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Quello che aspetta (a metà strada)

10 Agosto 2014 , Scritto da Marco Lucchesi Con tag #marco lucchesi, #racconto

Quello che aspetta (a metà strada)

Fa caldo e il sole illumina la lunghissima spiaggia solitaria. A metà, tra la battigia e le dune dell’entroterra, c’è solo il ragazzo, sdraiato su un asciugamano, pancia a terra schiena rivolta verso il cielo; sta lì, appoggiato sui gomiti, con le gambe incrociate e un po’ sollevate dalla sabbia.

Sta lì e aspetta.

Alle sue spalle un oceano piatto e immobile, silenzioso, segna il confine dell’Infinita Tristezza, infinita perché l’enorme mare scavalca anche il lieve orizzonte continuando con un cielo ugualmente immobile, ugualmente pallido, come in un continuo gioco a farsi il verso.

L’Infinita Tristezza scavalca il ragazzo sdraiato sulla spiaggia addentrandosi verso il mondo, come per avvolgerlo, senza volerlo, nella sua calma paralizzante. Ma il ragazzo guarda dall’altra parte, dove un breve cordone di dune coperte da ciuffi di giunchi precede la foresta rigogliosa dell’Infinita Felicità, distesa a perdita d’occhio di alberi sempreverdi interrotta qua e là da esplosioni colorate, macchie di fiori dei quali, ogni tanto, arriva anche il profumo. Profumi dolci dai nomi esotici che è impossibile ricordare.

Il ragazzo, mento tra le mani e gomiti appoggiati a terra, guarda verso l’Infinita Felicità, con occhi pazienti dal loro fondo, e aspetta.

Ma che cosa?

Aspetta una ragazza riccioluta, una ragazza con lunghi capelli ricci; la aspetta per ragioni sue, forse si sono dati appuntamento lì, oppure l’aspetta perché crede che la vita sia un gioco, la aspetta per avere anche solo un pezzettino dell’Infinita Felicità che si estende davanti a lui: qualche granello di polline sulle spalle di lei, o un fiore tra i suoi capelli, o un filo d’erba in bocca...

Fa caldo, dense gocce di sudore si formano nell’incavo del collo e scorrono lentamente verso il petto quasi in continuazione.

La spiaggia è solitaria, a parte il ragazzo sdraiato...o comunque lo sembra, ma la realtà è diversa!

Da dietro un poggetto sabbioso tre bambine sbucano fuori, evidentemente sono anche loro convinte di essere sole perché, appena notato il ragazzo, si bloccano interdette ed incuriosite. Sono tre bambine bionde, una più grande è probabile che sia la sorella maggiore e richiama seccamente una delle piccole che si accingeva ad avvicinarsi al ragazzo...

...finché la Curiosità prevale sulla Prudenza ed è proprio la bambina più grande a parlare con uno strano accento pieno di consonanti aspre:

Zalve!” le due sorelline, come ombre leggere, le stavano attaccate alle gambe e guardavano il ragazzo con occhietti svelti da donnole.

“Ciao bambine”

Zcusa, no hai mika visto pazare di kua un topolino? L’ha perzo mia zorela Ruth, lei perde zempre tutto!”.

Ruth, la bambina attaccata alla gamba destra, rivolse un breve bianchissimo sorriso al ragazzo, che lo ricambiò, prima di far scomparire il viso contro la coscia della sorella maggiore.

“No, mi spiace, non ho visto nessun topolino. A dirla tutta non ho visto niente! Siete voi le prime a passare da qui!”

E’ molto ke zei arrivato?

“Mha?! Quasi non me lo ricordo! Un po’ di tempo sarà passato...”

Kome mai stai kui tutto da solo?

“Sto aspettando...”

Ke palle! Non ti annoi a non fare niente kosì? Ki azpetti?

“Aspetto una ragazza riccioluta.”

E’ la tua fidanzata?

“No bimba, è solo una ragazza riccioluta!”

Ma è bella almeno?

“Oh sì! Certo che è bella!”

Vabbè...allora buon azpetto...se vedi un topolino magari rikiamaci. Cia’!

“Ciao bimbine! Buona Fortuna!”

Le tre sorelline si allontanarono; Ruth, ancora con la faccia premuta contro la coscia della maggiore, fece risuonare una voce squillante:

Kohopriti la skiena karino! Se ti zkotti...ohi ohi! Zo’ dolori!

“Grazie del consiglio...se lo rammento lo farò certamente!”

Il ragazzo rispose agitando la mano mentre le tre piccole figure diventavano sempre più irriconoscibili per la lontananza e la calura.

Poi tornò ad appoggiarsi sui gomiti, lo sguardo dritto di fronte a sé...

