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Ernesto Gastaldi e DuccioTessari

26 Gennaio 2014 , Scritto da Gordiano Lupi Con tag #gordiano lupi, #cinema

Ernesto Gastaldi e DuccioTessari

Abbiamo avvicinato lo sceneggiatore Ernesto Gastaldi per avere un’opinione su Duccio Tessari, il parere di un uomo che ha lavorato spesso con il regista genovese.

“L’ultima volta che ho lavorato con Tessari fu sul finire del 1985 per la serie TV Caccia al ladro d’autore, per l’episodio Il ratto di Proserpina. C’era una scena dove un elicottero rubava il famoso gruppo marmoreo dalla galleria Borghese e lo portava attraverso il cielo di Roma. La copia era fatta bene, in gesso, leggera, ma il passaggio sollevò denunce ai carabinieri e allarme. Molti credettero che fosse il vero gruppo del Bernini a volar via da Roma. Ridemmo molto e fu l’ultima volta che risi con Duccio. L’avevo incontrato per la prima volta verso la metà degli anni Sessanta, scapolo e bohemien. Era un uomo scanzonato e affascinante. Come mi strinse la mano mi confessò che, anni addietro, per bisogni alimentari, aveva venduto un copione intitolato Semiramide dopo aver strappato la prima pagina su cui c’era scritto il mio nome. Io non ricordavo neppure di averlo scritto quel copione, probabilmente un reperto degli anni in cui scrivevo scrivevo scrivevo nella speranza, di solito vana, di vendere qualcosa per vivere. Mi disse che gli avevano dato cinque milioni, di lire ovviamente. Mi congratulai con lui. Duccio aveva un senso ironico della vita e un’intelligenza acuta. Amava vestirsi da dandy e ordinava dozzine di vestiti da grandi sarti che poi non poteva pagare. Una volta ebbi la fortuna di assistere a una scena davvero divertente. Un sarto creditore si era fatto petulante ed esigeva di essere pagato. Duccio lo guardò come un nobile può guardare un misero plebeo e gli rispose: Vede, signore - calcando ironico sulla parola - io ogni anno a Natale metto i nomi dei miei creditori in un cappello e ne estraggo uno a sorte che pago. Lei quest’anno non sarà nel cappello. Nel 1974, su istigazione di Luciano Martino, scrissi per lui, e solo con lui, (spesso spuntano strani nomi di collaboratori mai visti!) un film dal titolo L’uomo senza memoria (nel mondo anglosassone distribuito col titolo Puzzle). Ora quell’uomo sono io perché non ricordo quasi nulla di quella storia. Mi vengono in mente alcune scene, come quella dei fiammiferi lanciati contro una Senta Berger inzuppata di benzina, sempre lei con una sega elettrica che affetta qualcuno e uno splendido Luc Merenda nel pieno delle sue attrattive fisiche. Ho incontrato pochi giorni fa Luc Merenda a Stracult la trasmissione di Marco Giusti e l’ho trovato ancora in splendida forma: anche lui ha un buon ricordo di Duccio Tessari, uno dei tanti nostri registi troppo intelligente per prendersi davvero sul serio e impegnarsi in grandi film. Chiunque abbia avuto la fortuna di lavorare con Duccio ne ha un vivo divertente ricordo. Forse tranne i suoi sarti”.

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