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I FOGLI DEL CAPITANO MICHEL

13 Giugno 2014 , Scritto da Valentino Appoloni Con tag #valentino appoloni, #storia

I FOGLI DEL CAPITANO MICHEL

Claudio Rigon si è brillantemente occupato della donazione Michel, ossia del materiale fotografico e documentario presente presso il Museo del Risorgimento di Vicenza e relativo all’esperienza di guerra del pluridecorato capitano Michel (1878 - 1955) sul Monte Ortigara. Si tratta di fotografie e di messaggi scritti (fonogrammi) che i vari comandanti si mandavano tra loro per scambiarsi informazioni sui loro segmenti di competenza di quel duro fronte. Viene così ricostruito circa un mese di guerra, dal 24 giugno al 29 luglio 1916, in cui il capitano che nella vita civile era un professore di storia e filosofia, assunse il comando di truppe rimaste quasi senza ufficiali.

I luoghi di cui si parla nel libro edito da Einaudi sono familiari al vicentino Rigon, buon conoscitore anche delle memorie di Gadda, di Lussu (nel libro si citano vari passi tratti da Un anno sull’Altipiano), dei testi dello storico Pieropan e del maggiore Milanesio. La vicenda del capitano e dei suoi uomini inizia all’indomani di un arretramento austriaco che permette agli Italiani di avanzare. In questa fase alle compagnie giungono ripetuti ordini di attaccare, presupponendo che la ritirata avversaria sia un segno di debolezza e di disaggregazione. In realtà i vari fonogrammi offriranno uno spaccato diverso: gli Austriaci si sono solo riposizionati su una linea arretrata e meglio difendibile. I reparti del capitano vanno varie volte all’assalto contro trincee quasi imprendibili; l’artiglieria non è sufficientemente vicina per mettere in difficoltà un nemico che si sta gradualmente rafforzando. I battaglioni impegnati escono con le ossa rotte dai combattimenti e i vari messaggi devono segnalare grandi perdite oltre a dispersi e a qualche disertore. I fonogrammi lasciano trasparire un rapporto profondo tra ufficiali inferiori e truppa; ci si trova nel medesimo disagio, in trincee solo abbozzate e battute dalle intemperie, con difficoltà ad avere quotidianamente il rancio, mentre il nemico prosegue abbastanza indisturbato i lavori per consolidare le proprie posizioni. Gli alti comandi sono per l’offensiva, quindi reputano implicitamente inutile impegnare risorse e mezzi per migliorare la prima linea.

Qualche frase tratta dal rapporto di una pattuglia mandata in osservazione può aiutare a capire cosa dovevano affrontare i nostri fanti sull’Ortigara,: “ … esistono due ordini di reticolati dell’altezza di due metri e profondi dai quattro ai sei metri ( …) Le trincee, coperte, in parte sono scavate nella pietra e sono a doppio ordine di tiratori con feritoie a poca altezza da terra”.

Contro difese simili si scaglieranno più volte i battaglioni. Per quanto concerne i rinforzi, spesso si tratta di convalescenti o di anziani provenienti dalle retrovie, mandati all’assalto a poche ore dal loro arrivo al fronte. C’è un fonogramma con i nomi dei caduti della giornata in cui a proposito di uno di questi soldati appena arrivati, non si è in grado di indicarne il nome; lo si qualifica genericamente come “uno sconosciuto dell’ottavo”.

In un messaggio il sottotenente Pittavino comunica: “I complementi avuti, essendo completamente deficienti di istruzione e di allenamento fisico, non possono ispirare fiducia nei compagni. Per questo non si possono ottenere dai soldati lo zelo e lo slancio necessari nelle azioni”.

In questo contesto di difficoltà e di sofferenza, le note positive vengono dal senso di umanità che avvicina i soldati; ci si informa se i familiari di un caduto sono stati avvisati, si riferisce di un giovane volenteroso che in un momento di debolezza ha tentato di disertare e si cerca di alleggerire la sua delicata posizione, si mandano i propri saluti ai sottoposti al momento di essere trasferiti. Rigon con il suo lavoro di ricostruzione ci consegna una storia fatta di uomini, azioni, quotidianità. Le articolazioni di queste vicende sono tante e diverse; si spiega come far saltare il reticolato nemico, si chiedono rinforzi in un momento drammatico, si organizza il non facile arrivo delle vettovaglie, si parla dell’orologio che un ufficiale ha spedito nelle retrovie per una riparazione.

Una storia di uomini quindi, scritta dai soldati per comunicare tra loro in quel lontano 1916 sull’Ortigara; ma quei fonogrammi, esili biglietti scritti a matita e in qualche caso con la stilografica, hanno molto da dire anche a noi. Rigon si è recato spesso nelle zone di combattimento per cercare riscontri alla documentazione studiata e opportunamente ci ricorda le parole presenti sul monumento eretto sulla cima del monte che fu teatro di questi drammi: “Per non dimenticare”.

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