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Il ruolo della donna nell'Islam e la deriva del Califfato

26 Agosto 2015 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #il mondo intorno a noi

Il ruolo della donna nell'Islam e la deriva del Califfato

L'Islam è una religione che regolamenta anche il diritto civile penale e la politica. Le donne, nel mondo islamico, sono considerate essere inferiori e tutto parte proprio dalla religione.

Ecco, per esempio cosa, si può leggere negli Hadith (sentenze) del profeta Maometto: Hadith 3826, narrato da Abu Said Al Khudri: Il Profeta disse: "Non è vero che la testimonianza di una donna equivalga alla metà di quella di un uomo?". La donna rispose: "Sì". Lui disse: "Il perché sta nella scarsezza di cervello della donna". La donna è dunque un essere inferiore e, in caso di testimonianza, due donne valgono come un uomo, la donna ha ruolo esclusivo di riproduttrice, i figli appartengono comunque al padre e sono automaticamente musulmani, l'uomo, che può avere fino a quattro mogli, può ripudiarle, basta che lo ripeta per tre volte davanti a testimoni, mentre la moglie non può ripudiare l'unico marito che le è concesso, in famiglia la femmina non gode degli stessi diritti ereditari del maschio. Il Corano prevede che il marito può picchiare la moglie per educarla e metterla sulla retta via, lo farà però non in testa e senza lasciare segni sul corpo: “E riguardo a quelle donne di cui temete disonestà e cattiva condotta, ammonitele, rifiutate di condividere i loro letti, battetele....”

Questo in generale, un discorso a parte, poi, va fatto per la deriva dell' integralismo e la sua peggior espressione: Il Califfato dell'Isis.

Una ragazza yazida, di soli 12 anni, ha testimoniato al New York Times di aver subito violenze dagli uomini del Califfato. Il suo carceriere si avvicinava per violentarla, lei gli diceva: "Fermati, mi fai male", ma lui le sussurrava all'orecchio: "Secondo l'Islam è lecito stuprare un infedele. Stuprarti mi avvicina a Dio". Un'altra ragazza yazida di 15 anni ha raccontato, sempre al New York Times: "Il mio carceriere continuava a dirmi che lo stupro è “ibadah", un termine arabo per indicare il culto, la religione. Lo stupro dunque è preghiera per le frange estremiste.

Dal 2009 Boko Haram ha ucciso migliaia di nigeriani, non ha risparmiato certo le donne che, anzi, sono quelle che hanno avuto il trattamento peggiore. Picchiate, costrette a sposare i miliziani, violentate e ridotte in schiavitù. Lo raccontano alcune sopravvissute a mesi di prigionia e maltrattamenti portate in salvo dall'esercito nigeriano dopo le ultime offensive contro l'esercito di Boko Haram. Quando le prelevarono dalle loro prigioni erano magrissime, mangiavano solo una volta al giorno e venivano tenute legate. Sono innumerevoli i racconti degli orrori vissuti, il rapimento dalle loro case, le percosse, le violenze fisiche. Le ragazzine venivano unite in matrimonio ai terroristi. “Si sforzano di fecondare le donne”, dichiarò il governatore di Borno, regione della Nigeria, “alcuni pregano prima dell’accoppiamento, offrendo suppliche ad Allah per riuscire ad avere dei bambini che erediteranno la loro ideologia”.

Non è solo una parte della Nigeria a fare scempio delle donne e ad avere il problema dei crimini compiuti dai jihadisti. Nelle mani dei terroristi islamici ci sono cinquemila donne, come è stato raccontato anche all'ONU da Zainab Bangura, rappresentante per i crimini sessuali di guerra. “Dopo aver attaccato un villaggio, lo Stato islamico separa le donne dagli uomini, giustiziando questi ultimi e i bambini sopra i quattordici anni. Le donne sono denudate e dopo un test di verginità, sono classificate in base a bellezza e dimensioni del seno. Quelle considerate più belle vengono inviate a Raqqa con i prezzi più alti..Abbiamo sentito di una ragazza di vent’anni bruciata viva perché si è rifiutata di compiere un atto sessuale estremo”.

Anche l’Onu si è espresso alla fine, mentre le femministe occidentali che fanno? Si occupano di libertà già abbondantemente conquistate, incapaci di dire anche solo una sola parola sulle ragazzine nelle mani dell'ISIS, ma è assai più facile occuparsi di sessismo, quote rosa e gender, piuttosto che affrontare l'argomento delle donne schiave nel nome dell’islam.

Quando in Iran, all'avvento di Khomeyni, fu imposto lo chador alle donne, le nostre femministe agguerrite si schierarono dalla parte del religioso dittatore criticando le ragazze persiane che, invece di manifestare contro il carovita, rivendicavano il diritto di indossare la gonna, i jeans al posto del velo, senza considerare quanto venisse lesa la loro libertà. Per capire basta leggere il romanzo “Mille splendidi soli” dello scrittore di origine afghana Khaled Hosseini in cui racconta:

«Mariam non aveva mai indossato il burqa, Rashid dovette aiutarla... il pesante copricapo imbottito le stringeva la testa. Era strano vedere il mondo attraverso una grata. Si esercitò a camminare ma incespicava continuamente nell’orlo. La innervosiva non poter vedere di lato ed era sgradevole sentirsi soffocare dal tessuto che le copriva la bocca..

E' facilmente intuibile che il burqa toglie libertà nei movimenti, e non solo, il tessuto pesante rende difficile la respirazione, crea stati confusionali e disturbi all'udito, Insomma, lesioni fisiche e morali.

Pochi conoscono Ayaan Hirsi Ali, politica e scrittrice, nata a Mogadiscio e naturalizzata olandese, ha raccontato in un libro la sua storia: infibulata da bambina, fuggita a soli 22 anni da un matrimonio combinato in sole due ore dal padre, si è rifugiata in Olanda e si è impegnata in favore dei diritti delle donne nell'ambito della tradizione islamica. In "Infidel", la sua autobiografia descrive l'Islam come una "religione retrograda" ed incompatibile con i diritti umani, a proposito dell'infibulazione racconta: “L'escissione è per le donne crudele da diversi punti di vista. È fisicamente crudele e doloroso; inizia le ragazze ad una vita di sofferenze. E non è neppure efficace nel raggiungere l'obiettivo di rimuovere il loro desiderio.”(Ayaan Hirsi Ali- Infidel -(New York: Free Press, 2007), pagina 140).

Care femministe svegliatevi, abbiate coraggio di affrontare il mostro, perchè di questo si tratta...“ Se non ora quando “?

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