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Manzoni a Livorno

4 Agosto 2015 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #luoghi da conoscere

È arcinoto che Alessandro Manzoni (1785 – 1873) venne in Toscana per “risciacquare i panni in Arno”.

Come riporta Giulietta, la primogenita ventenne, nel suo diario, dal 10 al 25 luglio del 1827, la famiglia al completo, composta di tredici persone, compresi i domestici - spostandosi con due carrozze, di cui una nel corso del viaggio finì in una scarpata - giunse a Livorno.

Durante il soggiorno a Genova, dove aveva preso i bagni di mare, Manzoni era stato messo sull’avviso riguardo al caldo “oltraggioso” della nostra città e a certe zanzare che davano la febbre e rovinavano la pelle, per cui vi arrivò già prevenuto. Non contribuì a ingraziarlo verso di noi un disguido organizzativo per il quale fu sballottato da un albergo all’altro. Si fermò quindi in via Ferdinanda, cioè via Grande.

Scrivendo all’amico Tommaso Grossi, si lamenta della confusione:

tale è la folla, l’andare, il venire, l’entrare, l’uscire, il gridare, il favellare.”

Sebbene le finestre della camera d’albergo dessero sul retro, esse si affacciavano su una chiostra che apparteneva al Caffè Greco, allora il primo di Livorno, e gli schiamazzi toglievano il sonno a tutta la famiglia.

Sappiamo che nel viaggio Manzoni aveva portato parecchie copie del romanzo, da poco stampato in una stesura antecedente alla revisione linguistica. Il libro, infatti, aveva avuto successo ma non era facilmente reperibile in Toscana. Le vendette quasi tutte.

It is well known that Alessandro Manzoni (1785 - 1873) came to Tuscany to "rinse clothes in the Arno".

As reported by Juliet, the eldest 20-year-old sister, in her diary, from 10 to 25 July 1827, the complete family, made up of thirteen people, including servants - moving with two carriages, one of which during the journey ended in an escarpment - came to Livorno.

During his stay in Genoa, where he had taken sea baths, Manzoni had been warned about the "outrageous" heat of our city and certain mosquitoes that gave a fever and ruined the skin, for which he arrived already prevented. An organizational misunderstanding for which he was tossed about from one hotel to another did not contribute to ingratiate him. He then stopped in via Ferdinanda, that is, via Grande.

Writing to his friend Tommaso Grossi, he complains of the confusion:

 

"Such is the crowd, the going, the coming, the entering, the going out, the shouting, the talking."

 

Although the windows of the hotel room faced the back, they looked out onto a cloister that belonged to the Caffè Greco, then the first in Livorno, and the cackling took the whole family off sleep.

We know that on the journey Manzoni had brought several copies of the novel, recently printed in a draft prior to the linguistic revision. The book, in fact, had been successful but was not easily available in Tuscany. He sold almost all of them.

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