Omaaar! Omaaaaaaaaaaaaa.....

Che la spiaggia non fosse proprio solitaria il ragazzo lo capì subito dopo, ascoltando queste strilla, non esattamente umane, per un bel po’...prima che apparisse la loro proprietaria...

..una grassona in due pezzi, tutta rubiconda e accaldata, con un ridicolo cappellino a cuffietta ed una borsa da mare di esime dimensioni. L’ira, o comunque le rumorose attenzioni della donnona, erano rivolte ad un bimbetto secco secco...che forse era...incredibilmente suo figlio!

Questo la precedeva, con corsettine isteriche e repentine frenate, sulla battigia; ogni tanto fermandosi a guardare qualcosa sulla sabbia, animaletti o quant’altro, che, manco a dirlo, finivano puntualmente schiacciati dal simpatico pargolo.

Omaaar! Omaaaaaaaaaaaaa....smettila di stiacciare i paguri! Occosa t’hanno fatto? Povere beschie! Smettila Omar! T’ho detto di finilla! Malidetta la tu’ razzaccia ‘nfame! Tò!.

Il ragazzo fu per forza attirato da quella scena comica:

“Buongiorno signora” disse più per gentilezza che non per farsi notare.

Aihò! Chi è?! Ohi-ohia giovane! Mi scusi! Ull’avevo mi’a vista! Manca po’o mi fa venì ‘n coccolone!”

“In tal caso mi scusi lei signora!”

No no...guardi...è per via di ver bimbo...natodancane! Mi fa ammattì!

Omaaar! Omaaaaaaaaaa....! Vieni vi c’è un sinniore sempati’o! Vieni vi delinguente! ‘R tegame di tu ma’ e ‘r becco di tu pa’ poròmo!

Omar, il natodancane, la guardò con aria ebete per qualche secondo...poi tornò, come se nulla fosse, alla sua occupazione principale. Schiacciare i paguri!

Poi ti rovino...vai!

Dé...ma vardi va! Mi deve di’ un po’ poino lei ‘ome si fa?! Mi fa scorda’ di tutto ver bimbo!....

...Ah...’nfatti...meno male ho trovato lei...no perché ci siemo perzi...si doveva anda’ ar bannio...aspetti...’r Bannio Solleone....Mare e Sole?!Bho! Lei che è der posto ‘un saprebbe mi’a...

“No, mi dispiace, ma non sono della zona, sono qui ad aspettare...e basta!”

Boia dé! Di grazia! O cchi aspetta....’R Papa?!

“Aspetto una ragazza riccioluta.”

Vai...borda! La sua signorina?

“No signora...è solo una ragazza riccioluta.”

Ssì ssì...è bellina m’immagino...

“Oh sì! Certo che è bella!”

Ovvia beato lei! Che le devo di’! Arrivederla e saluti alla bimba!

Omaaar! Omaaaaaaaaaaa....!

‘nna ‘ane! Stramalidetto tu sii ‘n eterno...tu stiantasse...ora ti vergo...

La cicciona si allontanò imprecando contro l’innocente che si era già avviato di corsa sulla lunga spiaggia. Sempre più sudata e accaldata anche la corpulenta forma si perse, dopo un po’...

Il Tempo a volte è un elastico, o una gomma da masticare usata, lo allunghi a tuo piacere e quasi non si rompe, spesso si deforma e non torna più come prima (non torna MAI come prima), però non si rompe!

Così...o all’incirca così...o per niente così...pensava il ragazzo sdraiato sulla pancia sopra un asciugamano; su una lunghissima spiaggia a metà strada tra l’Infinita Tristezza e l’Infinita Felicità.

E stava appoggiato sui gomiti; e aspettava.

Da lontano il verso di un invisibile beccapesci rompeva il silenzio, per il resto l’Infinita Felicità era sempre rigogliosa, l’Infinita Tristezza sempre tenue; il ragazzo sempre a metà, con occhi pazienti dal loro fondo.

Ecco qualcun altro! Il ragazzo lo notò quando era ancora lontano: un uomo, un omino calvo con un ampio torace peloso che trascinava dietro di sé un bastone, tipo un manico di scopa, lasciando un solco ondulante nella sabbia...e un cane, l’uomo era affiancato da un cane, uno di quelli piccoli che abbaiano sempre per nulla.

L’omino e il cane si avvicinarono al ragazzo sdraiato con passo spedito, lungo una linea retta che solo loro vedevano. Quando ormai il ragazzo credeva che i due lo superassero senza degnarlo di un cenno, l’omino si bloccò:

Felice di vederLa giovine!

“Buongiorno a lei buon uomo!”

