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Chiara Serafina Campolattano, "Dove cedono le stelle Poesie"

21 Maggio 2014 , Scritto da Adriana Pedicini Con tag #adriana pedicini, #recensioni, #poesia

Chiara Serafina Campolattano, "Dove cedono le stelle Poesie"

Chiara Serafina Campolattano

Dove cedono le stelle

Poesie

Rosa Anna Pironti Editore

La poesia della giovanissima Autrice Chiara Campolattano si rivela subito poesia di ricerca. Ricerca dell’essenza, del senso: senso ed essenza che non possono prescindere da una vita pienamente vissuta con totale consapevolezza, spesso ricerca travagliata a causa della imperfezione umana, intesa sia come limite imposto agli uomini dalla natura, sia come limite della volontà: poche incisive parole (“non si sa”, in L’Amicizia), che subito si sciolgono in leggiadre similitudini fino a giungere al concettoso, oserei dire sovrumano lemma (Assoluto), meta agognata e temuta da tutti.

Ancora una volta ritroviamo il tema dell’amicizia (Amico), così ambita su questa terra, così utile, ma il desiderio di essa s’invola più facilmente in esseri incorporei (Angeli), che, come gli antichi numi tutelari, nel silenzio e nella immaterialità sono pur sempre presenti accanto a ognuno di noi.

Sì, perché essi non tradiscono mai (custodi affidabili, amici sinceri), come invece può succedere a chi, coltivando valori effimeri, quale la bellezza, rischia di contaminare in suo nome anche l’amicizia. (Bellezza cosa buona e cattiva allo stesso tempo).

Questa ambiguità è presente, secondo l’Autrice, in molti altri comportamenti umani, quelli spinti dalla semplice curiosità, e quelli che delimitano giorni in chiaroscuro, dove luci e ombre si alternano, e sperimentano nei valori essenziali il conforto del calore umano (effetto dell’ amore, amicizia, pace) e dell’aiuto reciproco (Fraternità)(Pace)(Nella vita).

Talvolta invece è estrinsecazione di diversità, termine inclusivo e non esclusivo, così come una tavolozza di colori diversi contiene in sé tutte le sfumature dell’arcobaleno, senza nessuna esclusione (Diversità).

Ma quasi sempre questa anfibolia è sinonimo di lotta interiore tra due stati d’animo opposti che solo la lettura o la musica riescono a placare (Libri “Svago della mente”, Musica:” E’ una medicina per i mali dell’animo”).

A questo punto compaiono come una vera e propria cesura un gruppo di tre poesie che procedono con un ritmo più gradevole e sicuramente stilisticamente più efficace. Esse sono dedicate al Natale, e l’osservazione di un evento rituale nelle sue caratteristiche e tradizioni sembra trasmettere all’Autrice la gioia pura e semplice ma totale della narrazione poetica. Ma già nella terza poesia del gruppo (Presepi) l’aspetto gnomico finisce con l’appesantire e togliere vivacità ai versi.

La terza sezione, per così dire, riguarda pensieri e considerazioni che delineano la sensibilità di un’adolescente gravata da troppi pesi, e appesantita da troppe responsabilità, a cui volentieri si sottopone.

Si tratta di una consapevolezza acquisita sicuramente precocemente che considera la vita come un rischio da correre, come una vittoria da conquistare al gioco (la vita è come un gioco, in cui devi giocare ed usare tutte le tue carte ed accettare qualche piccola sconfitta).

Ciò a cui spesso l’autrice indulge è l’espressione “vita parallela” (la Libertà... è una vita parallela, in La libertà) (i libri..mondo alternativo, vita parallela, in Libri) (Sogno e realtà sono due mondi paralleli, in Sogno e realtà), segno forse questo di desiderio di fuga dalla realtà. Versi che lasciano un po’ di amarezza, a dire il vero. Non così il componimento “Perdersi”, in cui c’è tutta la determinazione di chi è artefice del proprio destino e aspira al Cielo pur rimanendo ancorato alla terra, che insegue cioè sogni ma non rifiuta la realtà e la concretezza dell’azione per la salvaguardia del mondo esterno e di quello interiore.( E ci svegliamo la mattina con l’anima in guerra pronti a cambiare il mondo degli ultimi e pronti a proteggere il nostro mondo).

