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LA RACCOLTA DI SILENZI DEL DOTTOR MURKE di Heinrich Böll (1917 - 1985)

22 Agosto 2014 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #racconto

LA RACCOLTA DI SILENZI DEL DOTTOR MURKE di Heinrich Böll (1917 - 1985)

Si tratta davvero di un godibilissimo racconto, letto nell’edizione Bompiani; ci permette di riflettere sulla società di oggi e sul mondo della comunicazione. Siamo nel secondo dopoguerra. La ferocia della dittatura nazista e l’orrore del recente conflitto sono alle spalle. Ora c’è una realtà di crescita economica e i cittadini hanno diritti e tutele. Il dottor Murke lavora negli studi della radio. Ha ricevuto l’incarico dal direttore di revisionare il testo di due conferenze incise su nastro dallo scrittore Bur-Malottke, un intellettuale più tronfio che profondo. Perché questa revisione? Semplicemente il conferenziere, risolto un lungo travaglio interiore, ritiene di non poter più usare la parola “Dio” che andrà sostituita dall’espressione “Quell’essere superiore che veneriamo”. Si tratterà di fargli registrare varie volte quella frase, sostituendola all’altra troppo impegnativa parola. Un lavoro piuttosto lungo, dato che ci si muove nella lingua tedesca che ha vari casi a seconda del complemento. Il direttore è in soggezione davanti a Bur-Malottke che addirittura esprime la volontà di rivedere tutti i suoi testi registrati, anche quelli più vecchi. La richiesta sembra frutto di un capriccio intellettuale, ma a quest’uomo presuntuoso non si può opporre un rifiuto. Non c’è più Hitler, ma esistono ancora personaggi pieni di sé cui non si riesce a dire di no. Sono quelli che potremmo chiamare i tiranni del quotidiano; sanno come muoversi, trovano le porte aperte, non hanno bisogno di prendere appuntamento. Con loro ci si scusa se hanno dovuto attendere qualche attimo; bisogna essere quasi onorati di sciupare il proprio tempo con le loro bizze. Il dottor Murke è persona intelligente e arguta, tanto che il direttore lo guarda con diffidenza pur apprezzandolo, dato che a lui affida quell’incarico abbastanza delicato. Murke fa la sua parte, non rinunciando a prendersi gioco del pomposo intellettuale. Il mondo della radio è pieno di programmi e di parole che spesso si configurano al protagonista come una realtà fatua e vuota. La società ora è libera, libera anche di essere stupida o forse non abbastanza libera per riuscire a ridimensionare la vanità di un uomo. Bur-Malottke è infatti un uomo come tutti, ma altezzoso; la convinta centralità dei suoi piccoli pensieri lo rende ridicolo. Gli manca la distanza da sé per concepire in modo più umile il proprio ruolo.

Pensiamo a Joseph Roth e a come ci presenta il Kaiser Francesco Giuseppe in un passo tratto da La marcia di Radetzky. Il vecchio monarca sta passando in rassegna un reparto di militari. Tutta la maestà e il carisma del sovrano che governa da oltre mezzo secolo scompaiono davanti a una gocciolina che capricciosamente penzola dal suo naso imperiale, attirando l’attenzione dei soldati e naturalmente del lettore. Francesco Giuseppe appare semplicemente come un uomo, oltretutto anziano e goffo. Come sopportare i Bur-Malottke e le loro stucchevoli chiacchiere? Murke ha trovato un modo. Dal nastro di ogni programma vengono tagliati dei pezzi che non contengono nulla se non inutili pause. Il protagonista recupera queste parti; non pago di ciò, chiede alla sua ragazza di restare muta mentre lui registra. In questo modo recupera ancora un po’ di silenzio, facendo un nastro sempre più lungo. Poi lo ascolta e questo per lui è estremamente riposante. Il nulla e lo scarto diventano necessari per ristorarsi. La sua reazione al disagio del vivere con gli altri è ben diversa rispetto a quella dello scrivano Bartleby di Herman Melville. Lo scrivano rispondeva con un inatteso “Preferirei di no” a una normale richiesta del suo principale, rifiutando in blocco il mondo del fare, del produrre, del correre, dell’essere competitivi. Una scelta radicale e destinata a portare all’isolamento e alla solitudine. Invece, la via di Murke è più sottile e permette di convivere. La realtà del lavoro e della comunicazione produce vaniloqui a iosa, ma anche piccole e preziose quantità di silenzio. Ci sono il veleno e l’antidoto nello stesso mondo.

Il chiasso e il silenzio si confrontano, si alternano, hanno bisogno l’uno dell’altro, si richiamano reciprocamente. Si tratta di una dialettica che può portare a una non facile sintesi. Trovare un equilibrio tra questi due poli significa trovare quiete e serenità.

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