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Reportage: Uzbekistan, un viaggio sulla grande via della seta

12 Luglio 2015 , Scritto da Liliana Comandè Con tag #liliana comandè, #luoghi da conoscere

Reportage: Uzbekistan, un viaggio sulla grande via della seta
UN PAESE AFFASCINANTE CHE, NONOSTANTE LE DOMINAZIONI SUBITE, HA MANTENUTO LE SUE TRADIZIONI.

L’Uzbekistan è un’affascinante destinazione turistica, non molto nota al turista italiano, ma conosciuta dai veri viaggiatori che, attratti dai paesi dalla cultura totalmente diversa dalla nostra, amano visitare mete alternative ai tradizionali e più noti circuiti turistici.
L’Uzbekistan è attraversato dalla famosa “Via della Seta che, partendo da Venezia, attraverso l’Armenia, l’Iran ed il Kyirgystan, portava fino alla Cina.
La Via della Seta era stata così denominata dai carovanieri e dai mercanti che la utilizzavano per i traffici e scambi commerciali che si tenevano lungo di essa. Quest’importante strada di comunicazione era citata spesso quale punto di riferimento geografico sulle antiche mappe dei primi viaggiatori.
Sin dal Medioevo la via della seta è stata oggetto narrativo di storie, non sempre veritiere, da parte di coloro che al ritorno dei lunghi viaggi raccontavano fantastiche avventure capitate proprio lungo quella leggendaria via di collegamento.
I mercanti intraprendevano lunghi viaggi per acquistare principalmente seta grezza o lavorata, oltre ai bozzoli dei bachi che la producevano, al fine di produrre seta sia nel nostro paese sia nel Nord Europa.
I maestri di filatura e tessitura di quelle località insegnarono anche ai mercanti, al seguito di Marco Polo, l’antica arte dell’allevamento e della tessitura di questa pregiata stoffa.

LA STORIA PIÙ RECENTE…

Dopo il crollo del muro di Berlino, con la conseguente frammentazione di quella che fu la grande Unione Sovietica, l’Uzbekistan ha riaperto al mondo il suo scrigno ricco di preziose meraviglie che hanno segnato una parte della storia strettamente legata alle scoperte di Marco Polo durante uno dei suoi interminabili viaggi.
Geograficamente si trova al centro dell’Asia. Confina a nord con il Kazakistan, a sud con il Turkmenistan e Afganistan, a est con il Tadjikistan e il Kyrgystan
Vi sono circa 25 milioni di abitanti che vivono prevalentemente di agricoltura, una delle principali risorse del paese. L’industria mineraria è molto avanzata e i metodi di estrazione di minerali preziosi quali l’oro e l’argento collocano l’Uzbekistan al quarto paese nel mondo per quantità estratta sia di questi che di altri minerali. Anche l’estrazione del petrolio e l’industria automobilistica è molto sviluppata.
l’Uzbekistan è uno degli Stati dell’Asia Centrale più ricco di storia. Il suo territorio, lambito a nord ovest dal grande lago salato d’Aral, si estende lungo i corsi dei fiumi Syr-Darya e Amu-Darya. Fu terra di conquista di Alessandro Magno nel IV secolo a.C., quindi asservito all’impero persiano poi i turchi occidentali nel VI secolo d.C. vi portarono la religione islamica e l’alfabeto scritto. Nel XII secolo fu invaso dalle orde del mongolo Gengis Khan e nel XIV secolo passò sotto il dominio turco del non meno spietato Tamerlano. Nello stesso secolo alcune tribù mongole iniziarono a chiamarsi “uzbeki”, ripresero il controllo della regione e lo mantennero fino ai giorni nostri. Nel XIX secolo fu stato vassallo di un impero zarista teso ad impedire l’espansionismo inglese e, a partire dalla “rivoluzione d’ottobre” del 1917, divenne regione estrema dell’Unione Sovietica, che vi impose la collettivizzazione e la monocoltura del cotone. Infine, dal 1991, l’Uzbekistan è una repubblica presidenziale indipendente.

TASHKENT LA CAPITALE

Tashkent ha una popolazione di 3 milioni di abitanti. Il clima si può definire molto simile a quello mediterraneo, sebbene in inverno faccia un po’ più freddo ma il terreno è molto fertile e questo particolare clima permette la raccolta del grano 3 volte all’anno.
Il mese più freddo è gennaio e può capitare che nevichi, mentre il più caldo è luglio, la cui temperatura può arrivare fino a 38°, sopportabilissimi perché privi d’umidità.

