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Niente di nuovo sotto il sole

30 Settembre 2015 , Scritto da Sergio Vivaldi Con tag #sergio vivaldi, #il mondo intorno a noi

Niente di nuovo sotto il sole

Se non avete vissuto in una caverna in cima all'Himalaya, potreste aver sentito parlare di immigrazione, di diritti LGBTQ e teoria del gender. La polemica in Italia è stata molto aspra e, come accade sempre in questi casi, la voce più forte è di chi vorrebbe reprimere qualsiasi diversità e mantenere lo status quo. Queste persone si esprimono con termini discriminanti, razzisti e violenti, e rappresentano un fenomeno in forte crescita, generato dall'ignoranza e dal rifiuto di conoscenza. Il diverso è sempre stato oggetto di discriminazione in ogni periodo storico e la retorica che accompagna la discriminazione si appoggia su argomenti consolidati, basati su pregiudizi e su una differenziazione tra un noi positivo e un loro negativo.

Per supportare l'accoglienza sono stati fatti appelli alla solidarietà e a sentimenti umani o umanitari (le due cose non sono sempre correlate), ma questi appelli hanno esaurito la loro forza in poco tempo – come era lecito attendersi – e la foto del cadavere di un bambino ormai non fa più notizia. Giorni di storie strappalacrime sui due fratellini, sul bimbo morto e sul padre disperato, sui sogni della famiglia – notare il lessico, ricalcato dall'articolo ma comune a tutti i giornali, concentrato sui sentimenti del lettore e volto a stimolare empatia. Altri hanno parlato dell'indole migratoria umana, qualcuno ha confrontato il destino dei migranti con quello dei cervelli in fuga, altri hanno portato motivazioni economiche, ciniche ma capaci di dimostrare come l'immigrazione non sia il grande pericolo. Nessuno di questi messaggi è riuscito a superare la barriera noi/loro creata da chi si oppone alla presenza di stranieri sul suolo italiano.

Le ragioni sono semplici: la divisione noi/loro viene definita insormontabile, un'incompatibilità naturale tra culture diverse e si alimenta con la paura, la diffidenza e il razzismo latente. Nel momento in cui l'altro è visto come un pericolo per l'individuo, non esistono ragioni di solidarietà, di storia o di economia capaci di cambiare un'opinione tanto radicata, come dimostrato dai contro-slogan usati dai massimi esponenti della corrente anti-immigrazione (“aiutiamoli a casa loro” o “aiutateli a casa vostra”). Si potrebbe riassumere il concetto citando Lovecraft: “Il sentimento più antico e radicato nel genere umano è la paura, e la paura più antica è quella dell'ignoto”.

Stesso tipo di tensioni, e di divisione noi/loro, avviene tra eterosessuali e omosessuali. Anche qui fatti di sangue si susseguono, persone picchiate perché gay, adolescenti che si suicidano perché si sentono inadeguati. Intanto, gli estremisti fanno leva sulla diffidenza, sul sospetto, sulla discriminazione, mortificando e offendendo persone, proponendo una norma perché è la loro norma, sottomettendo il sentimento alla procreazione e generando altro odio. Sono tutte argomentazioni antiche, le stesse che portavano a bruciare le persone in piazza, o, in tempi più civilizzati, a condannarle ai lavori forzati. L'omosessualità non è più un reato, ma l'omofobia rimane e si esprime con l'emarginazione sociale, con la violenza psicologica e spesso anche fisica.

Uno degli argomenti preferiti degli estremisti è la protezione dei bambini, potenzialmente esposti e influenzati da comportamenti devianti. È lo stesso argomento da decenni, presentato in varie sfumature sia contro gli immigrati sia contro gli omosessuali. Oggi viviamo l'apoteosi della ‘teoria del gender’, una teoria inesistente, come spiegava Chiara Lalli. Se si applicasse questa teoria, i bambini si convincerebbero di poter scegliere quale sarà il loro sesso e il sesso dei loro partner una volta adulti. Il principio fondamentale della famiglia verrebbe distrutto. Non detto, il pericolo di un mondo formato solo da omosessuali e l'inevitabile estinzione della razza umana diventerebbero realtà. Quanto tutto ciò sia ridicolo lo ha capito persino il Ministero dell'Istruzione, con questa circolare, e anche il Papa, nel suo recente intervento al Congresso americano, ha dato la priorità ad altri problemi. In un passaggio del suo discorso papa Francesco dice:

Non posso nascondere la mia preoccupazione per la famiglia, che viene minacciata, come mai prima d'ora, dall'esterno e dall'interno. Vengono messe in dubbio le relazioni fondamentali, così come i fondamenti del matrimonio e della famiglia stessa. Posso solo ricordare l'importanza e, soprattutto, la ricchezza della vita familiare.

In particolare vorrei porre l'attenzione sui membri più deboli delle famiglie, i giovani. Tanti di loro sono attesi da un futuro ricco di possibilità, ma tanti altri sembrano disorientati e privi di uno scopo, intrappolati in un labirinto di violenza, abusi e disperazione.”

