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Ceccardo Ceccardi

21 Settembre 2015 , Scritto da Marcello de Santis Con tag #marcello de santis, #personaggi da conoscere, #poesia

Ceccardo Ceccardi

Ceccardo ROCCATAGLIATA CECCARDI
(1871-1919)


Nessuno m'intende!
Sono un eterno sognatore, ingenuo e fanciullo, a dispetto dei miei quarant'anni.
Solo i miei compagni d'osteria di messer Savani, oste e vivandiere amico, mi sono vicini, nei momenti di nera… e sono tanti questi momenti, in questa mia disgraziatissima avventura che gli ottimisti chiamano "vita".

Permettete che mi presenti: sono il poeta e generale Ceccardo!
Cari Manfredo e Ubaldo e Peppino! E tutti voi altri, amici, che soffrite al mio soffrire! Avventure! Quante avventure contano i miei anni, studi avventizi che mai ho portato a buon fine, collaborazioni a giornali e riviste che durarono il tempo d'una rosa (per il mio caratteraccio - dicono - ma che posso farci? Io sono fatto così).E le mie disgrazie familiari e politiche e sociali! Ed economiche. Tutte le disgrazie, mi si sono scaraventate addosso!
- Nacqui in una tetra notte di tempesta, e tempesta fu tutta la mia vita!
Ah, se io scrissi qualche bel verso nessuno saprà mai a che prezzo l'ho potuto e saputo scrivere!
Ma la mia poesia vivrà.

Quando ci rivedremo/ il tempo avrà nevicato
sul nostro capo, o amore:/ avremo quasi passato
il mare, e sarà il cuore/ più sincero e pacato.
Ma non avremo più remo:/ io ne l'onda infinita del sogno,
tu della vita,/ lo avremo infranto/
oh amore

A dispetto dei molti che non capiscono o non vogliono capire; vivrà insieme a me, in questa caotica avventura che è la mia vita. E vivrà dopo di me. Vivrà soprattutto per mia madre che mi volle poeta. Divenni fanciullo prima, ragazzo poi, grazie a te, madre! Che mi leggevi e rileggevi Shelley e Leopardi, e mi facevi entrare nel cuore il Parini e le sue Grazie. Grazie, madre! Che mi hai voluto dotto, e che mi hai sognato poeta. Il tempo pagherà, quando io non sarò più, sarò poeta allora, e tu la lassù ne avrai gioia. Ma io, allora, dove sarò?
Come eri bella e altera, madre mia! Che bel nome madre mia, il tuo: Giovanna Battistina Ceccardi! Il tuo cognome sarà sempre unito al mio; e i posteri sapranno il perché. Sapranno il perché di Ceccardo Roccatagliata Ceccardi. Il tuo esempio e i tuoi insegnamenti m'hanno reso quello che sono.
Tre in matematica, bocciato e ribocciato in questa materia arida e a me lontana; ma sette e otto nelle classiche. E lo devo a te, madre! Oggi cerco disperatamente una o due foglie d'alloro per cingerne il capo, ma tutto mi è contro, nessuno che m'intenda! E i denari mi sfuggono. E intorno ho solo miseria e disgrazie.
Mio figlio malato - la tisi l'uccide - mia moglie che amo, lontana (spesso litigo con le sue sorelle, e questi litigi mi fanno fuggire) e io, che mi trasformo allora in eterno viandante in cerca di me stesso. E di pace.
Io, grullo e sognatore, fuori dalla realtà, forse; senza armi, se non la mia poesia e la mia eterna canna di bambù - che è la mia carta d'identità, la mia cravache - che roteo vorticosamente sopra la testa, per calarla sulle spalle ai prepotenti.
E gli amici. Quelli veri!
Mio buon Savani, che "grande volerci bene" fra di noi, oste della malora! Quante serate davanti ad un bicchiere di vino, con le carte in mano, a declamare versi tra una bevuta e l'altra!
E tu, e gli amici, i soli che mi capivano! E le fughe da casa, col quadro di Carducci stretto al petto! E Genova, Genova coi suoi caruggi, coi suoi vicoli sporchi e neri, che salgono dal porto alle stelle. Vico delle pietre, vico chiuso della rana, vico degli stoppieri, vico cicala, vico boccadoro…
Quanta nostalgia! E quante osterie! le osterie che erano casa nostra. E le panchine, col mio piccolo Tristano (triste nome, quasi un presagio… quasi un destino…) per mano… la sua mano nella mano di un padre disgraziato.
La mia barba incolta, la vecchia palandrana sempre più logora, e unta; e i riposi forzati in stanze fredde e gelide.
E la pazzia!
Che tenta di rapirmi…

"… radi capelli scuri scomposti, naso informe di un rosso purpureo, una camicia spiegazzata quasi uscente dai pantaloni malamente sorretti, sotto un ventre prominente, da quando quelle sciarpe scozzesi multicolori come usavano i carrettieri d'una volta…
Sembra un tragico clo
wn…"

marcello de santis

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