Questa “moderna” capitale colpisce per i suoi innumerevoli parchi e giardini, tutti ben curati, e il tantissimo verde a disposizione dei cittadini.
Nella zona centrale della città si trovano i più importanti alberghi di varie categorie, ma molte catene alberghiere stanno costruendo bellissimi e lussuosi alberghi dotati di centro congressi, businness center ed altre infrastrutture adatte a uomini d’affari.
La capitale non ha un vero centro storico, c’è solo un vecchio edificio che segna un ipotetico centro. Tashkent è per lo più una città moderna ed i suoi edifici ed alberghi ci ricordano molte città dell’Est Europeo. Tuttavia, lo stile architettonico dei palazzi “Modern-Soviet" fa di Tashkent una capitale davvero interessante
La sua metropolitana merita assolutamente di essere visitata perché si può ammirare un autentico capolavoro stile Decò. Le decorazioni alle pareti, i lucidi marmi, i bei lampadari rendono questo piccolo gioiello un’opera d’arte.

BUKHARA

Durante una lunga traversata di circa sette ore nel sud-est del paese, attraversando immensi campi coltivati a cotone e ortaggi, osservando fiumi e fiumiciattoli che scorrono costeggiando i lati dell’“autostrada”, incontrando paesini agricoli dove ci si può fermare per vedere che quasi in ogni casa l’allevamento “fai da te” di bachi da seta è imperante, si arriva nella bella città di Bukhara. Ogni monumento storico o sito culturale che si vede a Bukhara è la testimonianza del grande talento artistico del popolo Uzbeko, della sua forza creativa nel campo delle scienze, della cultura spirituale, di quella filosofica e religiosa.
Per migliaia d’anni, Bukhara è stata presa come esempio del simbolo della civilizzazione. Ed i mercanti, i pellegrini (i turisti di allora) che vi transitavano per la religiosità dei luoghi, ne hanno fatto un sito sacro, oltre che un importante centro di scambi commerciali. Le numerose cisterne d’acqua che vi si trovano fungevano/fungono da laghetti dove godere un po’ di riposo e di frescura oltre a esercitare la funzione di luoghi di relax, di socializzazione e di divertimento della popolazione.
La città è conosciuta soprattutto per i tappeti, ma all’origine ci fu un equivoco: i “bukhara”, ben noti tappeti conosciuti in tutto il mondo per i loro disegni, colori e tessitura, non provengono da questa città. Sono prodotti in Turkmenistan, ma essendo stata Bukhara uno degli snodi mercantili più vivaci sulla “Via della Seta”, già all’epoca di Marco Polo, è qui che questi manufatti iniziarono ad essere commercializzati e presero il nome della città.
Le moschee, le madrasse, i minareti, le piazze, gli archi, le vie lastricate e i capolavori architettonici dei palazzi, tra cui i palazzi dell’Amministrazione, il Mausoleo dei Samanidi, la Cittadella con il palazzo del Gran Kan (il quale si era fatto costruire un piccolo balcone sul torrione più alto, proprio sopra la piazza, da dove assisteva alle esecuzioni capitali), testimoniano la grande fama di Bukhara. Oggi, dopo tanti anni di abbandono, si assiste alla sua rinascita grazie al restauro e alla conservazione di tutti questi monumenti, riportati al loro originale splendore.
Gli oltre 140 siti museali presenti sono stati dichiarati dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Tra i più importanti, c’è la piazza secentesca Labi-Khaus, con la più grande madrassa (scuola islamica) della città costruita intorno ad una vasca; la moschea e il minareto Kalyan del XII secolo, alto 47 metri, un tempo l’edificio più alto dell’Asia; il mausoleo di Ismail Samani, la struttura più antica e più elegante della città, completata nel 905 d.C. Siamo affascinati dall’architettura relativamente semplice e sobria, ma imponente, dei monumenti.