La prima parte è anche riferita alle unioni omosessuali, ma persino il Papa sembra ritenere più importanti altre questioni. Il Papa. Il massimo esponente del Cattolicesimo. Forse non sarà mai favorevole alle unioni omosessuali, ma indicando priorità diverse lancia un messaggio molto forte nei confronti di chi si batte con tanto ardore per la causa eterosessuale.

Per superare la divisione noi/loro l'unica via è conoscere l'altro, e in questo la letteratura dovrebbe giocare un ruolo fondamentale. Fuori dall'Italia questo in parte accade. ‘L'estero’ non è un paradiso, è pieno di contraddizioni, per ogni paese pronto ad accogliere migranti o a legalizzare i matrimoni omosessuali ci sono paesi che chiudono le frontiere costruendo muri vecchio stile, in mattoni e filo spinato o che arrestano esponenti dei movimenti omosessuali. Nessun paese si salva dalle tensioni, Stati Uniti in testa, dove non è mai stata davvero affrontata la questione della schiavitù nera, una questione fonte ancora oggi di tensioni fortissime nonostante il presidente abbia la pelle nera. E la popolazione nera negli USA è solo la punta di un iceberg composto dai milioni di “latini” e altre minoranze.

Ma in tutta la comunità letteraria anglofona qualcosa si sta muovendo, c'è una spinta evidente a cercare voci diverse nella narrativa e si è sviluppato un dibattito sulle discriminazioni, grazie ad autori che provengono da tutti i gruppi etnici. Un esempio su tutti, dei finalisti del Man Booker Prize 2015, solo due sono bianchi. E nella letteratura di genere la tensione è evidente, se un gruppo di scrittori, noto come Rabid Puppies, sostenitori di posizioni razziste, misogine e omofobe, ha truccato i voti dell'ultimo Hugo Award, costringendo gli organizzatori a non assegnare il premio in cinque categorie. La non assegnazione è una scelta corretta, ma rappresenta comunque una vittoria per i Puppies, e le reazioni nel mondo della Speculative Fiction non si sono fatte attendere. Il dibattito, tutt'ora in corso, è particolarmente acceso e la maggior parte degli autori, qualsiasi sia la loro origine, sta facendo fronte comune sulla questione.

In Italia questo dibattito è inesistente, gli unici attori sono membri del mondo politico – più attenti al ‘bene superiore’ – o blogger, come chi scrive, che non hanno intenzione di concedere una facile vittoria a posizioni conservatrici. Dove sono gli scrittori che potrebbero raccontare queste storie, suscitare un dibattito sull'argomento? Vanni Santoni, in un'intervista rilasciata in occasione del trentennale della morte di Italo Calvino, faceva questa riflessione:

Esagerando un poco, ma neanche troppo, si potrebbe dire che i lettori di narrativa contemporanea sono arrivati a essere non solo una nicchia ma addirittura una subcultura, e tanto basterebbe.

Non si può però negare che ci siano anche ragioni strutturali per la situazione attuale: gli spazi che hanno gli scrittori sui giornali maggiori, per non parlare degli altri media, sono relativamente ridotti, e anche quando se ne incontrano, la sopravvenuta legge della supremazia del venduto fa sì che vi si vedano autori midcult più spesso di altri ‘letterari’, e se questo si combina col sempre minor spazio che hanno in generale i libri sui media (pensiamo anche alla sostanziale esclusione dei critici di professione dai medesimi), l'effetto di ‘perdita di peso relativo’ degli scrittori è inevitabile.”

Involontariamente, Santoni ha risposto alla mia domanda ma, aggiungo io, se agli scrittori (e ai critici) non viene dato spazio, è anche perché non c'è interesse. Eppure il rinnovamento di una cultura, elemento fondamentale per non cadere in una stasi portatrice di arretratezza, nasce dal cambiamento e dall'ibridazione. Solo in questo modo si possono considerare nuovi punti di vista e sviluppare nuove idee in ogni campo, sociale, artistico, economico, politico etc. Dovrebbe essere argomento di discussione sui giornali e sulla rete, invece il dibattito è inesistente e i sostenitori delle due correnti parlano con appelli alla solidarietà, frasi urlate e l'immancabile ironia derisoria tipica dei social network.

E intanto, qualche sera fa passavo davanti a un elegante albergo vicino Campo dei Fiori a Roma e un distinto signore in giacca e cravatta ironizzava su come sarebbe meglio rimettere quell'ambulante, che cercava di vendere dei fazzoletti, su un gommone.

Stessi argomenti, stesse tensioni, stesso rifiuto di prendere posizione, in Italia come e più che all'estero. Niente di nuovo sotto il sole, quindi. Ma ci sono nuovi soli. E brilleranno presto, non importa quale posiziona si scelga di tenere.

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