L’omino e il cane si misero davanti a lui (tra lui e l’Infinita Felicità) come se fossero sull’attenti. L’omino teneva il manico di scopa come un’alabarda da guardia svizzera. Cominciò a parlare:

Splendida giornata nèvvero? Sì, veramente ottima! Un bel sole sfavillante per forgiare le membra! Un bel caldo soffocante per ricordarCi che niente nella vita si ottiene senza sudare e combattere! Una bella sabbia rovente per indurirCi la pianta dei piedi...

Il cane guardava l’omino con la testa inclinata da una parte ed un’espressione tra lo stupito, per le frasi futili che il padrone andava ancora ripetendo, e l’interessato...ma con un interesse sicuramente di convenienza...

Il ragazzo ascoltava e non ascoltava quello sproloquio, ogni tanto intercalava con qualche “...eh sì...ha proprio ragione...perbacco!...ma certo!...”, quasi quasi rimpiangeva l’incontro con quel logorroico ed autoritario vecchietto.

Bravi bravi giovini! Coltivate fisico e mente per il mondo di domani!...comunque anche quello di ieri e di ieri l’altro non era male...è l’oggi che fa schifo!

A proposito, Lei, così solitario, cosa ci fa su questa spiaggia?

“Sto aspettando...”

Ahi ahi! Aspettare non è una bella tattica! Bisogna andare sempre all’attacco! Aggredire il nemico!

Comunque, se mi permette, chi aspetta?

“Aspetto una ragazza riccioluta.”

Bravo! Bisogna essere sempre galanti con le donne e arrivare co-stan-te-men-te in an-ti-ci-po!

Ma, mi scusi ancora, è la Sua ragazza questa Signorina?

“No signore, è solo una ragazza riccioluta.”

Bhè, speriamo che non tardi tanto, questa ragazzina ricciolina! In quegli anni, quando ero giovine, la puntualità era un do-ve-re! Mica un “opscionals”!

Bene! Ma ora La lascio alla compagnia della...bella...si può dire? Sarà di sicuro bella!

“Oh sì! Certo che è bella!”

Bravi! Braaaviiii!

Il cane guardò il ragazzo ed abbaiò, come volevasi dimostrare, per niente.

ArrivederLa giovine!

E se ne andò. Con il cane.

In un batter d’occhio la spiaggia era di nuovo splendidamente solitaria, solo un leggero solco ondulante si perdeva in lontananza. Confine aleatorio.

E ancora il Tempo si allunga e si deforma e sfugge di mano. E gioca per conto proprio come un bambino attaccato a un aquilone...

All’improvviso un’ombra calò sul ragazzo sdraiato e lo fece trasalire. Era lì, in attesa, contemplando alberi e fiori a perdita d’occhio, aspettandone un pezzettino anche per sé (solo un pezzettino...per piacere...), quando un nero in tuta da ginnastica con un borsone di tela gli si parò davanti:

Buongrn capo! Compra qualcosa! Tuto bèlo non è caro! Te lo dice Abdul!

“Ciao Abdul. Sono certo che sei fornitissimo e onestissimo...ma non mi ci vuole nulla! Praticamente non ho niente, ma questo forse mi basta...”

No capo. Tu no hai capito. Il vecchio Abdul è un mercante speciale...

Tirò giù il borsone davanti a lui e, prima che potesse fermarlo con un cenno, lo aprì facendo uscire un oggetto abbastanza strano...se non si è preparati o abituati...

Una pallina di pelo irsuto dalla quale sporgevano due ridicole gambette rachitiche ed un nasone roseo e rivolto verso il basso.

Abdul si passò la palletta pelosa sul palmo della mano ed essa, non senza qualche difficoltà, gli si arrampicò lungo il braccio andando a sedersi sulla spalla; come un pappagallo parlante...ma zitto!

Abdul è mercante di Sogni capo. Merce rara al giorno d’oggi! Abdul ti fa prezzo bòno! Se no ti va questo...io stiaccio!

E dette uno schiaffo al Sogno, che non aveva avuto neanche il tempo di spostarsi e scoppiò nel nulla con un urlettino stridulo...

Abdul ha milliaia e milliaia di sogni da venderti capo. Con un piccolo sforzo tu stare mellio!

Il mercante di Sogni sussurrò quest’ultima frase sotto voce, come rivolgendosi ad un’amante. O meglio, come ci si rivolge all’amante durante il Sogno...

Ma il ragazzo conosceva benissimo la merce di Abdul; quante volte aveva nutrito, coltivato, fatto crescere e poi schiacciato senza rimpianti Sogni simili a quelli che ora gli venivano mostrati! Era diventato un esperto in quel campo!

