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LA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLA

6 Settembre 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #recensioni, #pittura

LA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLA

La ragazza con l'orecchino di perla

Tracy Chevalier

Neri Pozza Editore

pp. 236

Si è chiusa recentemente a Bologna una importante mostra, sulla Golden Age della pittura olandese e, se anche questo ha creato qualche polemica essendo esposti quadri di Rembrandt a e di altri famosi pittori, la eccezionale riuscita dell'esposizione che ha richiamato sotto le due torri 342.626 visitatori, è dovuta principalmente a un solo quadro “La ragazza con l'orecchino di perla” di Johannes Vermeer.

Questo dipinto, insieme alla Gioconda di Leonardo, è senza dubbio una delle opere d’arte più note e amate in tutto il mondo. Un quadro dal fascino particolare, l'ingenuo volto della giovane ritratta con un impenetrabile sguardo, da oltre tre secoli continua a far sognare coloro che hanno potuto ammirarlo o che magari ne hanno soltanto visto copie riprodotte, ovunque, in giro per la città. Si tratta di un dipinto olio su tela, databile intorno al 1665-1666, di piccole dimensioni (44,5×39cm), ma di grande fascino, con una suggestiva leggenda alle spalle che lo circonda di un'aura misteriosa e che colora con una nota di romanticismo la biografia di un grande pittore del quale in realtà si conosce ben poco.

Il quadro raffigura una giovane donna ritratta di tre quarti nell'attimo preciso in cui si gira verso l'artista e lo guarda con profonda intensità. Colpiscono la lucentezza della perla e i colori degli abiti che risaltano su sfondo scuro. Il magnetismo che conquista lo spettatore è dato da una serie di elementi: il turbante e la perla, dal fascino esotico, una fanciulla dallo sguardo innocente e al tempo stesso assolutamente languida e ammaliante, infine le labbra lucide e semi aperte che le danno una carica di candida meraviglia, ma anche una vena di accattivante erotismo. Non si sa con certezza chi fosse in realtà la bella modella, c'è chi attribuisce il giovane volto alla figlia del pittore e chi invece, come la scrittrice Chevalier, alla serva di casa. Questo enigmatico velo di dubbio che nasconde la sconosciuta ha fatto sì che Tracy Chevalier ne scrivesse un best- seller nel 1999 da cui poi fu tratto un film nel 2003 con Scarlett Johansson nel ruolo della protagonista. Certo è che di fronte al quadro si è portati a sognare e a credere che la storia raccontata nel libro che ho letto sia vera, dietro quello sguardo innocente, dunque, io ci ho visto la giovane domestica di casa Vermeer.

Griet ha sedici anni quando a causa della malattia del padre, decoratore di piastrelle che ha perso la vista, è costretta a prendere servizio in casa del pittore per aiutare la famiglia rimasta senza reddito. Fra la ragazza e l'artista si instaura un rapporto di immediata confidenza, che non trascende in passione, ma che nella innocente purezza della giovane crea un forte turbamento. Col tempo la fanciulla mostra timidamente interesse e innata comprensione per la pittura. Notando la sua propensione naturale, l'accortezza con cui non muove di un millimetro, mentre spolvera, gli oggetti disposti in attesa di essere riprodotti, Vermeer le insegna come preparare i colori per i suoi dipinti, macinando ingredienti naturali che le manda a comprare di nascosto da tutti, creando così una sorta di segreta collaborazione che in Griet, e forse nello stesso artista, porta a una crescente inquietudine. L'autrice riesce con maestria a tratteggiare una sottile linea che, fra sguardi e sospiri, separa la passione per l'arte a quella sensuale che potrebbe scatenarsi fra amato e amante.

