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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Michel Bussi, "Ninfee Nere"

21 Gennaio 2023 , Scritto da Altea Con tag #altea, #recensioni

 

 

 

 

Ninfee Nere

Michel Bussi

Edizioni E/O, 2022

 

Una cosa che non si può perdonare ad un giallo è che l'autore bari. Perché noi lettori, sotto sotto, vogliamo dare sfogo al nostro lato narcisistico e cimentarci nell'investigazione insieme al protagonista, per sfidarlo e, possibilmente, arrivare alla soluzione prima di lui. Quella è la vera goduria. Occorre quindi procedere ad armi pari: ciò che sa lo sbirro, devo saperlo anche io. E nello stesso modo. Poi starà a noi mettere insieme tutte le informazioni, setacciarle, capire quali sono importanti, quali buttate lì per sviarci (in questo per esempio la Christie era banale, qualunque cosa detta dal buon Hastings era una boiata volta a distrarci dalla retta via) ma soprattutto quali non collimano. Perché dalle discrepanze si può capire chi mente. E chi mente, si sa, ha qualcosa di terribile da nascondere. Nel caso di Ninfee nere, chi ha qualcosa da celare è Bussi, probabilmente la capacità di intrecciare una trama onesta con il lettore, visto che per tutto il romanzo ci propina una versione artefatta della storia, ovviamente senza dircelo. Per cui cambia i nomi, sta bene attento a non rivelarci dettagli che risulterebbero anacronistici alla lettura che lui ha infiocchettato per noi, ma soprattutto quando rivela il trucco lo spiega con un "eeeehhh ma si cambiavano il nome per gioco". Tra questo e il protagonista, l'ispettore Serenac, un Agente di Pubblica Frivolezza come lo chiamo io, uno che va ad indagare su un omicidio con giubbotto di pelle e moto e senza pudore si provola alla grandissima la moglie dell'unico sospettato, la quale mentre gli fa gli occhi dolci, gli cambia ogni tre per due la deposizione sull'alibi del marito e gli improvvisa un mezzo spettacolo di burlesque in commissariato, prima di dargliela con una sveltina in piedi sulla cattedra della scuola elementare dove lei insegna, così, tanto per non venir meno né al ridicolo né al buongusto, non si sa cosa sia più irritante nel romanzo. Serenac si rivela poi un precursore del ghosting in tempi pre-social e anche noi lettori veniamo mollati senza una spiegazione plausibile su questo fatto. Il finale iperglicemico corona un romanzo di cui si salvano solo le prime tre righe del geniale incipit. E l'assassino? Tranquilli che con un poliziotto così ha fatto a tempo a morire di morte naturale. Bocciato.

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