Ed ora che i Sogni erani venduti, scambiati, barattati. Ed ora che solo la tristezza era gratis...lui era rimasto praticamente senza niente...né gli uni né l’altra. Abbondava solo di attesa.

Il ragazzo abbassò gli occhi sulla sabbia. Quegli occhi così pazienti dal loro fondo...

Ho capito capo, non dire niente”, parlò ancora Abdul il mercante, “Tu no hai bisogno dei miei Sognetti economici, tu ne hai già uno grande come il mare!

“Non ti sbagliare Abdul...”, cominciò a replicare il ragazzo, ma fu interrotto.

Non mi sbaglio capo, questi occhi vecchi vedono lontano...dove tu sei cieco! Non mi resta che andarmene ed augurarti solo tanta Buona Fortuna.

Detto ciò, così come era arrivato il nero se ne andò, sparì. Ed ancora il ragazzo non aveva sollevato lo sguardo dalla sabbia...

Ma, allora, se si può (si deve) ancora sognare... ci sono dei confini? Dov’è la Felicità? Quando arriva? Dov’è la Tristezza? Quand’è che se ne va? Perché non si può scendere dall’auto in corsa? Perché i nostri pezzi di vetro conficcati nei piedi non fanno più neanche male?

E’ passato un po’ di tempo e il ragazzo è ancora sdraiato sul suo asciugamano, sulla spiaggia solitaria, con il mento tra le mani ed i gomiti appoggiati a terra. Davanti a lui l’Infinita Felicità, dietro a lui l’Infinita Tristezza, lui sta in mezzo (nella comoda Terra di Nessuno). Adesso i suoi occhi sono chiusi sul volto rilassato, sembra che stia pensando con serenità a tutto ciò che è stato e non è stato mai.

Ma eccola! Eccola che sta arrivando, sta fermando la sua bicicletta a ridosso di una duna, non ne è ancora scesa che già ha iniziato a parlare con la sua voce nell’aria cristallina:

Ciao! Allora?! Scusami per il ritardo! Devo aver fatto proprio veramente tardi abbestia!...ma ho avuto da fare un sacco di cose: ho lavorato, ho studiato, sono andata in bici (come vedi), ho preso la laurea, ho lavorato dell’altro, ho dato da mangiare al cane, al gatto, al cardellino; ho raccolto pinoli in pineta, sono andata a mangiare una pizza, poi sono andata a ballare e a giocare a biliardo, mi sono sposata, ho divorziato, mi sono risposata, nel frattempo ho anche fatto un bambino e uno l’ho adottato, poi mi hanno licenziata e mi hanno assunta da un’altra parte, e, sai, ho trovato pure una vagonata di planarie! Mi sono comprata la macchina nuova, ho fatto un incidente, ma non mi sono fatta nulla; ho sotterrato cane e gatto, ho ri-divorziato e mi sono detta “il matrimonio non fa per nessuno...avevo ragione quando ero giovane...”...Ma scusami, sto parlando solo io! Oh te?! Qui tutto solo soletto? Cosa hai fatto di bello?

La ragazza riccioluta, che non era più una ragazza, aveva sempre dei lunghi bei capelli, dei lunghi e candidi riccioli che le ricadevano sulle spalle.

Il ragazzo sdraiato aveva pure lui dei lunghi candidi riccioli che ricadevano sulle spalle, sui gomiti appoggiati a terra, sulle mani con cui reggeva il mento colonizzato da una spinosa e folta barba bianca. I suoi occhi erano chiusi e non potevano vedere la ragazza riccioluta, ma non l’avrebbero comunque potuta guardare, così come da tempo non vedevano più l’Infinita Felicità che, rigogliosa, si estendeva ancora a perdita d’occhio.

Lui non l’aveva sentita arrivare, non l’avrebbe sentita andar via.

La ragazza riccioluta si mise a sedere accanto al ragazzo, sull’asciugamano, ora in silenzio insieme a lui; i loro capelli si mescolarono almeno stavolta, come ondeggianti e sottilissimi fili di seta di una stessa maglia.

La ragazza riccioluta guardava il vecchio ragazzo con un’espressione seria sul viso, accarezzandogli piano i capelli di seta; poi si fissò le mani e le vide pallide, con un intreccio di vene bluastre e di macchioline, ma, attraverso il bordo irregolare e tormentato delle unghie, vide anche le mani sottili e leggere di una ragazza che era stata, che si era dimenticata di essere stata e di essere. Una ragazza con folti capelli, con folti riccioli illuminati dalla luce del sole.

La ragazza riccioluta guardò il ragazzo sdraiato sull’asciugamano.

Il Tempo era passato tutto quanto insieme e lei non se ne era neanche accorta.

M. L.

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