E se l’immaginazione ci rimanda alla magnificenza cromatica di alcune moschee che abbiamo in mente, rischiamo di rimanere delusi. A Bukhara, proprio per l’antichità del sito, i colori prevalenti sono il beige e il marrone, gli stessi delle numerosissime piccole case dei dintorni. Tra i pochi passanti di un giorno feriale, soprattutto fedeli, si può osservare che gli uomini portano tutti un copricapo quadrangolare nero con disegni floreali bianchi, vestono abiti lunghi e scuri ravvivati dal sash blu o bluette, una sorta di maxicappotto trapuntato. Le donne portano abiti coloratissimi con disegni floreali che coprono i pantaloni, anche questi variopinti. Come riconoscere una donna nubile? Semplice. Se la fanciulla porta treccine tutte raccolte all’interno di un ampio fermaglio decorato, vuol dire che è “da marito”. Altrimenti – se le treccine sono sciolte – significa che è sposata.

Ma Buhkara offre ancora la visita alla moschea e alla madrassa Nadir Divanbegi, con il suo timpano decorato a mosaici rappresentanti uccelli fantastici. Qui ci sono tre bazar coperti. I tappeti, ovviamente, sono l’attrazione principale, ma pure le splendide sushine di seta ricamate a mano da giovani donne. Ve ne sono di tutte le misure, vuoi come eleganti centrotavola, vuoi come tendaggi o come parati in un ambiente etnico. Nell’antichità, a seconda dell’armonia dei disegni, dei colori e della perfezione dei ricami di questi preziosi manufatti, l’uomo decideva chi valesse la pena di prendere in moglie. Una sorta di test prematrimoniale. Qualcuno fa ottimi affari, ma giungere ad un accordo sul “prezzo giusto” è un’arte nella quale pochi di noi sono avvezzi.

LA MITICA SAMARKANDA

Sul Milione sono citate più volte capitali epiche tra le quali anche Samarkanda, una delle città più vecchie del mondo. Fondata oltre 2.750 anni fa, raggiunse tra la fine del 14° secolo e l’inizio del 16° la massima espansione sotto il regno del famoso condottiero Tamerlano. Di quel periodo, purtroppo, ci sono pochissimi riscontri archeologici che possono confermarne il suo antico splendore. Dalle testimonianze storiche della necropoli di Shah-i-Zinda (14° sec.) ed altre d’epoca medievale, si può capire quanto fossero sviluppate l’architettura e il bellissimo mausoleo di Gur Emir, dove ancora oggi si può ammirare la tomba del grande Tamerlano e della sua famiglia, ne sono un esempio.

Nello stesso mausoleo sono sepolte anche le spoglie degli uomini più importanti del paese, tra questi il famoso Ulughbek, insigne astronomo, scienziato, esperto matematico e statista il quale, già nel 1.428, fece costruire un osservatorio astronomico d’elevata precisione (ancora oggi parzialmente visibile) ed a lui si debbono molte scoperte che rivoluzionarono i concetti astronomici di quei tempi.
A Samarcanda si possono ammirare importanti “Madrasse” (scuole Coraniche), e la necropoli di Shakhi Zinda consistente in 11 mausolei decorati con splendide maioliche dai delicati colori che vanno dal turchese al blu cobalto con sfumature di colore lapislazzulo. Ancora oggi sono ben conservati e piuttosto visibili e mostrano un gradevole gioco di forme e di colori.
The Registon Square, è una enorme piazza incorniciata dalle tre più importanti Madrasse, ricche di decorazioni in maiolica dai colori brillanti che variano dal giallo ocra al blu cobalto, dal turchese al verde smeraldo. Queste splendide maioliche impreziosiscono la piazza con i loro riflessi sfumati di colore.
I suoi quattro longilinei minareti, che svettano ai lati, avvolgono le Madrasse come braccia, le cui mani, protese verso il cielo, sembrano essere messe a protezione di questo sacro e imponente mausoleo religioso.
È un’atmosfera magica quella che si respira a Samarkanda anche se, uscendo dal nucleo storico, i riflessi di un’urbanistica di stampo sovietico fanno effettivamente un po’ “a pugni” con l’architettura dei monumenti e la ricchezza cromatica e stilistica degli antichi palazzi. Ma fervono lavori di restauro volti al recupero, alla tutela e all’esaltazione di un patrimonio di inestimabile valore storico culturale.

