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Quando a letto l'egoismo ripaga

20 Giugno 2014 , Scritto da Mari Nerocumi Con tag #mari nerocumi, #erotismo

Quando a letto l'egoismo ripaga

Buongiorno a tutti voi, care amiche, cari amici, oggi parliamo di quanto è importante essere egoisti a letto. Mi è capitato recentemente di leggere un articolo, scritto da una filosofa, intitolato: “Quando in amore è meglio non dare”. Ora, devo dire che di solito evito accuratamente questo tipo di letture che ritengo, forse un po’ pregiudizialmente, “ad alto contenuto di fuffa”. Stavolta comunque, nonostante il mio insopprimibile senso pratico avvertisse un vago sentore di presa per il culo, ho portato a termine la lettura e ne ho tratto qualche spunto di riflessione che spero troverete interessante.

In parole povere e comprensibili a tutti, l’articolo, partendo da un’affermazione di Jacques Lacan (la citazione colta è d’obbligo in questi contesti), per il quale: “Amare è donare quello che non si ha a qualcuno che non lo vuole”, arriva alla scelta conclusiva del “non dare” in amore come via privilegiata alla pace interiore (…)

Il percorso logico(?) che connette l’incipit e la conclusione dell’articolo ve lo riporto subito qua sotto, virgolettato e corsivato, così facciamo prima:

“… quando amiamo, cerchiamo tutti, ma proprio tutti, di dare alla persona amata quello che vorremmo ricevere da lei. Ad esempio quell’attenzione o quella tenerezza che ci manca tanto, che non abbiamo, che non riceviamo. E che però ci incaponiamo a donare all’altra persona. Proprio perché la amiamo.
Peccato che poi l’altro, essendo d’altronde altro rispetto a noi, molto probabilmente non sa che farsene della tenerezza o dell’attenzione che gli diamo. E che ciò che gli manca è, appunto, sempre altro. Terribilmente altro. Proprio mentre, a sua volta, insiste a darci quello che non ha, e che noi non vogliamo. Come volevasi dimostrare! Anche se, dopo un po’, la testa gira. Perché non si capisce più bene di cosa si stia parlando. Facciamo un esempio concreto..”. (ecc. ecc.)

Riflettendo quindi tra me e me ho pensato che in effetti è vero…quante cose ci sono che per amore facciamo per l’altro o subiamo dall’altro senza che realmente lo vogliamo…?!?

Ora sì che mi è chiara la faccia a denti stretti che fa quando gli faccio i grattini che fanno passare il mal di testa (in effetti è a me che lo fanno passare…)

Ora sì che ricordo gli occhi al cielo che alzo (di spalle naturalmente) quando vuole farmi rilassare strimpellando una canzone con la chitarra (è lui che si rilassa…)

Già da questi scarsi esempi è chiaro quanto l’amore pretenda da entrambi sforzi di comprensione e tolleranza che potrebbero essere sicuramente evitati per non pregiudicare stati d’animo pacifici o addirittura già esasperati da tensioni varie.

E in barba ai tanti giri di testa che predica la filosofa, la mia ci ha messo un attimo a fare un volo all’argomento del nostro blog: e nella nostra vita sessuale quante volte mettiamo su queste scenette?

La domanda è d’obbligo pollastre!

Per amore a letto quante e quali sono le cose o le posizioni che ci ostiniamo a propinare al partner ma che ci piacerebbe ricevere e quante e quali per così dire “subiamo” perché non ci piacciono ma che a questo punto abbiamo capito che piacciono a lui?

Meglio non portare il conto… altrimenti ci deprimiamo… Ma un esperimento potremmo farlo, ribaltando la tesi della nostra filosofa: invece di non dare proviamo a stra-dare e a instradare!

Ossia le cose che a letto non ci piace ricevere, facciamole a lui….

E portiamolo così (sperando in un exploit delle sue solitamente ipotrofiche facoltà intuitive) a farci fare quelle che ci ostiniamo a propinare a lui….

Se poi l’audace (ma anche un po’ cervellotico, diciamo la verità) esperimento dovesse rivelarsi fallimentare potremmo ricorrere a uno sconvolgente artifizio escogitato, qualche migliaio di anni fa, dal genere umano a fini comunicativi ossia… PARLARE!

Insomma nello scombinato festival di male assortite autoreferenzialità a cui spesso danno vita i rapporti di coppia, dopo averle provate tutte (ma sarebbe meglio anche prima)… perché non provare a dirsele le cose?

Ecco, cara filosofa, mi sarebbe piaciuto che il tuo articolo l’avessi intitolato: “Quando nel sesso è meglio non dare ma comunicare”!

Certo, qualcuno obietterà, la capacità, la scioltezza nel chiedere ciò che si desidera a letto non è da tutti (gli uomini amano il vedo non vedo, ma noi donne è risaputo che amiamo il detto non detto…), ma, cavolo, qui siamo alla morte della comunicazione! E forse il punto è proprio questo: tutta ‘sta menata di dare/non dare, dire/non dire ha l’imperdonabile difetto di svolgersi nella testa di ciascuno dei due come in una scatola chiusa. Ma l’altro quando lo vogliamo incontrare, DOPO aver risolto tutto per conto nostro? Se è così, be’ allora è chiaro che non lo incontreremo MAI!

Mi pare che non ne usciamo più…allora sapete che vi dico? Viva la comunicazione non verbale! Tra il pensare e il parlare, MEGLIO FARE (senza pensare)! Soprattutto a letto diamo liberamente sfogo ad un sano egoismo “operativo” e liberatorio.

Certo magari questo non servirà a fare chiarezza su tutto il casino del dare e non dare, ma almeno… si scopa!

P.S. Mah… concludo questo post con la fastidiosa sensazione di essermi un po’ incartata. Chi va col filosofo…

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