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Tenente Colombo della mia giovinezza

23 Settembre 2015 , Scritto da Marcello de Santis Con tag #marcello de santis, #personaggi da conoscere, #televisione

Tenente Colombo della mia giovinezza



Considerando il livello di vita dell'età moderna, essa in genere va ben oltre gli 80. Ma il nostro caro amato tenente Colombo, l'aveva superato questo limite; seppure di soli tre anni. Si può dire dunque che non fosse eccessivamente vecchio, anche se la sua età, indubbiamente l'aveva.
Il fatto è che dopo una vita avventurosa e piena di entusiasmo, per il suo lavoro di attore, e di successi, dovuti alla fama conseguita nel mondo intero per il suo personaggio principe, Peter Falk , negli ultimi anni non stava affatto bene.

"Si trascinava dietro, e con fatica" quello che per lui era diventato "il residuo d'esistenza", nel vero senso della parola. In maniera povera e trasandata. Chissà, forse nella sua mente, con l'aiuto della quale non cercava più di risolvere i suoi tanto amati casi polizieschi, già sognava un mondo nuovo - magari tra angeli o demoni, chi può dirlo? - dove potesse indossare ancora il raffazzonato impermeabile beige, per non toglierselo più.
Ricordo una volta che, la sempre invisibile/presente signora Colombo (che invisibile era anche quando pareva che stesse per apparire sulla scena là per là, magari proprio per rimbrottarlo per la sua sciattezza, magari per dirgli: ma su tenente (lo chiamava così, a casa) vestiti bene!) l'aveva obbligato a mettersene addosso uno nuovo, di impermeabile, gliel'aveva comprato con tanto amore, era marrone, un po' più scuro di quello solito - lo ricordo con simpatia quell'episodio della lunga serie - lui faceva del tutto per non indossarlo; se lo toglieva ad ogni occasione, lo posava da qualche parte, su una sedia, su un divano, con la scusa di fare le dovute indagini su un omicidio, per dimenticarsene (per fare finta di…) e buonanotte al secchio.
C'era, nei pressi, sempre un giovane vice ispettore, creato appositamente dalla produzione, non tanto per aiutarlo nelle indagini - che anche dall'aspetto e dai modi di fare costui si era subito rilevato per gli spettatori come un imbranato, un giovane bello e aitante, sì, dotato di acume moderno e di metodi pseudo-scientifici rispetto ai modi tradizionali del tenente - ma, più che per questo, dicevamo, per richiamare l'attenzione di Colombo sulla sua sbadataggine.

- tenente, il suo impermeabile!
- ah, grazie, senta, mi faccia la cortesia, me lo porti in macchin
a!

Macchina! Se macchina poteva definirsi quello scassatissimo mezzo di trasporto, (e con quale altro nome indicarlo!) scrostato, sbuffante, scoppiettante, ma in qualche modo efficiente, cui si era affezionato quanto e più del suo soprabito sgualcito e sporco.
Caro tenente Colombo, che hai catturato la mia/nostra attenzione, lungo tutti gli anni settanta, con quella lunga serie di telefilm polizieschi, con il tuo modo di fare tanto modesto quanto efficace! Ognuno di noi ti veniva dietro nei tuoi ragionamenti mentali, che cercavamo di immaginare, e che tu, quasi sempre, scena per scena, ci facevi indovinare, guidandoci passo dopo passo perché volevi proprio che noi ti seguissimo pedissequamente; e così fino alla risoluzione dei gialli, trasformandoci in quello che anche ognuno di noi diventava vicino a te: un investigatore.
L'indiziato, che tu capivi subito chi fosse, parlando con te pensava di trovarsi, meno male, davanti a uno scombinato ispettore di polizia, un tonto come tanti. E man mano che le storie andavano avanti, alla buona come sempre, ci portavi ad esclamare, col tuo sorriso strano - dovuto anche al fatto che, fin da bambino (a tre anni, a causa di un tumore), ti avevano dovuto asportare l'occhio destro e l'avevano sostituito con una protesi - come usava fare Scherlock Holmes:elementare Watson, riferendosi alle spiegazioni che dava al suo assistente dottore.
E anche noi pensavamo: Elementare! Grazie tenente Colombo, non ci avevamo pensato!
Quante volte nella mia lunga età ho visto e rivisto tutti quegli episodi. Anche adesso che sono stati trasmessi e ritrasmessi (e qualche network li dà ancora), talvolta girando col telecomando, mi capita di trovarti ancora su un canale che ripropone una storia di quelle antiche, magari già iniziata, forse giunta alla metà o verso la fine, ma non importa; piuttosto che andare avanti alla ricerca di qualcosa che mi soddisfi, (e che non c'è mai), mi fermo qua, dove il mio/nostro grande amico Colombo sta portandosi la mano destra alla fronte, e si ferma, sulla soglia di una porta, sconcertando l'assassino (che sa essere lui, ma questi non sa che Colombo sa) che pensa: e mo che altro sta architettando sto rompiscatole? Caro tenente Colombo!
Ricordo, una volta, un'attrice - che interpretava la parte di se stessa anche nella finzione scenica - non ti disse che eri sciatto, ma ti regalò una cravatta nuova; fece di più, te la mise intorno al collo e provvide persino a farti il nodo, come farebbe una brava moglie. Ti ridevano gli occhi, mostravi contentezza, ma noi dentro sapevamo che non vedevi l'ora di uscire da quella reggia di casa, per togliertela e rimetterti la tua, vecchia bandiera degna del tuo regale stazzonato impermeabile beige. Caro tenente Colombo! Ci hai lasciato un vuoto dentro che non si potrà mai riempire.
Mi dicono che negli ultimi tempi giravi, solo - e sconosciuto ai passanti - per le vie di Los Angeles, con indosso, al posto dell'impermeabile, la tua malattia (n.d.r. dal 2008 soffriva di Alzheimer), come un barbone, la mente non ti reggeva più, non ci stavi più con la testa, dicono, (che male mi ha fatto apprenderlo dai media!). Solo il corpo - pure se malridotto - ti permetteva ancora di guardare - con quell'occhio buono che ti ha aiutato tutta la vita - e fare passi incerti alla ricerca di te stesso, che avevi purtroppo smarrito da qualche tempo. E lo cercavi - inconsapevole - per le strade di Los Angeles.

marcello de santis

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