Si tratta quindi di un’evoluzione graduale nella maturazione di fronte alla vita nei suoi aspetti più complessi, che alla fine viene accettata per quello che è, (la dura eppure magnifica vita,in Va’ dove ti porta il cuore)( La mia rosa, La rosa più importante che splende in un giardino di pungenti spine e dolori).

Solo con tale consapevolezza è possibile costruire dentro di sé una forte struttura capace di affrontare le avversità quotidiane, (…la sicurezza che c’è in noi è un’arma per combattere contro le avversità della società..in Sicurezza), aiutati anche dagli affetti e dai ricordi (Memoria,Ricordi).

Meritano di essere analizzate singolarmente le composizioni più lunghe.

In “C’era una volta…” l’ansimante anafora che si sussegue per parecchi versi produce un climax ascendente che genera grandissima emozione anch’essa galoppante in concomitanza con l’accavallarsi delle immagini poetiche. Sorprende la luce, sinonimo di serenità e di gioia che sembrano possedute per sempre, quasi deposte in cornice; ma è qui che crolla la gioia: “C’era una volta la cornice all’immagine del nostro non so”. Sarà sempre “un ritratto non disegnato”(Foto)

Chiusura dolente…che lascia tuttavia una speranza. Non è il nulla, è il non sapere.

Davvero ermetico il componimento “Il serpente bianco”, anche se s’intravede la lotta (tra il bene e il male? Tra due amici? Tra i componenti di una coppia legata da vincoli coniugali? Tra il “gigante e la bambina”?). L’insidia è avvenuta, il tradimento anche, l’odio contamina quel che resta, i frutti del giardino sono andati perduti. Non c’è possibilità di perdono, non c’è spazio per la commiserazione.

Eppure c’è una dolcezza dolente che si coglie nel ciliegio non più in fiore, che allude alla bellezza passata e prelude all’amarezza presente.

Avrei voluto che il componimento si chiudesse con la speranza dell’oblio, consapevole o inconsapevole, sicuramente di maggior conforto che non la metaforica ombra regalata dalla foglia.

Oblio

Senso di sconfitta, di disfacimento, di impotenza si legge tra i versi di Oblio. Una vita dimenticata, non amata, sperperata. Un volo di farfalla a riportare il tempo all’indietro, uno sguardo stanco al sole per dichiarare l’abbandono alla vita.

Orgoglio

Quando le mani e il cuore si contaminano per azioni riprovevoli, quale il dolore inferto agli innocenti nelle guerre di tutti i tipi e di tutti i tempi, è difficile recedere dalla durezza del cuore. Ma non ci potrà essere alcuna ricompensa che valga a giustificare il male commesso.

Qualcosa che non va

C’è un latente interrogativo in questo componimento poetico. Alla domanda implicita v’è una triplice risposta che in modo graduale porta l’Autrice a staccarsi da una percezione egotistica (“Io sarei stato solo io se non ci fossi stato tu” ) di se stessa per giungere a includere nella sua stessa essenza quell’interlocutore segreto a cui si rivolge quale causa del suo straniamento (“Senza stare in mezzo al cielo come l’aquilone che ha perso il filo”) e alla fine ragione del suo esistere (“io sarei stato solo io un essere pieno senza te, ma probabilmente non mi sarei bastato”). Credo questa una delle più belle poesie insieme a C’era una volta…

L’impressione del lettore, che naturalmente può essere fuorviata anche da una non adeguata empatia con chi scrive, rivela una capacità di scrittura che, se da una parte abbisogna di conoscenze tecniche e di un esercizio stilistico preciso, dall’altra è capace di riflessioni e pensieri complessi che indagano nel mistero della vita con sguardo a volte dolente, a volte deluso. Certamente sono presenti sprazzi di speranza, soprattutto allorché più matura è la consapevolezza del vivere.

Tuttavia il consiglio è di intraprendere a scrivere versi ispirati dalla Bellezza, dal miracolo della Vita, dalle passioni positive, dalla gioia delle piccole cose proprio come recitano gli ultimi versi della poesia dedicata al Natale, e soprattutto di percorrere con leggerezza adolescenziale i passi della vita che, una volta divenuti adulti, diverranno più pesanti, come avviene per tutti.

Che bello il Natale, che mai annoia,

ma ci porta sempre una gran gioia!

Adriana Pedicini

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