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Qanat

7 Giugno 2014 , Scritto da Raffaella Saba Con tag #raffaella saba, #luoghi da conoscere

Qanat

Sono scesa ai Qanat almeno due volte. Dicono: “non c’è due senza tre” e spero sia a breve e magari per un altro percorso sconosciuto. Perché scendere sotto terra ho capito che mi piace davvero tanto.

Ma cosa sono i Qanat?

È un sistema di rete idrica costruito dagli arabi; sono cunicoli scavati a 10/15 metri sottoterra che vengono introdotti nell’isola tra il IX e l’XI. I tratti esplorati sono pochi rispetto a quella che doveva essere una vasta e complessa rete di gallerie, estesa tra la città e la campagna attuale della città. Infatti si possono visitare i qanat del Gesuitico Alto e del Gesuitico Basso (perché i terreni dove sono stati scoperti i qanat erano anticamente possedimenti gesuitici).

L’esistenza di queste condotte spiega il fiorire nella Palermo araba e normanna di fontane, peschiere, bagni pubblici, canali di acqua e giardini lussureggianti (cosa che ora sono solo nella mente dei sognatori).

Mi affascina sapere che la tradizione popolare palermitana rimanda questi canali ai camminamenti utilizzati nel Settecento dagli affiliati alla misteriosa setta dei Beati Paoli. Questo è un altro mistero della città, magari prima o poi mi verrà fuori un post sul tema.

Per poter scendere ai qanat occorre organizzare un gruppo di minimo dieci persone (oppure chiedere di essere inseriti in un altro gruppo che ne fa richiesta). Accompagnati da una guida esperta del CAI centro alpinistico italiano), si scende sotto terra e si inizia l’avventura. Questa volta il luogo dell’appuntamento è in periferia, nel quartiere Altarello, presso la casamatta dell’Amap (azienda dell’acqua). Sono emozionata: non è roba da tutti i giorni scendere sottoterra per attraversare canali ricchi di acqua e costruiti dai predecessori secoli fa. Dopo aver indossato impermeabile, casco e imbragatura scendo per circa 10 metri delle scale ripidissime.

Una volta sotto mi si riempiono subito gli stivali di acqua. La forza dell’acqua è aggressiva e gli stivali in dotazione sono bassi. L’avevano detto: “portatevi un cambio completo. A volte è necessario perché non sappiamo quanta portata d’acqua può esserci”. Il giorno acqua ce n’era. E pure tanta!!

Il cunicolo ha un’altezza media di 1,60 e la larghezza che varia da dà la guida, seria e competente.

Il percorso dura 45 minuti, con una discesa ulteriore in un cunicolo scavato ancora più sotto il livello del precedente. La risalita, con gli stivali pieni di acqua, è faticosa. Ma ne è valsa la pena.

È un viaggio affascinante tra cunicoli ricchi di acqua, abitati da radici che silenziose si dissetano e da qualche reperto stratificato nel tempo.

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