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La crisi del contemporaneo

16 Novembre 2014 , Scritto da Claudio Fiorentini Con tag #claudio fiorentini, #cultura

La crisi del contemporaneo

Certo che essere un contemporaneo oggi non è una cosa da nulla. In qualsiasi momento ti capiti di esserlo è già una bella sfida, ma se ti capita oggi, nell’era in cui l’informazione è alla portata di tutti, allora vedrai che sfortuna: trovi sempre qualcuno che ti mette sul tavolo la storia e, invece di sentirti proiettato al futuro, immancabilmente ti trovi a parlare del passato. Ah, che bello sarebbe se ti dicessero: “Contemporaneo, sei forte, vai avanti che ti aspetta un bel futuro” e se magari concludessero anche con un “Grazie!”. Inutile sperarci. Essere un contemporaneo significa che ti devi confrontare con gente che è al mondo come te, con la stessa vita, gli stessi problemi, lo stesso sistema nervoso quasi sempre a pezzi e lo stesso ambiente malsano che condividi con tutti… essere contemporaneo significa condividere il tuo spazio con qualcuno che ti considera suo contemporaneo.

Bene, e allora veniamo al punto. A me è capitato di essere contemporaneo ora, in piena era dell’informazione, e sai che ho notato? Che tutti credono di saperne più di te, vuoi perché a scuola ci vanno un po’ tutti, vuoi perché è facile trovare informazioni in rete e leggerle in pillole (senza verificare le fonti), vuoi perché quello veramente ha studiato e non vede l’ora di fartelo capire, alla fine quello che ti sta davanti non ti vede come fonte di arricchimento, ma ti vede come ricettacolo del suo ego. E che fa con il suo ego? Te lo sbatte davanti: se sei un pittore di astratti lui ti tira fuori Kandinski; se sei un poeta quello ti tira fuori Baudelaire; se sei un romanziere quello ti sbatte in faccia Manzoni. E tu sei quasi intimidito, senti che ti devi giustificare perché loro sono mostri sacri e tu no, ascolti il discorso di quello lì che ti sta facendo vedere com’è bravo e quanto è informato, mentre il tuo lavoro artistico scompare mestamente e tu ti senti un inetto.

Ma non c’è da scoraggiarsi, succede a tutti i contemporanei che non sono stati certificati dal mercato o dalla TV. La realtà è che la storia dei contemporanei ancora non è stata scritta, quindi un contemporaneo, per definizione, non ha ancora passato il filtro del tempo. E quanti ce ne sono che ancora non passano il filtro, tutti insieme ammassati nell’attuale, un periodo di tempo infinitesimo di cui abbiamo coscienza perché lo stiamo in qualche modo vivendo.

Ma vedi, è importante essere contemporaneo, del resto noi lo siamo dal momento che ci parliamo. E proprio perché contemporanei forse non ci rendiamo conto di quanto sia importante il nostro contributo: un contemporaneo fa, esegue, crea, e con la sua arte, forse inconsciamente, diventa un piccolo tassello che serve a costruire la storia di cui si parlerà tra cinquant’anni. Facendo e creando, ovviamente, interagisce con altri, si espone ai suoi contemporanei, nevvero? E rischia di suo! Che lo prendano per un cialtrone o lo considerino un genio folle non importa, bisogna però apprezzare che il contemporaneo gioca a carte scoperte mentre il mercato lo osserva sorridendo e lo espone a critiche impietose.

Ha coraggio un contemporaneo, il clima non gli è mai favorevole, ancor meno oggi. Eppure non demorde.

Gli altri, che sono sempre lì a servire da paragone, sono stati storicizzati, riconosciuti e ammirati… eppure anche loro sono stati una volta contemporanei, anche loro si sono esposti al rischio della derisione, e di due o tre che sono stati riconosciuti dalla storia, centinaia di grandi talenti sono stati dimenticati. Facile paragonare un contemporaneo a uno storicizzato, difficile è capire quanto coraggio ci sia nell’essere contemporaneo, alla fine non importa se si passerà alla storia, importa contribuire a questo meraviglioso movimento che determina l’evoluzione dei linguaggi artistici, e vi assicuro che farne parte è un onore.

Claudio Fiorentini

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