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signoradeifiltri.blog (not only book reviews)

Emily Barr, "L'unico ricordo di Flora Banks"

17 Luglio 2018 , Scritto da Patrizia Poli Con tag #poli patrizia, #recensioni

 

 

 

 

L’unico ricordo di Flora Banks

Emily Barr

Salani Editore, 2018

pp 299

15,90

 

Questo romanzo è una calamita. Avvince nel senso che cattura, avviluppa e non ti puoi staccare. Erano anni che non provavo la sensazione di voler leggere senza smettere mai, forse dai tempi de Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte. Anche qui la prospettiva, il punto di vista, sono simili e ugualmente distorti.

Flora Banks ha 17 anni ma la sua mente è rimasta ferma ai 10. Una lesione cerebrale le ha causato un’amnesia anterograda e la perdita della memoria a breve termine. Sa come si fanno le cose, sa chi era fino a 10 anni, ma tutto ciò che accade nel presente le rimane in mente per un massimo di due ore, poi se ne va, svanisce. Per ovviare al tremendo inconveniente, Flora prende appunti ovunque, in un quaderno che porta sempre con sé, su dei post it che appiccica dappertutto, e, in primo luogo, scrivendosi direttamente sulle mani. In particolare legge e rilegge una scritta, a quanto pare indelebile, che la invita ad essere coraggiosa.

A un certo punto, però, Flora bacia un ragazzo su una spiaggia, per la precisione il ragazzo della sua migliore amica, e questo ricordo rimane. Tutti rammentiamo il primo bacio ed è così anche per lei. Flora s’innamora e pensa che a questo ragazzo sia legata una possibilità di recupero della memoria. Lo segue in capo al mondo, al Polo Nord, alle isole Svalbard.

Quella di Flora è una storia di coraggio e di viaggio, di ricerca – quella effettiva di Drake, il ragazzo di cui è innamorata– e quella interiore della verità su se stessa, sulla sua famiglia e sul suo passato. È una storia di speranza e di voglia di scoprire il mondo e sentirsi liberi. È, soprattutto, anche una potente metafora del vivere l’attimo.

Colgo l’attimo. Deve diventare una delle mie regole di vita: vivi l’attimo ogni volta che puoi. Non serve avere una memoria per questo. (pag 161)

Il passato non c’è più, il futuro potrebbe non esserci, tutto quello che abbiamo è la possibilità di godere a pieno del momento presente, della compagnia delle persone, della natura, dei viaggi, i cui ricordi inevitabilmente svaniranno per tutti, dell’amore, che diventerà man mano sempre meno acceso e passionale, dell’amicizia che può interrompersi, dell’entusiasmo che può scemare.

Lo stile è agile e scattante, la ripetizione delle frasi, dei ricordi, degli appunti crea un’atmosfera soffocante e claustrofobica che ben si sposa con la situazione ansiogena ed è in linea con la ricostruzione dall’interno dell’età mentale della protagonista. Quante volte, anche in chi non soffre di amnesie, il cervello funziona così, in un loop di pensieri che girano su se stessi in modo ossessivo? Inoltre, l’autrice è bravissima a disseminare qua e là oggetti, indizi, situazioni, parole che l’amnesia dilava ma poi tornano improvvisamente fuori come se fossero novità. Ciò non è un caso e dovrebbe indirizzare il lettore sul metodo d’indagine per arrivare al finale.

Mi viene spontaneo associare questo testo a uno di Niccolò Gennari, letto recentemente, L’incanto del tempo. Lì si affermava che “noi siamo ciò che ricordiamo”. Qui, invece, c’è la tesi opposta. Non serve la memoria, né per vivere né per essere qualcosa o qualcuno. Flora è ancorata al suo passato ma può anche svincolarsene, può essere di volta in volta quello che sceglie di essere, o quello che le circostanze del momento richiedono.

In una parola, senza il gravame del passato, ciascuno di noi potrebbe essere libero, se solo prendesse coraggio e si tuffasse nella vita.

 

This novel is a magnet. It captivates you in the sense that it grabs, envelops you and you cannot detach yourself. It had been years since I had the feeling of wanting to read without ever stopping, perhaps from the time of The Curious  Incident of the Dog in the Nigth. Here too the perspective, the point of view, is similar and equally distorted.

Flora Banks is 17 but her mind has remained at 10. A brain injury has caused her anterograde amnesia and short-term memory loss. She knows how things are done, she knows who she was up to 10 years old, but everything that happens in the present remains in her mind for a maximum of two hours, then it goes away, vanishes. To overcome the terrible inconvenience, Flora takes notes everywhere, in a notebook that she always carries with her, on post-it notes that she sticks everywhere, and, in the first place, writing directly on her hands. In particular, she reads and rereads an apparently indelible writing which invites her to be courageous.

At one point, however, Flora kisses a boy on a beach, to be precise the boyfriend of her best friend, and this memory remains. We all remember the first kiss and it is the same for her. Flora falls in love and thinks that this boy has a chance to make her recover her memory. She follows him to the end of the world, to the North Pole, to the Svalbard islands.

Flora's is a story of courage and travel, of research - the real story of Drake, the boy she is in love with - and the inner story of the truth about herself, her family and her past. It is a story of hope and desire to discover the world and feel free. Above all, it is also a powerful metaphor for living the moment.

I take the moment. It must become one of my rules of life: live the moment whenever you can. You don't need to have a memory for this.

The past is gone, the future may not be there, all we have is the opportunity to fully enjoy the present moment, the company of people, nature, travel, whose memories will inevitably vanish for everyone, the love, which will gradually become less and more passionate, friendship that can be interrupted, enthusiasm that can diminish.

The style is agile and lively, the repetition of the sentences, the memories, the notes create a suffocating and claustrophobic atmosphere that goes well with the anxiety-provoking situation and is in line with the reconstruction from inside of Protagonist’s mental age. How many times, even in those who do not suffer from amnesia, does the brain work like this, in a loop of thoughts that turn on themselves in an obsessive way? In addition, the author is very good at disseminating here and there objects, clues, situations, words that amnesia dilates but then suddenly come out as if they were new. This is no accident and should direct the reader on the investigation method to reach the end.

I spontaneously associate this text with one by Niccolò Gennari, recently read, L'incanto del tempo. There it was stated that "we are what we remember". Here, however, there is the opposite view. You don't need memory, either to live or to be something or someone. Flora is anchored in her past but she can also be released from it, she can be from time to time what she chooses to be, or what the circumstances of the moment require.

In a word, without the burden of the past, each of us could be free, if only we took courage and plunged into life.

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