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Vincenzo Cardarelli

25 Settembre 2015 , Scritto da Marcello de Santis Con tag #marcello de santis, #personaggi da conoscere, #poesia

Vincenzo Cardarelli


Vincenzo CARDARELLI
(1887-1959)



Forse il tempo di stare al mondo è finito, e io me ne devo andare… Il mio biglietto è scaduto.
Ho passato i sessanta, ormai, ma da molto più tempo mi sento vecchio, più vecchio di quello che sono, come si dice: un vecchio decrepito. Sono solo, e in effetti sono sempre stato solo; senza parenti e senza amici (colpa del mio caratterino; cercare di stare sempre lontano da tutti, solitario, silenzioso, un po' per timidezza, molto - dicono - per scontrosità.) E sempre senza soldi.
In questa stanza gelida non riesco né a pensare né a scrivere. Il freddo è, ed è stato per tutta la mia vita, il mio peggior nemico. Ho freddo! Non posso quasi più camminare e mi sento rotto in tutto il corpo. Devo stare a letto; sto bene, fisicamente dico, soltanto quando mi alzo verso le sei o le sette di sera; e poi succede che la notte non dormo. Non ho mai dormito, più di una o due ore al massimo, fin da ragazzo, e questo mi ha distrutto, giorno dopo giorno, a nulla sono valse le medicine, le cure. L'anemia cerebrale che mi ha intorpidito fin da quando avevo vent'anni non mi lascia un attimo di quiete. E ancora: ho il fegato a pezzi (non ha mai funzionato come avrebbe dovuto e dovrebbe) e il medico mi ha trovato disturbi circolatori; dovuti alla pressione.
Ecco: questo è il mio ritratto di oggi. Perché un'esistenza così povera, così grama, doveva toccare proprio a me?! A me che non faccio male a nessuno, che non vivo che per le lettere.
Ho passato la vita intera a pensare e a scrivere (non so far altro…).
Quanto tempo è trascorso, da quei miei Viaggi nel tempo che Vallecchi mi pubblicò quasi trent'anni fa! E "Il sole a picco! E poi "Il cielo sulle città" e "Solitario in Arcadia", che da poco ha visto la stampa ad opera di Mondadori.
E adesso? Adesso, i miei mali, mi lasceranno vivere ancora? Ne sarò capace, fisicamente? Ché, di idee e lavori già iniziati, ne ho tanti qui sul tavolo, e nei cassetti! Col materiale che ho, già ne potrebbero venire fuori altri tre o quattro volumi. Ma non ce la faccio, neppure a tenere la penna; ho le dita ghiacciate, anchilosate. Mamma, che freddo! Forse sono giunto al capolinea! "Forse il mio biglietto è scaduto!" Davvero; e nonostante le mie opere!
Sono solo, e senza denaro. Senza soldi in effetti sono sempre stato, fin dalla mia prima fuga da Corneto, la Tarquinia degli etruschi! forse sono anch'io un poco etrusco, ho il sangue di quel popolo nelle vene. Avevo diciassette anni e molti sogni di gloria.
In questo momento (ma quanti momenti simili a questo!) non ho soldi neppure per arrivare alla fine del mese. Miei nemici, oltre i malanni, sono le tasse, la pigione (sono in arretrato di qualche mese), il dentista (quanto soldi gli ho dato! e mi ritrovo ugualmente senza denti…)
Ricordo tutte le mie poesie, e quel caro volumetto, "Poesie nuove"
Ma che freddo!
Il freddo e la mancanza di pecunia!
Povero e abbandonato, da tutti.
Amici e nemici (che poi non è che ne avessi, di nemici…) Gli amici invece, anche questi pochi invero, debbo confessarlo onestamente, mi hanno sempre aiutato; così qualche editore, o direttore di giornale, anticipandomi (quante volte lo hanno fatto!) i compensi per i miei scritti e per le mie corrispondenze; e per i miei articoli e saggi. Tutti - ad eccezione dei romani menefreghisti delle necessità degli altri - tutti sono stati cortesi e gentili con me; talvolta addirittura premurosi.
Ma il denaro, sempre, mi è bastato per sopravvivere appena dignitosamente. E quando ne ho avuto, ho pensato a chi ne aveva più bisogno di me. E adesso sono costretto a tentare di sopravvivere; come del resto ho fatto da sempre. Sopravvivere, sì, è il termine giusto, sopravvivere, parola giusta, ma come è brutta! E sto sopravvivendo… almeno fino alla fine del mese. Eppoi… speriamo… qualche santo provvederà… Avrei bisogno di ristampare le mie opere, per avere qualche soldo per tirare avanti. Ma a chi chiederlo?
Quasi quasi me ne torno al mio paese, tra il profumo degli etruschi!

Io nacqui forestiero in maremma, di padre marchigiano,
e crebbi come un esiliato, assaporando con commozione precoci tristezze
e indefinibili nostalgie.
Non mi ricordo la mia famiglia, né la casa dove son nato, esposta a mare,
nel punto più alto del paese, buttata giù in una notte come dal
l'urto di un ciclone,
quando io avevo due anni appena. (da: Memorie della mia infanzia)

Qui, del resto sto bene. Ho una piccola sovvenzione dal governo, ma non mi basta. Fastidi col partito non ne ho mai avuti se non qualche premio in denaro mancato per avere ritardato a rinnovare la tessera. Quanto entra nel mio misero bilancio, però, non è sufficiente per i miei pur limitatissimi bisogni. Avrei bisogno di un paio di calzoni pesanti, e di un cappotto. Ma come devo fare? Non esco quasi più per il freddo; ho diradato anche le mie visite al caffè Aragno; quanti amici incontravo là, quante discussioni intavolate, tutte costruttive, quante poesie ho abbozzato su quel tavolino della terza saletta, che mi ha visto tante ore a scrivere a pensare, e parlare con gli amici poeti e scrittoi, forse non mi vedrà più…
Ho bisogno di stare a letto, al caldo, per non morire.
Quando viene l'estate?
Ho freddo, tanto freddo!
Questo freddo mi sta uccidendo…

marcello de santis

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