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Volpi metropolitane

29 Novembre 2014 , Scritto da Patrizia Bruggi Con tag #patrizia bruggi, #racconto

Franz Marc (1880 – 1916) Le volpi
Franz Marc (1880 – 1916) Le volpi

È di questi giorni l’articolo pubblicato sul quotidiano “La Stampa” che riporta l’allarme diffuso nel Regno Unito: «È invasione di volpi a Londra: sempre più esemplari popolano la metropoli, scelgono come loro “casa” i giardini delle villette e si sfamano dai cassonetti.»

Drastiche e molto discusse le misure decise dalla municipalità per ridurre il proliferare degli animali.

Ma superata l’iniziale inquietudine causata da un segnale così serio e deciso proveniente dalla natura, se si prendono per un attimo le distanze da quanto potrebbero mettere in atto i sudditi di Sua Maestà Britannica per tutelarsi, la notizia, condita da un pizzico di fantasia irriverente, può prendere tutt’altra piega.

Un articolo che potrebbe essere la gioia di Esopo, di La Fontaine, dei fratelli Grimm, di Collodi, che, dall’alto, guardando il mondo, si danno di gomito, annuiscono e sogghignano, quasi ad affermare: «Noi, di volpi che ne facevano di tutti i colori, ne avevamo scritto in tempi non sospetti. Ora non diteci che non vi avevamo messi in guardia!»

Questo, forse, penserebbero.

Mentre il bimbo della favola “I vestiti nuovi dell’imperatore”, vedendo i suoi concittadini affondare il naso nel giornale aperto e sentendoli commentare ad alta voce la notizia, risponderebbe con una semplicità che sa già di disincanto: «Che novità sarebbe? Io di volpi che abitano nelle villette ne conosco tante! Certo, non mangiano la spazzatura, anzi, siedono a tavola composte, usano le posate d’argento e i tovaglioli di fiandra… e la domenica salgono in carrozza per fare delle lunghissime passeggiate sul lungofiume.»

Gli astanti, a quell’affermazione, estratti con un guizzo i nasi dai fogli del quotidiano, punterebbero gli occhi – delle capocchie di spillo invelenite – sul ragazzino. I loro volti risentiti si farebbero esageratamente aguzzi per imporre a quel discolo sfacciato il silenzio assennato che sempre richiede il quieto vivere.

Lì per lì, il bimbo non capirebbe quegli sguardi.

«Che ti salta in testa, bambino? Tu non sai stare al mondo!», lo rimprovererebbe una voce al di sopra delle teste assiepate.

Poi, al crescere del mormorio di riprovazione dei concittadini, il ragazzino si accorgerebbe improvvisamente del vibrare stizzito di baffi lunghi e sottili, mentre da sotto a cappotti e mantelle inizierebbero a sventolare nervose delle codone rosse e cotonate.

Il bimbo, in un lampo, comprenderebbe così il profondo significato del detto “parlare di corda in casa dell’impiccato”.

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