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Singolarmente multipla

16 Agosto 2014 , Scritto da Duille Leaf Con tag #duille leaf, #psicologia

Singolarmente multipla

Ho sempre trovato riduttivo identificarsi con il proprio disturbo. Appiattisce, rende bidimensionale, ci trasforma in cartonati di noi stessi, immediatamente comprensibili proprio perché dietro l’immagine non c’è nulla. Ma spesso finiamo comunque con il cadere nella trappola dell’identificazione facile e, guardandoci allo specchio, vediamo davvero quel sorriso di cartone che ci fissa, tanto falso da far quasi ridere. Ma la volete sapere una verità? Voi non siete quel cartonato. Big surprise, direte voi. Il punto è che lo specchio non mente, lo sapeva anche la povera Grimilde. Certo, ma lo specchio non può riflettere ciò che non vede davanti a sé, e voi siete proprio lì, aggrappati al retro di quel cartonato. Belli nascosti, rannicchiati in un angolo come piccoli pulcini, ma ci siete. E poi, In fondo, chi può dire di essere unico? Siamo multipli per natura, siamo forgiati così dalla nostra storia, dalla cultura, dalla società, dallo stesso scorrere del tempo. Oggi siamo qualcosa di diverso da ciò che eravamo ieri, e domani saremo altro ancora, in un continuo processo additivo di crescita. Quindi posso dire, in tutta onestà di essere la mia ansia sociale? Posso affermare che non ci sia altro oltre questo? Sono davvero SOLO la mia ansia sociale? E’ con un moto di stizza che mi esce un bel “No” alla braveheart, un No guerriero, con il kilt, i colori di guerra e le treccine.

Sono un mondo di cose io. Sono la sognatrice persa nei suoi pensieri, la scrittrice in erba che passa il suo tempo in treno a scribacchiare sul suo quaderno, la lettrice che divora i libri in metropolitana, sono la tizia che sogna di finire in un libro di Tolkien. Sono quella che balla come un fenicottero ferito mentre cucina (sentendosi tra l’altro una gran figa), e quella che conserva miliardi di foglie secche nei libri senza sapere davvero cosa farsene.

Questo dimostra che non sono solo la mia ansia sociale, ma d’altronde, sono ANCHE questo. E’ una parte di me, come la mia sbadataggine e la mia risata alla pippo. Solo, è più ingombrante. Tipo elefante in un monolocale.

Ma d’altronde, neanche l’ansia sociale è soltanto una manciata di segni su un foglio bianco. E’ un universo con luoghi e regole proprie. Consideratela come una terra inesplorata e un po’ primitiva, popolata da emozioni purissime, come pantere indiane che vagano alla ricerca dei popoli che la abitano.

Oppure, se vogliamo vederla in modo più nerd, è una realtà alla dottor Who, con quei buffi personaggi che popolano i vari mondi che i due viaggiatori visitano.

Comunque la vogliate vedere, sia che siate esploratori con fucile e completo color senape, sia che siate dei signori del tempo con il papillon, per poter capire ciò che accade dovete sospendere il giudizio e cominciare ad ascoltare. Perché io, terricola di questo mondo misterioso e primitivo, sono pronta a mettermi davanti ad un fuoco e spiegarvi (nei limiti delle mie capacità e di quelle della lingua italiana) cosa si sente ad essere un’ansiosa sociale. Impresa ardua, ammettiamolo, e per tutta una serie di ragioni: primo, la vergogna che si prova nel raccontare una fobia che ha, oggettivamente, del ridicolo. Non crediate che non siamo consapevoli di essere fuori come balconi! Insomma, avere paura di entrare in un negozio semivuoto, di chiedere un’indicazione o anche solo di passare in mezzo ad un capannello di persone non è esattamente una cosa che consideriamo naturale. Forse ci sentiremmo più in pace con noi stesse se avessimo un disturbo un po’ più alla moda. Ma per le ansiose sociali non c’è onore. Nessuna medaglia d’oro al disagio. Siamo solo strambe. E quindi tendiamo a tenere la bocca sigillata. E confrontarci con altri come noi? Non se ne parla nemmeno! Non c’è neanche da prendere in considerazione un’ipotesi così ridicola! Il nostro problema esclude gruppi di auto mutuo aiuto, confronti sorseggiando un caffè o outing davanti a persone che supponiamo abbiano il nostro stesso problema. In una parola: FIFA. (o Fifaf, come direbbero i vichinghi di Asterix e Obelix) Quindi, l’unica via che ci rimane è il salvifico internet, vero miracolo moderno per le sociofobiche come me! Ma anche qui, ragazzi, la cocente delusione: non esistono blog che parlino dell’ESPERIENZA dell’ansia sociale. Volete una definizione diagnostica? Ecco che fioccano i siti specializzati, psicologi di tutti gli orientamenti che ne parlano in ogni modo possibile, snocciolando i sintomi che ci affliggono come se sgranassero un rosario e consigliando le più disparate terapie per “risolvere il problema”. Ma come si sente un’ansiosa sociale? Cosa prova? Come agisce? Cosa teme? Come si alza ogni giorno e come va a dormire la sera? Non lo sa nessuno. O meglio, lo sappiamo solo noi. E quindi, se sono una ragazzina con la sintomatologia classica dell’ansia sociale, ma non so cosa ho, come lo cerco nel motore di ricerca? E soprattutto, se non voglio essere etichettata solo come una disagiata e volessi un po’ di calda comprensione umana, dove cercare? Se volessi consigli su come affrontare la quotidianità, o se semplicemente volessi sentirmi meno sola, a chi rivolgermi? Ed è qui che subentro io, aggiungendomi allo splendido lavoro che sta facendo il blog di Signora dei Filtri. Bisogna parlare il più possibile di ansia sociale, proprio perché se ne parla troppo poco. A volte un’etichetta, per quanto rassicurante, non risolve il problema, non ci fa sentire meno soli. Ma sapere che esiste qualcuno che, come te, vive gli stessi grattacapi, che si fa venire gli occhi a palla a furia di piangere per l’ennesima occasione sprecata, è liberatorio. E quindi parliamone, analizziamo tutti gli aspetti di questo poliedrico puzzle, confrontiamoci, guardiamolo dalle diverse angolazioni, compresi gli incredibili (quanto impensabili) lati positivi. Sì, vi assicuro che esistono. Bisogna impegnarsi un po’, scavare in profondità, ma ci sono. Ma questa è un’altra storia. Nel frattempo, imbracciate le vostre vanghe, mettete le scarpe comode, indossate il vostro papillon, e preparatevi a questa avventura. Buon viaggio, argonauti!

Duille

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