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I promessi sposi al tempo di Whatsapp

26 Settembre 2014 , Scritto da Mari Nerocumi Con tag #mari nerocumi, #erotismo

I promessi sposi al tempo di Whatsapp

Una delle più gran consolazioni di questa vita è l’amicizia; e una delle consolazioni dell’amicizia è quell’avere a cui confidare un segreto. Ora, gli amici non sono a due a due, come gli sposi; ognuno, generalmente parlando, ne ha più d’uno: il che forma una catena, di cui nessuno potrebbe trovar la fine. Quando dunque un amico si procura quella consolazione di deporre un segreto nel seno d’un atro, dà a costui la voglia di procurarsi la stessa consolazione anche lui. Lo prega, è vero, di non dir nulla a nessuno; e una tal condizione, chi la prendesse nel senso rigoroso delle parole, troncherebbe immediatamente il corso delle consolazioni. Ma la pratica generale ha voluto che obblighi soltanto a non confidare il segreto, se non a chi sia un amico ugualmente fidato, e imponendogli la stessa condizione. Così, d’amico fidato in amico fidato, il segreto gira e gira per quell’immensa catena, tanto che arriva all’orecchio di colui o di coloro a cui il primo che ha parlato intendeva appunto di non lasciarlo arrivar mai. Avrebbe però ordinariamente a stare un gran pezzo in cammino, se ognuno non avesse che due amici: quello che gli dice, e quello a cui ridice la cosa da tacersi. Ma ci son degli uomini privilegiati che li contano a centinaia; e quando il segreto è venuto a uno di questi uomini, i giri divengon sì rapidi e sì moltiplici, che non è più possibile di seguirne la traccia.

Vi ricordate il brano che vi ho citato a quale romanzo appartiene? Non è un’interrogazione a scuola, se non lo sapete pazienza… ve lo dico io:

I promessi sposi” di Alessandro Manzoni.

Ebbene a me è successo esattamente quello che spiega con dovizia di particolari la voce fuori campo del romanzo ma non con due promessi sposi, bensì con due in via di separazione.

Il fatto inizia così: mia mamma mi racconta che “lei” (una che conosco ma non approfonditamente) da un po’ di anni capisce di trovarsi sull’orlo di una crisi matrimoniale e non sa a chi dare la colpa e i resti.

Non va da un medico perché lei non è “pazza”… e dopo tre anni, quando decide finalmente di farlo, addirittura si ricovera una settimana… (o fai 1 o fai 90 si dice dalle mie parti).

Ora durante questo ricovero auto-coatto “lei” trova spazio per leggere un romanzo osé che le ha prestato una mia amica e per farsi una sveltina in ospedale con un infermiere di turno.

Nel raccontare questa cosa a mia mamma (sempre per dare la colpa a qualcuno o qualcosa) “lei” cerca di giustificarsi per l’atto commesso (senza che nessuno glielo avesse chiesto) dicendo che si trovava sotto l’effetto di farmaci e in preda ad allucinazioni causate dal libro osé.

Naturalmente mia mamma mi raccomanda di non far trapelare un fiato… di questa confessione… “è un segreto tra me e te” mi dice.

Ed io: “certo mamma ma che so’ scema io…”

Al ché una sera che cazzeggiavo su Whatsapp mi scrive la mia amica (quella che ha prestato il libro osé) per sapere quando ci saremmo riviste quest’estate…

Io non sapevo se lei sapeva della storia raccontatami da mia madre (ma immaginavo che lei sapesse perché abita nello stesso palazzo della fantomatica depressa) perciò tra una battuta e l’altra, conoscendola come una casta e giudiziosa (tipo Agnese, la mamma di Lucia nel romanzo, così tanto per attenerci allo spirito letterario), per sfotterla un pochino le chiedo: Ahò ma che libro hai dato a “cosa” per indurla in tentazione?

Segue una lunga pausa… (per la precisione dieci minuti… con ‘ste app ormai il Grande Fratello siamo noi stessi e poi pretendiamo pure la privacy…)

A un certo punto visualizzo un “Cheeeee?”

In preda al raptus che ti prende quando puoi spifferare qualcosa che credi che il tuo interlocutore non sappia, le scrivo un papiello con dovizia di particolari e le racconto tutto quello che mi aveva confessato in segreto mia mamma…

E lei come l’Agnese del romanzo mi risponde: “ ma dai… mica bisogna mettere in atto ciò che uno legge!!! Se poi lei confonde la fantasia con la realtà… fatti suoi…”

E poi cambia argomento tanto da farmi dimenticare di chiederle il titolo del libro “galeotto”…

A questo punto signore mie, sembra che il romanzo sia finito… inenarrabili invece sono i risvolti che il segreto svelato prende…

Col telefonino della mia amica ci gioca spesso la figlia che è amica del figlio della fedifraga dal segreto spifferato.

Una sera che questa ragazzina si trovava a casa sua, avendo con sé il cellulare della mamma, ha aperto Whatsapp e la fedifraga ha letto per intero davanti al marito (cornuto e mazziato, poraccio!!!) udite-udite la conversazione mia e dell’Agnese…

Vi lascio immaginare il putiferio che ne è conseguito…

1-“Lei” chiama mia mamma per telefono e la cazzea in malo modo senza spiegare come era venuta a saperlo…

2-Mia mamma chiama me e mi cazzea in malo modo senza spiegarmi come la fedifraga fosse venuto a saperlo …

3-Io in preda alla monta dell’incazzatura al cubo mi precipito a chiamare l’Agnese e a cazziarla in malo modo per essersi lasciata sfuggire queste piccole e insignificanti informazioni…

4-L’Agnese (che poi tanto Agnese non è) decide di non cazziare in malo modo la figlia (e meno male) ma di non affidarle più il cellulare con tanta non chalance…

Almeno io la traccia l’ho tenuta

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