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In giro per l'Italia: UNA SETTIMANA A BARIVECCHIA...TRA SACRO E PROFANO

17 Aprile 2014 , Scritto da Franca Poli Con tag #franca poli, #luoghi da conoscere, #giacinto reale

Come promesso, Giacinto Reale ci ha invitato ancora una volta insieme a lui a visitare la sua Bari. Trascorreremo una settimana addirittura, immersi nella tradizione, intenti alla visita ai monumenti, ma soprattutto all'insegna della buona cucina. Si parte allora, destinazione Barivecchia, e preparatevi ad allargare la cinta dei pantaloni  (Franca Poli)

 

 

UNA SETTIMANA A BARIVECCHIA….TRA SACRO E PROFANO di Giacinto Reale

 

Se avete un po’ di tempo, passiamo qualche giornata – già calda, in questa primavera - nella parte vecchia della mia Bari, della quale vi ho già raccontato qualcosa. Immaginiamo di starci una settimana, e vediamo cosa ci riserva ogni singolo giorno: - lunedì: giorno dedicato alle anime sante del Purgatorio, che pregano per i viventi e si aggirano, protettive, per i bassi e le viuzze. Per loro conserveremo un po’ di magro, mentre noi, anche per riprenderci da qualche eccesso del giorno di festa, ci accontenteremo di fagioli, lenticchie, fave…solo legumi, insomma. Possono bastare, e, alla fine, capirete perché; - martedì: giorno di S. Antonio delle 13 grazie. Per strada ci potrà capitare di incontrare qualche bambino vestito col saio, in onore al Santo, o in segno di riconoscenza per una grazia ricevuta. Sosta obbligata, quindi, davanti alla statua del Santo (ce n’è una, molto bella, nella chiesa di S Marco dei Veneziani), mentre tutt’intorno si spargono gli odori di saporiti piatti rigorosamente a base di pasta: vermicelli aglio e olio, spaghetti al sugo di cozze, etc; - mercoledì: giorno dedicato a San Nicola, che è anche il protettore di Bari. I vicoli sono pieni di gente che gioiosamente canta: “Sanda Necole jobbre bone tu faciste / tre fangiulli resuscitaste / tre donzelle maretaste / la viddua conzolaste / conzolisce la casa mè / famme la grazzie pè caretà” (“San Nicola opere buone tu facesti / tre fanciulli rsuscitasti / tre donzelle maritasti / la vedova consolasti / consola la casa mia / fammi la grazia, per carità”). La gioia prosegue al rientro a casa, dove ci aspetta la “tiedd’o furnne che patane, rise e cozze” (“tegame al forno con patate, riso e cozze), il piatto tipico della città. È leggero e il bis è quasi d’obbligo; - giovedì: giorno di Santa Rita e dei santi Medici, Cosma e Damiano. Per loro ci sono, qua e là nella città vecchia, alcune edicole votive, particolarmente curate dalle categorie professionali (per esempio, macellai e caffettieri) che ai due martiri del III secolo si affidano. Devozione speciale hanno anche gli ammalati (non c’è Ospedale che non ne abbia, in corridoio, una statua) Se poi le speranze sono proprio poche, non resta che il ricorso a Santa Rita, “la Santa degli impossibili”: basta avere fede e sperare nell’indomani. Per ora, accontentiamoci di “strascennat’e cime de cole” (orecchiette e cavolfiore…più o meno) o “megnuicche e cime de rape” (gnocchi e cime di rapa…più o meno; in effetti, si tratta di una pasta fatta in casa, spruzzata di acqua di mare – vibrione permettendo -); - venerdì: giorno triste, dedicato alla Madonna Addolorata, la cui statua, tutta vestita di nero, possiamo ammirare nella cripta della Cattedrale. Anche a tavola occorre essere “in tono”: “cecuere, cecuer’e fave, cime de rape stefate e cime de rape verde verde” (ceci, ceci con le fave, cime di rapa stufate, e cime di rapa verdi verdi –cioè lessate, con solo un filo d’olio a condirle); - sabato: giorno riservato alla Madonna di Pompei: obbligatorio recitare almeno un rosario; tollerato –recita durante - un pensierino a quello che poi ci aspetta a tavola, o meglio, in cucina. Sì, perché il sabato è il giorno per eccellenza dedicato alla “preparazione”: fettine di vitello (trasformate nelle classiche braciole) , cotenna (anche questa a mò di braciola), qualche pezzo di agnello, salsiccia e un po’ di filetto bollono nelle grosse pentole, immersi nel ragù che si mette a cuocere alle prime luci dell’alba e sino a mezzanotte è ancora sul fuoco, mestato e rimestato con un lungo cucchiaio di legno, nel timore che possa bruciare sul fondo del grande tegame di creta e perdere così il suo sapore. Alla domenica, quel ragù inonderà abbondanti piatti di pasta, ma, alla fine, non ne rimarrà traccia, perché carne e sugo spariranno, anche grazie al sapiente uso della “scarpetta”, una capace mollica di pane con la quale si può cogliere fino all’ultimo boccone dell’elaborata salsa. La sera della domenica, di norma, a letto senza cena. Se ne riparla il giorno dopo, ma, come abbiamo visto all’inizio, solo con un po’ di legumi. Buona passeggiata, e buon appetito!

Riso, patate e cozze

Riso, patate e cozze

Orecchiette con le cime di rapa

Orecchiette con le cime di rapa

Madonna addolorata in processione

Madonna addolorata in processione

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