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Sazia di luce di Adriana Pedicini. Recensione di Paolo Buzzacconi

27 Giugno 2014 , Scritto da Adriana Pedicini Con tag #adriana pedicini, #recensioni, #poesia

Sazia di luce

Adriana Pedicini

Immergersi nella lettura di “ Sazia di luce” di Adriana Pedicini equivale a percorrere insieme a lei un tratto fondamentale della sua esistenza esplorando al suo fianco i luoghi più profondi dell’anima. Attraverso le sue liriche, con grande generosità, l’autrice ci concede di vivere tutto il percorso che lei ha faticosamente portato a termine. Dai momenti più bui dell’attesa e della disperazione a quelli della volontà di lottare, di cercare un ragione superiore a cui affidarsi fino ad arrivare ai giorni della rinascita, del ritorno alla vita. La drammatica esperienza della malattia viene affrontata con coraggio e tenacia tipicamente femminili e la paura e lo sgomento, pur affacciandosi nella quotidianità, non riescono ad intaccare la sacralità della vita e a interrompere quella preziosa tessitura di affetti e impegni che le donne - e solo le donne – sono capaci di fare. L’autrice si spinge oltre i confini dell’immediato sublimando il dolore nella volontà di continuare ad essere amore anche dopo la fine proiettandosi oltre il momento dell’addio, che trasforma così in un arrivederci. Il messaggio che traspare nelle sue liriche è chiaro e colmo di speranza: quando si ama, e per amare si intende trasferire il nostro amore a chi ci segue, non si muore mai del tutto, dunque non esistono tenebre in grado di oscurare la luce che è dentro di noi. Nei suoi versi i prati continuano a fiorire, le mani ad intrecciarsi e i nuovi arrivati, “timido cinguettio di passeri dai nidi” vedono soddisfatta la loro richiesta di cibo-affetto al di la del tempo che inesorabilmente tutto consuma, perché in ogni carezza, in ogni bacio, in ogni gesto di incoraggiamento o di rimprovero che ci scambiamo l’amore consente alle nostre piccole storie di raggiungere la dimensione dell’eternità. Capitolo a parte, in tal senso, il meraviglioso rapporto con il proprio compagno, la scoperta di fragilità sconosciute e insieme di energie inaspettate, di potersi concedere l’un l’altro in una pienezza mai raggiunta prima. Ancora immensa, splendida luce. Il tutto, come dolcemente sottolinea l’autrice, “Alle soglie di ultima età”, un tempo in cui l’amore spesso viene considerato solo un bel ricordo, qualcosa che ormai appartiene al passato. E invece no, eccolo riesplodere prepotente nella condivisione della speranza, nel calore delle lacrime, in un tormento che non è per il proprio dolore, ma per quello che prova l’altro. Le liriche “Dammi una carezza” e “ Miracolo vivente” lasciano davvero senza fiato, ma nonostante la drammaticità degli attimi che raccontano sono pagine piene di cielo, di vita.

In questo libro sono comunque tanti gli argomenti trattati e non solo autobiografici e introspettivi. L’autrice descrive con visione altamente poetica ma al contempo straordinariamente lucida il disfacimento di un mondo che ha perso di vista valori e ideali, vittima di un cieco egoismo fine a se stesso. Emblematiche in tal senso le liriche “ Homo homini lupis”, “ Inettitudine”, “Mare monstrum” e “ Ignara felicità”, vere e proprie denunce che scuotono le coscienze puntando i riflettori sui tanti drammi sociali che spesso vengono classificati troppo velocemente come “inevitabili”.

Altro aspetto estremamente interessante è l’uso di piccole citazioni e di alcuni vocaboli molto ricercati con cui l’autrice impreziosisce le sue opere, dei piccoli cammei dal sapore un po’ “retrò” che stupiscono il lettore donando eleganza ad uno stile poetico snello e moderno. Vi cito alcuni momenti di cui mi sono innamorato: “Gocciola nelle vene desiderio di vita al brillio dell’ultimo sole” oppure “ Ammassati nel granaio della memoria - sedula formica - i frustoli di un lungo faticare” o ancora “I piccolo bimbi, con teneri baci molceranno il mio cuore di nonna”. E’ questa una componente in cui l’autrice riesce a coniugare il suo importante bagaglio culturale con la sua capacità espressiva senza perdere in freschezza e spontaneità. Lo stesso dicasi per l’uso di metafore e aggettivi qualificativi, che in alcune liriche – come ad esempio in “Silenzio” - si rincorrono come in una fuga musicale senza tuttavia dare mai un senso di “costruito”, mantenendo una grande leggerezza. Si viaggia in perfetto equilibrio tra ragione e passione e la sensazione è che le parole siano sempre dosate con cura, sia nella quantità che nell’intensità dell’emozione che vanno a evocare.

Lasciatemi infine ringraziare i responsabili del circolo IPLAC per la preziosa opportunità che mi hanno concesso: avere la possibilità di giudicare il lavoro di una professoressa credo sia il sogno proibito di tutti coloro che sono stati studenti. E’ dunque con un pizzico d’emozione – e soprattutto con grande piacere – che mi accingo a prendere un registro virtuale per mettere alla poetessa in questione una bella nota. Una nota di merito, naturalmente…

“Sazia di luce” è un percorso molto coinvolgente, una raccolta di poesie a cui ci si affeziona in fretta; appena si finisce di leggerlo si ha subito voglia di riaprirlo e andare a cercare quel pensiero o quella frase che poco prima ci ha illuminato. Se il vostro cuore è affamato di luce regalategli questo libro. Lui vi ringrazierà.


Paolo Buzzacconi

Sazia di luce di Adriana Pedicini. Recensione di Paolo Buzzacconi

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