Della necropoli Shakh-I-Zindeh, con i tre gruppi di mausolei, dell’immensa Piazza Registan, non si finisce mai di ammirare l’azzurro luccicante dei mosaici finemente decorati, dove pure campeggiano antiche scritture e si confondono le simbologie di zoroastriana memoria. Giganteggia la moschea di Bibi-Khanym, un tempo destinata alle grandi assemblee. Fu il gioiello di Tamerlano. Tutt’ intorno il grande bazar: il più spettacolare e suggestivo sito folcloristico di Samarkanda. Un enorme caravanserraglio di vestiti, stoffe, cappelli, turbanti, tappeti. Al coperto, il mercato agricolo con ogni ben di Dio di spezie, vegetali, frutta, frutta secca, melograni, cereali

URGENCH

Volando verso est, si arriva dopo circa 30 minuti di volo ad Urgench, una piccola città resa importante dalla vicina cittadina di Khiva.
Fondata agli inizi del 17° secolo, mantiene intatta la sua fisionomia medievale e i suoi minareti, i suoi vicoli, le sue moschee, le sue scuole coraniche sono ancora in un perfetto stato di conservazione. Tutte le costruzioni sono edificate in mattoni d’argilla e paglia, e il colore della città è lo stesso del materiale che è stato adoperato con sfumature che tendono al nocciola. Le case e i palazzi sono ancora oggi abitati e lungo le strade e nei quartieri della città vengono esercitati mestieri di antica memoria che catapultano indietro nei secoli chi proviene come noi da paesi supermoderni. Sembra di essere capitati in un’opera teatrale ambientata in un mondo arcaico e lontano che non ci appartiene più.

KHIVA

Definita la perla dell’Uzbekistan è contemporanea della fondazione di Roma e risale a 2.500 anni B.C.
Documenti attendibili, invece, ne testimoniano la nascita addirittura a 2.700 anni prima di Cristo. Così come alcune testimonianze confermano la creazione della prima Accademia dell’Asia centrale (chiamata di “Ma’moon”) proprio in questa città e ben 1.500 anni B.C. Oggi tale accademia è assurta a nuovo splendore, grazie a importanti lavori di restauro, ed è stata riaperta al pubblico.

A Khiva, vivono attualmente circa 1.500 persone le quali debbono il loro benessere a questa città, frequentata da turisti, ma che è riuscita a mantenere intatta la sua identità di città fortezza ben difesa dai suoi muri di protezione. I muri la incorniciano nei quattro lati e sono ancora ben conservate sia le porte di accesso sia gli spalti difensivi e gli innumerevoli minareti, il più celebre dei quali è quello incompiuto (sembra che la popolazione si rifiutasse di sponsorizzare l’opera che riteneva brutta e troppo costosa).
Una leggenda vuole che questa piccola città fosse fondata da Sem, figlio di Noè, che qui scavò un pozzo. Khiva era importante sia come fortezza sia come snodo commerciale sulla “Via della Seta”. Si entra dunque all’interno della città più antica, Ichan-Kala, perfettamente restaurata. È un insieme fitto di minareti, come quello di Kalta Minor, ricco di mosaici di colore turchino, di moschee e di madresse.

Colpiscono, in particolare, la fortezza di Kukhna Ark e la moschea Juma sostenuta da ben 212 colonne lignee decorate con disegni floreali e rappresentazioni di animali. Nel XVI secolo Khiva fu capitale sotto il regno dei Timuridi, che la resero tristemente famosa a causa di un fiorente mercato di schiavi. Quando si visita il museo delle carceri si comprende che questa dinastia di governatori si distinse anche per le atrocità inflitte a chi commetteva un qualche reato.

I dipinti dell’epoca alle pareti, raffiguranti sevizie inimmaginabili, sono lì per dare un’idea del terrore che furono in grado di incutere i signori di queste terre. Solo nel XIX secolo i russi riuscirono a sottrarre la città al giogo dei Timuridi.

Oggi il centro storico di Khiva è un luogo turistico molto vivace, pieno di innumerevoli bazar, piccole botteghe e scuole d’artigianato, che si distinguono soprattutto per i lavori di intaglio del legno con cui vengono realizzate porte arabescate, baldacchini, paraventi, leggii e altro.

Salendo sulla torre Kukhna Ark si possono scattare bellissime foto della cittadella, soprattutto al tramonto, quando il sole che scende per “coricarsi”, colora magicamente cupole e mura di cinta.

Reportage: Uzbekistan, un viaggio sulla grande via della seta
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