La giovane protagonista vive la sua situazione di sottoposta con orgoglio e coraggio, soffrendo la mancanza della famiglia, del padre malato, della madre che le ha insegnato tutto, del fratello costretto come lei a lavorare anzitempo, che poi farà una brutta fine e della sorellina piccola che morirà di peste senza che lei possa rivederla provocandole un grande dolore. Griet si abitua lentamente al cambio di vita cui è costretta anche per la differente religione praticata dai suoi padroni , in casa Vermeer, cattolico, trova quadri di crocefissioni e Madonne a cui non è abituata, ma è la passione per la pittura che la rende forte e orgogliosa di poter assistere e partecipare in qualche modo alla nascita di nuove opere d'arte. La giovane e piacente cameriera attira le brame del mecenate di Vermeer che vorrebbe circuirla, ma che si accontenterà del quadro che il pittore gli promette per distogliere le sue malevoli intenzioni e per mantenere buone relazioni con lui, essendo Van Ruijven la sua principale fonte di reddito. In realtà Vermeer prova un desiderio inconfessato e del tutto personale di ritrarla e lo farà nascostamente alla moglie che, fra un parto e l'altro (darà alla luce undici figli),troverà il tempo di nutrire una forte gelosia nei confronti della serva di casa. Gelosia e sospetto che aumentano durante il periodo in cui il marito, lavorando segretamente al quadro della ragazza, crea fra loro una maggiore complice intimità. Griet nel frattempo conosce Pieter, il figlio del macellaio dal quale viene mandata a fare spesa per conto della famiglia. Un bel ragazzo con i riccioli d'oro che se ne innamora e spasima per averla come moglie, lei non ricambia subito i suoi sentimenti anche se capisce che lui è l'unico futuro che si possa aspettare, così inizia con l'accettare le sue attenzioni in una sorta di fidanzamento ufficiale, fino a cercarlo e a farsi possedere una sera durante la lavorazione del quadro, quando l'attrazione per il pittore diventa un insostenibile desiderio carnale. ”Talvolta non faceva altro che starsene seduto, guardandomi come se aspettasse che io facessi qualcosa. In quei momenti non aveva l'aria del pittore ma dell'uomo, e facevo fatica a tenere gli occhi fissi nei suoi”. In quel periodo Griet dà prova di grande coraggio, sfidando le convenzioni del tempo che non approvavano la scelta di farsi ritrarre con le perle, assolutamente inadatte a una domestica, e soprattutto con le labbra dischiuse in segno di sfrontata trasgressione, ma la passione per l'arte, unita al desiderio di compiacere l'uomo che la ritrae, le consentiranno di arrivare fino in fondo, sfidando le critiche e i giudizi malevoli fuori e dentro le mura della casa dove vive. Quando il dipinto è ormai ultimato, a causa della perfida soffiata di una delle figlie, che odia Griet perchè ha ricevuto da lei uno schiaffo il primo giorno in cui prestava servizio da loro, la moglie di Vermeer scopre la verità, e va su tutte le furie. Quando, guardando il quadro, si avvede che il marito ha fatto indossare alla serva di casa i suoi orecchini di perle, decide di cacciare su due piedi la ragazza da cui si sente doppiamente insultata, poiché Vermeer le confessa di aver dipinto Griet anziché lei perché quest'ultima riusciva a capire meglio la sua arte. La giovane domestica, com'era destino, data l'ambientazione storica -sociale dell'epoca, “sensatamente” quando si trova per strada va a rifugiarsi da Pieter, che in seguito sposerà in una naturale e inevitabile conclusione. Lavorerà al banco della sua macelleria, conducendo una vita felice. L'unico rammarico che le resta è sapere se lui, il padrone, l'aveva amata par suo o se era stata per il grande pittore un interesse puramente professionale e la risposta arriverà, del tutto inattesa, quando oramai aveva smesso di chiederselo, totalmente presa dall'amore per i suoi due figli.Dieci anni dopo, infatti, invitata a casa dei suoi vecchi padroni, trova l'esecutore testamentario che, in ottemperanza alle ultime volontà di Vermeer, le farà consegnare dalla moglie del defunto pittore proprio gli orecchini di perla.

Un bel romanzo che comprende fantasia, romanticismo, passione e riscatto finale per la protagonista. Il libro si conclude (praticamente come si era aperto) con un ultimo sonoro schiaffo alla perfida figlia del pittore che chiede alla serva di consegnarle gli orecchini appena ricevuti . Uno stile scorrevole anche se a tratti leggermente attendista, ma fortemente introspettivo. Il finale lascia una vena di nostalgia per un amore fatto di parole non dette, di silenzi e di mani sfiorate, di sguardi proibiti, struggente addirittura in certi momenti come quando Vermeer mette l'orecchino a Griet e le asciuga le lacrime carezzandole il viso.

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