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Ida Verrei: Cheikh Tidiane Gaye, Il poeta di due mondi

1 Marzo 2013 , Scritto da ida verrei Con tag #ida verrei, #poesia

Ospitiamo Cheikh Tidiane Gaye, poeta italo-senegalese, con una delle sue belle poesie. Scrive nella nostra lingua e il suo verso possiede la musicalità che pare nutrita dal nettare dell’antico Vate.

Canta il Giorno, Gaye, quasi una danza propiziatrice, un richiamo al sole, alla luce dolce dei ricordi.

 

 

 

 

Vorrei lodare il giorno

 

di Cheikh Tidiane Gaye

 

 

Il giorno mi ospita nella sua locanda di tenerezza,

m’incanta il soffio dell’uccello, mi sdraio sul letto dell’onore

e colgo l’alito di ogni primavera per covare nel nido

dell’alfabeto le parole dolci poiché a qualcuno devo la rima

sfornata nell’alveare.

 

  1.  

 

Avessi solo la notte nel mio bicchiere

avessi visto l’onda della disgrazia inondare il mio fiato

avrei pesato ogni sillaba prima di lodare l’alba

che mi spalanca la mattina:

il giorno, una stella immensa che cade, che si alza

a volte titubante, tante volte vacillante

a volte va col vento ma rimane sempre la stella,

la duttile ala per volare nei ricordi.

 

  1.  

 

Lungo è il giorno e il suo dorso pieghevole,

stiamo camminando ma non ci arriveremo mai.

È una chiave, una finestra, una porta, una stanza

infine una camera che ci ospita e  un giorno lasceremo.

Mi avvolgo nei meandri del giorno,

il suo viso la mia chioma

fiorirò la mia gioia nel suo petto accogliente.

Giorno, ti chiamo e ti chiedo: “Dammi il tuo sole e appenderò il mio quadro;

riscalda il mio mezzogiorno triste convivente della solitudine

prestami la tua ala, volerò nei tuoi prati d’allegria;

ascolta il mio battito per raccogliere le mie ansie;

disegna il mio cammino così non inciampo nell’incognito”.

I miei sogni le farfalle colorate che addobberanno il pallido sentiero.

 

  1.  

 

Però, sollevami dal  peso della notte prima che il mio sguardo si scurisca,

così ti lodo poiché sei il principe delle mie memorie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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