africhella.
Erano tutti ragazzi molto esperti, che facevano spesso questo sport.
Fin qui niente di strano.Sarebbero rientrati la domenica sera, ma io il sabato mattina mi sveglio all'improvviso in lacrime. Avevo fatto un brutto sogno.
Erano le 9.00. Nel sogno c'ero anch'io sulla barca insieme a quei ragazzi, si tuffavano e riemergevano ora uno ora l'altro.
Ad un certo punto tutti erano riemersi e stavano decidendo di tornare a terra, quando "lui" manifesta il desiderio di fare un ultimo tuffo. E si getta in mare.
All'improvviso, non sapevo spiegarmi perché, percepii che aveva bisogno di aiuto; mi sporgo dall'imbarcazione, cerco faticosamente di allungare una mano nell'acqua, lui era là, mezzo sotto e mezzo visibile, ma con sgomento non riesco a prendere la sua mano.
Riaffonda, gli amici si tuffano in soccorso, ma di lì a poco riemergono con il corpo senza vita.
Sogno anche l'interminabile, per me doloroso, ritorno a terra, e poi anche il funerale. Mi sveglio dal sogno di soprassalto e scoppio a piangere, un pianto convulso, inarrestabile.
Mi vesto, sono quasi le 11.00, scendo in piazza in cerca di notizie, ma "sapevo", purtroppo, ne ero certa; quando vedo venirmi incontro un amico comune, dalla sua faccia ho conferma che non era stato solo un sogno. In pratica, sapevo cosa era accaduto senza che lui me lo raccontasse; non gli do neanche il tempo di parlare ed esclamo "So tutto". Lui, che non era andato con loro, era stato appena avvisato della disgrazia.
Ho scoperto che, mentre sognavo, il tutto si stava svolgendo in contemporanea,
con la sola differenza che io non ero fisicamente presente al fatto.
Questo episodio, comprensibilmente, mi ha segnato la vita.
E voglio dirti, Marcello, un'altra cosa, importante per me: a distanza di 20 anni ho fatto di nuovo lo stesso sogno e, quando mi sono svegliata, quella mattina, ho realizzato che era lo stesso giorno dello stesso mese in cui era accaduta la tragedia.
Questo è strano: è come se io non è che avessi solo previsto ma che lo avevo vissuto in prima persona stando sulla barca con i ragazzi, e vedevo lui che saliva e scendeva senza vita, e non riuscivo a prenderlo.
Partecipai alle esequie, ci siamo anche abbracciate, io e la sua fidanzata.
Sai una cosa? Mi confessò la fidanzata, "un giorno mi disse: se potessi scegliere una morte, v
orrei che la mia avvenisse in mare."
.

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