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IN GIRO PER BOLOGNA: I Templari

19 Febbraio 2014 , Scritto da Franca poli Con tag #franca poli, #luoghi da conoscere

IN GIRO PER BOLOGNA: I Templari

Sono tanti i misteri e le storie che si raccontano sotto gli antichi portici di Bologna e che si perdono tra il reticolo dei suoi vicoli medioevali. E’ la città detta la “dotta” sede della prima università del mondo e in pochi sanno che dopo l’incendio del 53 d.C. fu l’imperatore Nerone a ricostruire una Bologna che era rasa al suolo. E fra i tanti altri c’è un mistero, mai chiarito, che ancora richiama curiosi e storici:si dice che sotto le fondamenta di qualche edificio in città si nasconda il tesoro sotterrato dai Templari, forse sepolto nel rettangolo di strade tra Strada Maggiore, via Torleone e vicolo Malgrado. Gli ori e i preziosi che appartennero ai cavalieri sono stati oggetto della più lunga e infruttuosa ricerca della storia bolognese e tuttora la vicenda è rimasta un enigma. Certo è che i Templari di ricchezze ne avevano messe da parte tantissime al punto da risultare, sul finire del Trecento, uno degli ordini più benestanti della città. La loro storia comincia nella prima metà del Duecento quando Bologna ribolle di fervore religioso. Nell'arco di pochi anni vi si incrociano Sant'Antonio da Padova, San Francesco e San Domenico. Un entusiasmo che si colora di politica con il predominio dei guelfi e che viene da lontano se già il papa Urbano II, alla vigilia della prima crociata, nel 1096, si sente in dovere di frenare l'ardore dei bolognesi ansiosi di imbarcarsi per Gerusalemme. I Templari crescono in questo fermento e ne rappresentano il braccio militare. Bologna e Ravenna sono gli avamposti dell’Occidente cristiano per le spedizioni in terra santa in arme, i cavalieri bolognesi si coprono di gloria e di conquiste nel corso della quinta crociata. Intorno al 1300 sono tra gli ordini più potenti della città. Correva l’anno1455 e, secondo Achille Malvezzi, signorotto della città, I Templari bolognesi, prima di essere arrestati durante la persecuzione dell’Inquisizione, avvenuta più di cento anni prima, avevano nascosto e abbandonato un tesoro nel sottosuolo di Bologna e, sempre secondo i suoi calcoli, si trovava proprio sotto il campanile della chiesa di Santa Maria del Tempio, vicino la sua dimora. Per questo motivo, con la scusa che la costruzione gli impediva la visuale e con l’intento di scavarvi sotto le fondamenta, diede disposizione affinchè il campanile venisse spostato. Fu incaricato dell’ingrato lavoro Aristotele Fioravanti, un ingegnere già famoso all’epoca, al quale pagò ben centocinquanta monete d’oro. Nonostante nessuno credesse nella riuscita dell’impresa, l’ingegnere provetto portò a termine il lavoro e, con la manodopera di diversi operai, riuscì a sollevare la torre campanaria nella posizione eretta, a posizionarla su alcuni cilindri di ferro precedentemente poggiati su dei binari fatti con fusti di abeti. In questo modo trainando l’insolito carro, il campanile, dritto, “camminò” per più di tredici metri su strada Maggiore e cioè dal sito originario a fianco la chiesa, fino alla zona absidale della stessa. Si racconta che gli operai, quando videro il campanile muoversi, si spaventarono e non volevano più partecipare alle manovre temendo che la torre campanaria, cadendo, li avrebbe travolti. Fioravanti, sicuro di sé, fece salire il figlio sul campanile a provare che non correvano nessun rischio e, all’arrivo, il ragazzo suonò la campana in modo che tutti sapessero che il traguardo era stato raggiunto. Una lapide all’edificio 82 di Strada Maggiore ricorda l’accaduto “nell’anno 1455 Aristotele Fioravanti bolognese, con nuovo ardimento, qui trasportò per ispazio di più di tredici metri la torre di Santa Maria della Magione, alta venticinque metri, che fu demolita nel 1825.” Il tesoro dei Templari non è mai stato trovato nonostante i numerosi tentativi effettuati nel corso dei secoli fra i quali l’abbattimento, appunto, del campanile stesso e della chiesa. E, Infine, il resto della presenza dei Templari è stato cancellato dalle bombe alleate nel '44. Comunque non si è ancora finito di pensarci, recentemente qualcuno ha avanzato la proposta di un progetto di scavo sempre nella zona ove risiedeva il suddetto campanile, ma fortunatamente l’opposizione di un comitato cittadino ha sventato il pericolo dell’ennesimo sventramento del suolo bolognese. Così il "tesoro", a patto che esista davvero, forse rimarrà per sempre sottoterra. L’ingegnere Fioravanti godeva di ottima fama, oramai conosciuto in tutta Europa come “l’uomo che faceva camminare le torri” , i suoi servigi erano richiesti a Firenze come a Venezia e fu chiamato anche alla corte del re di Ungheria, dove fu incaricato di costruire castelli e ponti fra cui il famoso ponte di Buda. Fu nominato cavaliere del regno e venne coniata una moneta con la sua effige. Al suo ritorno a Bologna questo gli costò addirittura l’arresto, perché, pagando con monete dove era impresso il suo volto, fu accusato di essere un falsario. Una volta risolto il problema grazie al’intervento dello stesso re, partì per la Russia dove innalzò opere grandiose al servizio dello zar. Nonostante i ripetuti appelli di tornare in patria non fece mai ritorno e non si sa come e quando sia morto l’ingegnere bolognese scomparso in Russia, antesignano di un destino comune a molti Italiani che in seguito furono ammaliati dal sogno della primavera sovietica e non fecero mai più ritorno.

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