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Luciana Fabbroni e Daniela Minici, "La partita della vita"

26 Agosto 2014 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

Luciana Fabbroni e Daniela Minici, "La partita della vita"

La partita della vita

Luciana Fabbroni

Daniela Minici

Luoghi interiori, 2014

pp 175

14,00

Scritto a quattro mani nella forma del romanzo saggio, “La partita della vita” di Luciana Fabbroni e Daniela Minici, contiene dialoghi che sono pretesti per dissertare sulla libertà femminile. Quattro mani che in parte inventano, in parte sognano ad occhi aperti, in parte forse traggono spunto da ricordi, esperienze, brani di diario o percorsi personali, mescolando narrazione, speculazioni sull’emancipazione, teorie di tipo scientifico mutuate dagli studi, dalle professioni e dagli interessi delle due autrici. La vita è paragonata, come nel titolo, a una partita da giocare ma anche alla struttura dell’atomo di carbonio.

“La vita è nata come conseguenza di questa grande reattività del carbonio. La vera indole dell’umanità è quindi questa. Formare più legami possibili, cedere, prendere, mettere in compartecipazione le proprie risorse, creare una rete di relazioni che soddisfino le necessità della propria natura.” (pag 175)

Le protagoniste sono donne quasi sessantenni, ognuna col suo carico di problemi, che suggeriscono l’abbandono dei legami familiari tradizionali in favore di una rete di rapporti amicali.

L’amicizia fra donne è forse l’unica vera conquista, sintomo di una parziale autonomia e indipendenza.” (ivi)

Queste donne, tuttavia, appartengono a una categoria precisa, quella delle signore benestanti e bene abituate, per le quali il massimo dell’avventura è trascorrere una giornata su una spiaggia senza il confort di bar e lettino; signore che frequentano solo “i migliori ristoranti” e non hanno problemi a fare shopping per rinnovare in toto il loro guardaroba. Costoro cercano l’emancipazione dal giogo maschile, in nome di un lecito rispetto di se stesse. Tuttavia, ciò di cui parlano, di cui raccontano, di cui scrivono è proprio l’uomo, ed ogni capitolo prospetta un'avventura galante, un incontro. L’uomo, però, non è inteso come compagno di vita, depositario di sentimenti profondi, bensì come divertimento, conferma di seduttività. Le protagoniste, a ogni pagina, s’imbattono in maschi galanti, i quali, invece di perdere la testa per la segretaria trentenne, s’innamorano di loro a prima vista, scatenando provvidenziali gelosie nei compagni di sempre, ritrasformandoli in fidanzati premurosi. Tutto ciò, dobbiamo ammettere, appare abbastanza improbabile, soprattutto in età così matura.

Più che cercare legami duraturi e coinvolgenti, queste donne sembrano inseguire emozioni superficiali, il piacere di rigenerarsi in modo lieve, con un impegno che contempla solo se stesse, colorando abiti e vestiti, svecchiando la propria anima, riscoprendo il piacere della leggerezza e della libertà, potenziando l’autostima ammaccata dal tempo. A tale proposito, i personaggi maschili sono poco caratterizzati, quasi, con poche eccezioni, intercambiabili fra loro. A mitigare lo slancio, però, subentra il freno inibitore dei principi morali, usato quasi come scudo, come protezione dai colpi di testa.

Il romanzo si fa leggere velocemente, è scorrevole e non annoia. Lo stile è piano, semplice, fluido, piacevole, senza stacchi dovuti alla stesura a quattro mani che si può rilevare impercettibilmente forse solo nel contenuto.

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